MONETA da Cremona. - Teologo e scrittore domenicano, n. a Cremona, m. a Bologna nel 1260 ca. Insegnava arti liberali all'Università di Bologna ed era famoso in tota Lombardia quando divenne religioso (1219). Studiò e insegnò teologia nello Studium domenicano di Bologna.

Mondovl, diocesi di - Santuario di Vicoforte. Arch. Ascanio Vitozzi. Il pilone della Regina Montis regalis (1586). Le deco-
Nel 1228 fondò per il suo Ordine il convento di S. Guglielmo a Cremona insieme al concittadino e confratello Rolando. Predicò contro l’eresia in Lombardia, attirandosi l’odio degli eretici, che attentarono alla sua vita. Intorno al 1240 si ritirò a Bologna dove scrisse la Summa adversus catharos et Valdenses (ed. T. A. Ricchini, Roma 1743), che è il trattato più completo e più solido del medico contro le due grandi sette eretiche, e abbraccia tutta la teologia cattolica, con quei particolari riferimenti e sviluppi che richiedeva lo scopo dell’opera: la conversione dei catari e dei valdesi. È quindi la teologia in cui maggiormente dovevano essere agguerriti i primi Frati Predicatori, destinati a predicare e a inquisire contro gli eretici. Per ogni questione si espone parallelemente la posizione degli eretici e della Chiesa.
Alfonso D’Amato
MONFERRATO, marchesi di - Torre di marchesi di M. (sec. XV) - Aceramo, marchesi di - Torre di Marchesi di M
samente produttiva. Il contrasto tra Manfredi e Carlo d'Angiò gli diede modo di offrire agli Angioini il suo appoggio, ma poi contro gli Angioini si appoggiò ad Alfonso di Castiglia di cui riconobbe le aspirazioni imperiali, e più tardi favorì Rodolfo d'Asburgo. Dei contrasti tra le diverse correnti politiche si servì abilmente per costringere non pochi Comuni a chiamarlo come piacere delle lotte interne o come capitano o come signore. Irven, Vercelli, Acqui, Tortona, Casale entrarono così nel suo gioco politico. Guglielmo VII non poteva illudersi di poter annettere questi Comuni al suo Stato nettamente feudale, ma gli era sufficiente riuscire a coordinare queste forze comunali sotto la sua egemonia. Un trionfo momentaneo fu la sua chiamata a Milano, dove l'arcivescovo Ottone gli procurò il governo per averne aiuto contro i suoi nemici, i Torriani; Guglielmo VII però credette di poter giocare d'equilibrio tra Torriani e Visconti e la sua dominazione a Milano ebbe rapida fine. Anche ad Occidente egli urtava contro l'ostilità dei conti di Savoia: nel 1280, durante la sua andata alla corte di Castiglia venne catturato dalle genti sabaude e dovette, per riavere la libertà, acconsentire ad abbandonare Torino che era riuscito ad occupare. Guglielmo VII però persisteva nella politica antiaggiornata e l'adesione alla coalizione contro Carlo d'Angiò determinò il matrimonio tra l'imperatore bizantino Andronico II Paleologo e la figlia del marchese Guglielmo, Violante, che a Bisanzio assunse il nome di Irene. I Visconti, i Savoia, la Repubblica di Genova organizzarono contro il marchese una coalizione per eliminare il pericolo della formazione stabilita sul Po di uno Stato minaccioso per le varie parti. Il conflitto finì con la ribellione di Alessandria: il marchese fu catturato e morì in prigionia (1292). Il crollo della costruzione politica monferrina fu sfruttato soprattutto dai Visconti di Milano. Nel M. il giovane Giovanni I iniziò il suo governo sotto la protezione del re di Napoli Carlo V e del marchese di Saluzzo, Tommaso. Il marchese Giovanni venne a morte già nel 1306 senza lasciare eredi.

per riavere la libertà, acconsentire ad abbandonare Torino che era riuscito ad occupare. Guglielmo VII però persisteva nella politica antiaggiornata e l'adesione alla coalizione contro Carlo d'Angiò determinò il matrimonio tra l'imperatore bizantino Andronico II Paleologo e la figlia del marchese Guglielmo, Violante, che a Bisanzio assunse il nome di Irene. I Visconti, i Savoia, la Repubblica di Genova organizzarono contro il marchese una coalizione per eliminare il pericolo della formazione stabilita sul Po di uno Stato minaccioso per le varie parti. Il conflitto finì con la ribellione di Alessandria: il marchese fu catturato e morì in prigionia (1292). Il crollo della costruzione politica monferrina fu sfruttato soprattutto dai Visconti di Milano. Nel M. il giovane Giovanni I iniziò il suo governo sotto la protezione del re di Napoli Carlo V e del marchese di Saluzzo, Tommaso. Il marchese Giovanni venne a morte già nel 1306 senza lasciare eredi.
(da R. Bonaparte, Documents de l'fpoque mongole des XIIIe et XIVe sixties, Portai ISS, ter. I, Ro. I)
Il M. fu allora conteso dalla sorella di Giovanni, l'imperatrice di Bisanzio, Irene, e dal congiunto, il marchese di Saluzzo. I feudatari monferrini decisero per l'Imperatore bizantino che inviò a governare il marchese il secondogenito Teodoro. Si iniziò così nel M. la seconda dinastia marchionale, dei Paleologi. Teodoro I Paleologo ed il figlio suo GIOVANNI II sperarono di poter svolgere una politica indipendente allo scopo di raggiungere una situazione predominante nell'Italia occidentale. Essi però urtarono contro l'opposizione delle forze politiche maggiori, i Visconti di Milano ed i Savoia ad occidente, condotti nel reprimere le ambizioni monferrine, avidi di assicurarsi il predominio sui marchesi. Durante la seconda metà del sec. XIV e tutto il sec. XV i Paleologi di M. ritornarono alla politica di Guglielmo VI e di Bonifacio II: assicurarsi la conservazione dello Stato equilibrando l'infusso sabaudo con quello visconteo-sforzesco. Lo sperperò della dinastia paleologica rese possibile all'imperatore Carlo V di decidere sull'avvenire del marchesto di M.: per impedire un rafforzamento troppo grande della causa sabauda, assegnò il marchesto alla casa dei Gonzaga di Mantova. Si ebbe così in M. la terza dinastia marchionale, dei Gonzaga, che sotto la protezione dell'Impero e della Spagna assicurarono l'esistenza del marchesto fino al sec. XVIII: nel 1708 l'Imperatore occupò Mantova ed autorizzò il duca di Savoia, Vittorio Amedeo II, ad occupare il M. secondo gli accordi segreti del 1703. Così dopo una vita di sette secoli il M. scomparve come Stato autonomo.