**NICCOLI, Niccolò. -** Umanista, n. a Firenze nel 1364, m. ivi il 3 febbr. 1437. Ricercatore instancabile di codici, gareggiò con i suoi amici fiorentini nel ricostruire il patrimonio della cultura classica.
Fu tra i primi a ricoprire un raro codice plautino posseduto dal card. Orsini; trascrisse, fra l'altro, l'Africa del Petrarca, e riuscì a formarsi una biblioteca di ca. 800 volumi, che alla sua morte Cosimo de' Medici salvò dai creditori e collocò nel convento di S. Marco. Non lasciò scritti: ebbe il singolare destino di vivere luminosamente nelle opere dei suoi amici umanisti. Poggio lo ricorda spesso (e vir in dicendo liber) e lo scelse a protagonista del De nobilitate, per fargli rivendicare la vera nobiltà umana, che è nella personale virtù. Il Bruni ne riferì alcuni giudizi e lo pose come elegante ed abile detrattore ed esaltatore di Dante, Petrarca e Boccaccio nei dialoghi Ad Petrum Histrum, quasi a fargli riassumere il com-
presso atteggiamento del tempo verso i tre grandi trecentisti. Ma il compito forse più significativo del pensiero umanistico gli fu affidò il Valla nel terzo libro del De voluptate (1431): qui il N. appassionatamente indica nello spirito della religione cristiana il superamento delle pagane filosofie (stoicismo ed epicureismo). Sulla religiosa morte del N., V. PASTORE, I, p. 17.