NICASIO, santo - Il martirio di s. N. Scultura (sec. XIII) sulla facciata settentrionale del transetto della Cattedrale - Reims.
all'epoca normanna ricordano mai il vescovo di N. Nondimeno, poiché se ne fa menzione, come suffraganea di Reggio, nelle Notitiae graecue episcopatum, riferibili al tempo dell'imperatore Leone VI il Sapiente, si può ritenere che sia di istituzione bizantina del sec. IX. Tuttavia del periodo bizantino non si sa nulla; anzi si ritiene che le incursioni saracene dei secc. X e XI siano state così esiziali da ridurre la città in rovina e da distruggervi conseguentemente anche il vescovato. Di qui
la necessità della ricostituzione da parte dei Normanni, per opera di Amburga, figlia del conte Drogone, che dotò N. con pia munificenza e vi ricostruì la Cattedrale, dedicata ai ss. Pietro e Paolo. Tuttavia il territorio conservò a lungo una preponderanza greca, prima contenuta e poi sopraffatta dall'abbazia benedettina di S. Eufemia, fondata da Roberto il Guiscardo verso il 1070. Tra i monasteri greci, ebbero grande importanza quelli di S. Nicola di Flaiano, di S. Maria de Carra e di S. Isidoro, detto di S. Sidero, che si mantennero in fiore fino al tempo del card. Bessarione.
L'Ughelli ricorda il primo vescovo di N. nella persona di Enrico nel 1094, mentre nei documenti greci editi dal Trinchera ricorre un Giovanni fin dal 1084. Tra i presuli più benemeriti si ricordano Enrico, che nel 1094 partecipò alla consacrazione della chiesa di S. Maria di Torre, eretta da s. Brunone, fondatore dei Certosini; il francescano Pietro di Scalea, che ebbe privilegi da Roberto d'Angiò nel 1323; il cistercense Antonio De Paula, che dopo tre anni fu trasferito a Catanzaro, sua patria; il nobile romano Paolo Capizucchi, che ebbe molti incarichi dalla Sede Apostolica; i cardd. Marcello Cervini e G. Antonio Facchinetti, che furono rispettivamente i papi Marcello II e Innocenzo IX; il rossanese G. Tommaso Perrone, che governò da 1639 al 1677 e ricostruì la Cattedrale distrutta dal terremoto, inaugurata nel 1650; Carlo Pellegrini da Longobardi, il quale morì nell'anno in cui fu promulgato il Concordato del 1818, che, tra l'altro, assegnava a N. il territorio della soppressa diocesi di Martorano.