MONFERRATO, MARCHESI di. - La dinastia dei marchesi di M. ha inizio nel sec. X con ALERAMO, principe coadiutore di Berengario II, di cui sposò la figlia Gerberga. Ai domini datigli dal Re riuscì ad unire altri datigli da Ottone I dopo il suo trionfo. Allora ebbe il governo marchionale di diversi comitati tra il Po ed il mare, Vado (Savona), Acqui, Loreto, Torresana. I due rami della famiglia si spartirono presto il governo degli ampi domini: il ramo anselmiano, chiamato del Vasto, si fissò nei territori di Savona, il ramo ottoniano si disse di M. dal nome che si incominciava ad usare per la contea di Torresana. Mentre nel sec. XI prevalevano i principi del ramo anselmiano, nel sec. XII prevalevano i marchesi di M., che più tardi finirono per affermarsi come i soli veri successori ed eredi di Aleramo.
Con grande abilità seppero rimanere fedeli agli imperatori della casa di Franconia e poi di quella Sveva; si legarono con rapporti matrimoniali con la casa capeturgia di Francia e poi GUGLIELMO V sposò Giuditta di Babemberg, figlia del margravio d'Austria e zia di Federico Barbarossa. Guglielmo V alla metà del sec. XII era, grazie all'appoggio imperiale, il principe egemone dell'Italia occidentale e se fu fedele sostegno di Federico Barbarossa nella sua lotta con i Comuni non seppe però trarne considerevole profitto per la sua famiglia. Dei vari figli, il primo GUGLIELMO tentò la fortuna in Oriente: sposò la sorella del re di Gerusalemme, Baldovino IV, ma morì prima di poter ottenere quel trono; un altro, RANIERI,
recatosi a Costantinopoli, sposò la figlia del basileus Manuele I, ma morì nelle lotte civili di quella corte; un terzo, CORRADO, partecipò attivamente alle vicende della III Crociata; con un matrimonio si procurò diritti sulla corona di Gerusalemme, ma morì improvvisamente per opera degli scherani del Vecchio della montagna. Alla morte di Guglielmo V, il marchesato rimase al solo figlio superstite, BONIFACIO I: anche questi, sedotto dal miraggio orientale, partecipò alla IV Crociata, acclamato capo dai Crociati francesi e fiamminghi. Nella spartizione dell'Impero
bizantino si assicurò la Macedonia, creando il Regno di Tessalonica, ma morto Bonifacio nel 1207, il figlio nato da seconde nozze, DEMETRIO, non seppe conservare a lungo quel dominio. In M. a Bonifacio successe il figlio GUGLIELMO VI che rimase fedele alla politica avita di devozione all'Impero. Federico II lo fece suo vicario nel Regno di Arles, ma non poté prestargli aiuto nelle lotte contro i Comuni vicini, specie Asti e Vercelli. Morto Guglielmo VI nel 1225 a Tessalonica, dove si era recato a portare aiuto al fratello Demetrio, il governo del marchesato passò a BONIFACIO II. Il suo governo corrisponde al periodo delle lotte dell'imperatore Federico II con la seconda Lega lombarda e con la Chiesa. Bonifacio II fu co-

samente produttiva. Il contrasto tra Manfredi e Carlo d'Angiò gli diede modo di offrire agli Angioini il suo appoggio, ma poi contro gli Angioini si appoggiò ad Alfonso di Castiglia di cui riconobbe le aspirazioni imperiali, e più tardi favorì Rodolfo d'Asburgo. Dei contrasti tra le diverse correnti politiche si servì abilmente per costringere non pochi Comuni a chiamarlo come paciere delle lotte interne o come capitano o come signore. Ivrea, Vercelli, Acqui, Tortona, Casale entrarono così nel suo gioco politico. Guglielmo VII non poteva illudersi di poter annettere
questi Comuni al suo Stato nettamente feudale, ma gli era sufficiente riuscire a coordinare queste forze comunali sotto la sua egemonia. Un trionfo momentaneo fu la sua chiamata a Milano, dove l'arcivescovo Ottone gli procurò il governo per averne aiuto contro i suoi nemici, i Torriani; Guglielmo VII però credette di poter giocare d'equilibrio tra Torriani e Visconti e la sua dominazione a Milano ebbe rapida fine. Anche ad Occidente egli urtava contro l'ostilità dei conti di Savoia: nel 1280, durante la sua andata alla corte di Castiglia venne catturato dalle genti sabauda e dovette,
per riavere la libertà, acconsentire ad abbandonare Torino che era riuscito ad occupare. Guglielmo VII però persisteva nella politica antiangioina e l'adesione alla coalizione contro Carlo d'Angiò determinò il matrimonio tra l'imperatore bizantino Andronico II Paleologo e la figlia del marchese Guglielmo, Violante, che a Bisanzio assunse il nome di Irene. I Visconti, i Savoia, la Repubblica di Genova organizzarono contro il marchese una coalizione per eliminare il pericolo della formazione stabilita sul Po di uno Stato minaccioso per le varie parti. Il conflitto finì con la ribellione di Alessandria: il marchese fu catturato e morì in prigionia (1292). Il crollo della costruzione politica monferrina fu sfruttato soprattutto dai Visconti di Milano. Nel M. il giovane GIOVANNI I iniziò il suo governo sotto la protezione del re di Napoli Carlo V e del marchese di Saluzzo, Tommaso. Il marchese Giovanni venne a morte già nel 1306 senza lasciare eredi.
Il M. fu allora conteso dalla sorella di Giovanni, l'imperatrice di Bisanzio, Irene, e dal congiunto, il marchese di Saluzzo. I feudatari monferrini decisero per l'Imperatore bizantino che inviò a governare il marchesato il secondogenito Teodoro. Si iniziò così nel M. la seconda dinastia marchionale, dei Paleologi. TEODORO I Paleologo ed il figlio suo GIOVANNI II sperarono di poter svolgere una politica indipendente allo scopo di raggiungere una situazione predominante nell'Italia occidentale. Essi però urtarono contro l'opposizione delle forze politiche maggiori, i Visconti di Milano ed i Savoia ad occidente, concordi nel reprimere le ambizioni monferrine, avidi di assicurarsi il predominio sui marchesi. Durante la seconda metà del sec. XIV e tutto il sec. XV i Paleologi di M. ritornarono alla politica di Guglielmo VI e di Bonifacio II: assicurarsi la conservazione dello Stato equilibrando l'influsso sabaudo con quello visconteo-sforzesco. Lo spegnersi della dinastia paleologica rese possibile all'imperatore Carlo V di decidere sull'avvenire del marchesato di M.: per impedire un rafforzamento troppo grande della
casa sabauda, assegnò il marchesato alla casa dei Gonzaga di Mantova. Si ebbe così in M. la terza dinastia marchionale, dei Gonzaga, che sotto la protezione dell'Impero e della Spagna assicurarono l'esistenza del marchesato fino al sec. XVIII: nel 1708 l'Imperatore occupò Mantova ed autorizzò il duca di Savoia, Vittorio Amedeo II, ad occupare il M. secondo gli accordi segreti del 1705. Così dopo una vita di sette secoli il M. scomparve come Stato autonomo.
servire V. De Conti, Notizie storiche di Casale, Casale Monferrato 1858. Per gli Aleramici, V. L. Ussedio, I marchesi di M., Torino 1926 e le monografie di D. Brader, Bonifazi von Monferrat, Berlino 1907; A. Bozzola, Un capitano di guerra e signore subalpino, Guglielmo VII di M., Torino 1920; F. Cognasso, Tomaso I ed Amedeo IV di Savoia, ivi 1940. Francesco Cognasso