MOLINISMO

MOLINISMO. - Sistema teologico che prende
nome da Molina (v.). Il 10 ott. 1567 s. Pio V, con la
bolla Ex omnibus afflictionibus, aveva condannato le
opinioni eretiche ed erronee di Baio. I Gesuiti non
erano estranei a tale condanna. Nella controversia
che tanto agitò il sec. XVI sulle possibilità spirituali
dell'uomo dopo la colpa e sulla natura del peccato
originale essi erano portati, dalla loro medesima spi-
ritualità, a un ottimismo che contrastava diretta-
mente con il pessimismo dei protestanti e dei loro
seguaci. Il m. è l'espressione teologica di questo
atteggiamento della Compagnia di Gesù e di tutta
quell'epoca, che ad essa deve gran parte della propria
vitalità spirituale. Molina fornì la prima esposizione
sistematica dal punto di vista dei Gesuiti sulla con-
troversia della Grazia.

Riprendendo in parte le posizioni del Lessio e uti-
lizzando i principi filosofici del Fonseca, il m. ritiene che:
1) Dio, infinitamente sapiente, conosce quanto ha ragione
di verità e nel modo in cui è vero. Una cosa rispetto a
Dio può esser vera in tre modi diversi: a) in quanto pos-
sibile, e sotto questo aspetto la sua verità è necessaria
ed eterna ed è conosciuta da Dio di scienza necessaria e
di semplice intelligenza, perché fondata sulla comprensio-
sione intellettuale che Dio ha di se stesso come causa
esemplare infinitamente partecipabile; b) in quanto è
futura indipendentemente dal solo libero atto della volontà
divina, che determina di farla esistere. Tale scienza è in
Dio libera, perché dipendente dalla sua volontà e fondata
sulla comprensione della sua volontà, e non è più di sem-
plice intelligenza, ma di visione, dato che è conoscenza
eterna di una cosa come esistente; c) in quanto potrebbe
esistere indipendentemente dalla libera scelta di una vo-
lontà creata. Una volontà creata potrebbe infatti nelle
diverse circostanze compiere svariatissimi atti. Ciò che
essa potrebbe liberamente fare è ancora nell'ordine dei
possibili. Ma tra queste possibilità essa ne sceglierebbe
una. Tale libera determinazione di una volontà creata
in un ordine di possibili si chiama «futuribile». I futu-
ribili Dio non li conosce di scienza necessaria, perché
non hanno in se stessi una determinata verità che si
immediatamente fondata nella divina essenza: sono in-
fatti liberi; ma neppure di scienza libera, poiché non di-
pendono unicamente dalla sua volontà, ma anche della
libera scelta della creatura. Non di scienza di semplice
intelligenza, perché la loro verità non dipende unicamente
dalla conoscenza che Dio ha della divina essenza in sé;
non di scienza di visione, perché, se non saranno reali-
zate le circostanze, essi non si avvereranno mai. Li co-
nosce perciò di una scienza che è media tra le predette e
che i molinisti chiamano appunto «scienza media», e
che è fondata nell'essenza divina con relazione di ragione
all'atto libero della creatura, al quale Dio non predeter-
mina (altrimenti verrebbe meno la libertà della creatura),
dal quale non viene determinato alla conoscenza (altri-
menti dipenderebbe dalla creatura), ma al quale ipote-
ticamente si condetermina assieme alla creatura.

2) Dio è causa prima e universale. Anche l'atto li-
bero della creatura non sfugge a questa causalità. La
premozione divina richiesta a tale atto è pertanto fisica.
Siccome tale atto è per supposizione libero, tale premo-
zione fisica non può però essere predeterminante. È perciò
una premozione indeterminata che, essendo ricevuta in

un ente capace di autodeterminazione (la volontà umana),
è sufficiente a muoverla all'atto, al quale Iddio concorre
condeterminandosi. Nell'ordine di natura tale premozione
si identifica con la causalità universale di Dio sostenente
una natura capace di autodeterminazione. Anche la Grazia
attuale, mozione soprannaturale, segue tale regola. Essa
pertanto non deve essere concepita come una predeter-
minazione fisica della volontà, ma come un influsso im-
mediato sull'atto indelebriato, con il quale si identifica,
il quale cioè, in quanto prodotto da Dio, è di per se stesso
Grazia. Tale Grazia a seconda che, essendo congrua a
tale natura in quelle particolari circostanze, venga accet-
tata e seguita dall'atto deliberato, o invece respinta, di-
viene efficace oppure rimane nell'ordine di Grazia pura-
mente sufficiente.

3) Dio vuole sinceramente la salute eterna di tutti
gli uomini, perciò è morto per tutti e dà a ognuno le Grazie
veramente sufficienti a raggiungere la vita eterna. Tale
antecedente volontà divina è però condizionale, vale a
dire se gli uomini accetteranno la Grazia e meriteranno
la gloria. Attraverso la scienza media e la conseguente
conoscenza dei futuribili Dio su quali Grazie rimarrebbero
puramente sufficienti e quali, essendo congrue, diverre-
bero efficaci in qualsiasi ordine di possibili, e sa pure di
conseguenza quali uomini in ogni ordine si salverebbero,
quali liberamente si dannerebbero. Siccome però la scelta
di un determinato ordine di futuri dipende unicamente
dalla libera volontà divina, essa, rispetto a coloro che nel-
l'ordine scelto liberamente si salveranno, ha perciò in sé
stessa ragione di beneficio. Per questo motivo e anche
perché la fede, la giustificazione, la perseveranza finale
non possono essere meritate, ma sono dono gratuito di
Dio, si può affermare che esiste un vero ordine di prede-
stinazione divina che, complessivamente, è assolutamente
gratuito ed esistono pure Grazie efficaci, che Dio largisce
come tali.

Qui i molinisti si dividono. Alcuni con Bellarmino,
Suárez, Lugo, Ruiz de Montoya ritengono che la scelta di
tale ordine di futuri suppone in Dio una positiva volontà
di salute verso i predestinati, ricadendo in tal modo nel
sistema bannenziano. Altri, tra i quali Lessio, Valentia,
Vasquez e la maggior parte dei moderni, affermano che,
benché in senso conseguente la scelta di questo ordine
abbia ragione di beneficio per i predestinati, Dio non l'ha
elettore di volontà antecedente per un motivo in qualsiasi
modo dipendente dalla creatura, e negano pertanto qual-
siasi riprovazione negativa antecedente, che sarebbe con-
traria alla volontà salvifica universale di Dio. Tutti i
molinisti sono però concordi nell'affermare che la volontà
divina di predestinazione alla gloria presa in sé, o di con-
danna alla pena eterna conseguono la previsione dei meriti
soprannaturali o dei demeriti, per cui lo stato di morte
in Grazia o in peccato è il termine relativamente al quale
la volontà divina, da antecedente e condizionale di salute
per tutti gli uomini, diviene conseguente e assoluta di
predestinazione o di riprovazione positiva.

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