
Petronilla, santa - La defunta Veneranda con la martire s. P. Pittura della $2^{a}$ metà del sec. Iv - Roma, cimitero di Domitilla.
luglio 1701. Entrato tra i Filippini il 2 febbr. 1661, nel 1678 è preposito della Congregazione. Il 20 maggio 1681 prende possesso della diocesi di Jesi. Il 2 sett. 1686 è creato cardinale da Innocenzo XI.
Il P. è il maggiore esponente del quietismo italiano, in cui rappresenta, MOLINISMO (v.), un tipo di questimo «moderato». Non tutto è eretico nel P. (tàlora difatti il suo quietismo è solo «stato di animo»); ma l’eresia compare in lui nella delineazione teologica dello stadio mistico in quanto viene affermata non solo la sospensione del discorso dell’intelletto, ma la sospensione dell’intelletto stesso: «in questa situazione viene profila la teoria del «niente» come esemplare della vita mistica e centro dell’anima (I mistici enigmi disvelati, Venezia 1683, p. 34). La sua posizione anti-intellettualistica lo porta alla definizione di un Dio che in terra «s’ha da credere, sperare, adorare, et amare, non conoscere, né mirare» (Lettere e trattati spirituali e mistici, parte 2ª, 1679, p. 168). Il P. è cosciente sostenitore dell’impeccabilità dell’uomo qualora sia posto nello stadio contemplativo. Le teorie del P. espresse nei suoi scritti (oltre le opere citate: La contemplazione mistica aquilata, 1682; Il nulla della creature e l’atto di Dio, Bologna 1682; Lettere brevi spirituali e sacre, Jesi 1682) e il metodo di guida spirituale che attuava con le sue penitenze a Jesi suscitarono grande scalpore: il 17 dic. 1687 dovette ritrattare le proposizioni eretiche nelle mani di Innocenzo XI, il che destò il «disgusto» della Congregazione del S. Uffizio, che voleva pubblica la ritrattazione. Le opere del P. furono poste all’Indice il 5 febbr. 1683.