NIEVO, IPPOLITO. - Scrittore, n. a Padova il 30 nov. 1831. Ispiratosi ben presto alle idee risorgimentali, prese parte alla guerra del '59, e l'anno successivo alla spedizione dei Mille, di ritorno dalla quale, imbarcatosi a Palermo, peri per naufragio nel marzo del '61.
Scrittore assai fecondo, pubblicò raccolte di liriche (specie: Le lucciole e Gli amori garibaldini), fu drammaturgo (da ricordare le tragedie storiche Spartaco e I Capuani) e polemista politico e sociale, nel considerare i problemi affacciati con l'unità d'Italia; ma fu soprattutto narratore, dagli sparsi racconti giovanili (fra cui, poeticissimo, Il Varmo), ai primi macchinosi romanzi (Angelo di bontà; Il conte pecorario, ecc.), e finalmente all'opera sua decisamente rappresentativa, Le confessioni di un italiano (che uscì postuma nel 1867, con il titolo Le confessioni di un ottuagenario), dove l'autore tenta di misurare, com'egli dice, su una storia individuale, il passato d'un gran popolo. Rappresentazione tendenzialmente unitaria dell'intero ciclo risorgimentale, il romanzo spiega le migliori qualità artistiche nell'evocare l'infanzia del protagonista, il veneziano Carlo Altoviti, in un castello di quel Friuli dove il N. stesso visse le sue ore migliori; ma qualcosa di quella memoria impronta tutte Le confessioni di un'aura di giovinezza entusiasta e pensosa. Coscienza inquieta, il N. fu il rappresentante di una generazione dominata dal vago teismo dell'insegnamento mazziniano.