PANFILO. - Autore dello scritto falsamente chiamato Panoplia dogmatica, in cui viene combattuto Severo d'Antiocheia ed il monofisitismo. L'autore Leonzio di Bisanzio (v.) e sulla Confessio rectae fidei di Giustiniano. L'opera fu scritta fra il 560 e il 630.
PANFILO, CIMITERO di. - Situato in quel tratto della Via Salaria Vetere oggi corrispondente alla Via Giovanni Paisiello. La Notitia Ecclesiarum vi ricorda solo il martire P. a 24 gradini sotto terra; il de locis vi aggiunge i martiri Candido e Quirino con molti altri, ma a 80 gradini sotterra; la Notitia portarum ricorda P. e Quirino a 70 gradini di profondità; l'ensilidense solo il primo, indicandolo sepolto sulla destra della Salaria Vetere.
Il cimitero era situato più vicino a Roma di quello di Bassilia, sulla stessa via, e più ad occidente di quello di Massimo, posto sulla Salaria Nova. Identificato il 9 marzo 1920, consta di due piani principali e di uno intermedi. Una parte del primo piano fu esplorata il 16 maggio 1594 da Pompeo Ugonio e da Antonio Bosio (A. Bosio, Roma sotterranea, Roma 1632, pp. 559-60); tale regione è più tarda del piano intermedio e del secondo posto a ca. 20 m. di profondità, a cui si accede per una scala ad una sola rampa che ebbe ca. 70 gradini e colpi perciò gli autori degli itinerari.
Nel primo piano si è ritrovato il grande cubicolo con la volta sostenuta da quattro pilastri in muratura e un arcostolo con l'agnello divino nimbato tra due pecore e l'arca di Noè con il corvo e la colomba (metà sec. IV) già veduti da P. Ugonio e A. Bosio. Nel piano intermedio una galleria intatta, con la maggioranza dei loculi per bambini e con molti oggetti posti per segni di riconoscimento. Il secondo piano presenta una escavazione regolare con molte gallerie intatte e loculi chiusi da tegole, sulle quali fu dato uno strato di intonaco che spesso ricevette iscrizioni con il minio. Si ricordano quelle di una POPONIA con l'ancora e il pesce; di una BACCA XAPA ΦΙΑΙΜΙΟΝΟΣ ΨΥΧΗ; di una «Flavia Prima Aurelii Semini Amevania, Dominus refrigeret spiritum tuum, Miccirita Kara»; di un ΤΡΥΦΩΝ ΕΝ ΚΥΡΙΩ ΚΟΙΜ (στάχ.), cioè Trifone che dorme nel Signore; di una «Ilara Sepimania» a cui si rivolge l'invito «pete pro me, pete pro marito tuo, pro Alexandria»; sul sepolcro di un Lucernio servo di Cristo è rappresentata due volte la croce, la lampada e una candela accesa, simboli del suo nome. Sul sepolcro della bambina Apronianete vissuta 5 anni e 5 mesi fu inciso: «Aproniane, crededisti in Deo, vives in XP (in Christo)». In una galleria venne in seguito tagliata la parete già occupata da loculi per scavare un doppio cubicolo; nel secondo, addossato all'arcostolo di fondo, fu posto un altare a blocco in muratura rivestito di lastre di porfido e paonazzetto con la fenestella in basso. Le pareti intonacate furono ricoperte di graffiti di presbiteri («Johannes, Grimoaldus, Istenanus, Anastasius») di chierici «Martinus acolothus sanctae romanae ecclesiae», «Paschalis neapolitanus», e di un «Maiulus monachus peccator». Si rinvennero anche portalampade in piombo e lampade in vetro. Si tratta indubbiamente del sepolcro di un martire (P.?) che venne deposto in questo doppio cubicolo appositamente scavato. Nella parete destra furono scavate due cattedre, nel pavimento tutto occupato da formae, dinanzi alle due cattedre, si rinviene una lastra di marmo con l'epigrafe seguente composta di lettere di porfido inserite: «In Deo partem omnipotentem fecit Vitalio libertus una cum Quodvuldeus domino suo Taeofilo et domine Pontianeti merentibus in refrigerium». Nella galleria che metteva a questo cubicolo doppio fu praticata una nicchia absidata nella quale fu dipinta la Madonna con il Bambino e la scritta in lettere bianche «SCA DEI GENETRIX intercede PRO NOBIS, dello stesso tipo dell'immagine dipinta in una nicchia nel cimitero di S. VALENTINO V (v.) sulla Flaminia. Al disopra si leggevano graffiti nomi di presbiteri: Gaido, Christophorus e Andreas, gli stessi che posero i loro nomi sulla immagine di s. Luca (668-85) in Commodilla. Ma l'immagine in questo cimitero fu barbaramente sfregiata dagli operai scavatori nel febbr. 1920.
Durante le esplorazioni si rinvennero 64 monete imperiali romane, cioè 55 nel II piano, 8 nell'intermedio e nel I piano; la più antica è un sesterzio di Traiano (581-117) trovato tra le terre.
In situ nel II piano le più tarde datazioni sono offerte da sette esemplari di un denaro di Aureliano e tre denari di Severia (270-75), trovati tutti e dieci fissati in uno stesso loculo; e da un Antoniniano di Probo (276-82); nel piano intermedio furono trovate le monete in situ di Massimiano Erculeo e di Galerio Cesare.