MONGOLIA.
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I. IL PAESE
Vasta e mal definibile regione dell'Asia centrale, compresa tra la Siberia meridionale, la Zungaria, il Sin Kiang, il Nanshan, la Cina e la Manciuria. Peliti-
camente vi vanno distinte la cosiddetta M. interna, proclamatasi indipendente nel 1933, organizzata nel 1937 dai Giapponesi in uno Stato federale (Meng Kiang) da essi controllato fino al 1945 e poi tornata alla Cina, della quale faceva parte fin dall'avvento dei Ching (1644), e la M. esterna, corrispondente alla Bagude Nairandacho Mongol Arat Olos, o «Repubblica del popolo mongolo», costituitasi nel 1911, passata nel 1914 sotto protettorato russo ed entrata dopo il 1921 nell'orbita sovietica, con ordinamento statale modellato su quello del potente vicino.
La Repubblica mongola dispone di un territorio di 1,5 milioni di kmq., su cui vivono meno di 1 milione di ab., tutti mongoli, ad eccezione di 7 mila cinesi e ca. 90 mila russi. Il paese, costituito dalla parte settentrionale del grande deserto del Gobi e dalle zone montuose (Altai, Khangai) che lo delimitano dalla Siberia, si presta essenzialmente alla pastorizia nomade o seminomade. Il patrimonio zootecnico comprende soprattutto ovini (13 milioni di capi); vi sono anche 4 milioni di caprini, 2 di bovini ed 1,7 di equini, che danno lana e pelli, scambiati con pochi manufatti necessari alle modeste esigenze locali. I Sovietici, che di fatto controllano il paese e ne gestiscono il commercio, vi hanno tuttavia introdotto alcune industrie, concentrate nella capitale Ulan Bator (Urga, 50 mila ab.), che un servizio aereo regolare collega a Verkhne Udinsk (Ulan Ude), capoluogo della Repubblica autonoma dei Mongoli Buriati pertinente all'U.R.S.S.
II. STORIA
I Mongoli costituiscono un ramo della razza altaica, affine ai Turchi ed ai Tongusi:
(da R. Bonaparte, Documents de l'époque mongole des XIIIe et XIVe siècles, Parigi 1895, inv. I, fig. 1)
Riuniti tutti i Mongoli sotto la sua autorità, egli li condusse nel 1209 alla conquista della Cina, dando alla lotta il carattere di guerra nazionale per vendicare gli avi sconfitti dai Kin. Nel 1213 essi riuscirono finalmente a superare la Grande Muraglia e nel 1215 occuparono Pechino; in seguito occuparono la Cina settentrionale fino all'Hoang-Ho (1225). Ma queste operazioni, Gengis Khan le lasciò ai suoi luogotenenti; nel 1218 egli iniziava l'attacco dell'Impero dei Qara-Khitai e nel 1219 invadeva l'Impero dei Turchi hwārizmiani. L'Afghanistan ed il Ḥurāsān vennero ridotti a deserti le fiorenti città di Balh, Merw, Nišāpūr, Herāt vennero distrutte e le popolazioni completamente massacrate. I Mongoli erano pastori e cacciatori selvaggi al primo gradino dello sviluppo civile; ignoravano la vita agricola e ancor più quella cittadina; ed il loro ideale era di distruggere i seminati e di trasformare le terre in steppe da pascolo. A questo univano la più volgare crudeltà ed avevano il massimo disprezzo per la vita umana. Gengis Khan morì il 18 ag. 1227, durante una ripresa della lotta in Cina. Egli era al di sopra del livello morale del suo popolo; era assennato, aveva il

MONGOLIA - Moneta in scrittura mongola, emessa sotto l'imperatore Wutsong (Cina) - Parigi, collezione Deveria.

MONGOLIA - Moneta del re Abakha. Iscrizione in lettere « onigure » ed arabe (1265-82) - Parigi, Biblioteca nazionale, Gabinetto delle Medaglie.
senso della responsabilità del governo, ed era capace anche di sentimenti nobili. Aveva trovato la società mongola in piena anarchia; la lasciò in ordine e pace, grazie alla sua giustizia equa e severa. Fin dal Kuriltai del 1206, Gengis Khan aveva proclamato il suo yassaq, regolamento per tutti i suoi sudditi: pena di morte per i delitti più gravi, come furti, menzogna, adulterio ecc.; la disobbedienza, così in pace come in guerra, dichiarata delitto passibile di pena. Il yassaq di Gengis trasformò i M. e per secoli influì su tutti i popoli dell'Impero mongolico. Per organizzare le sue conquiste, risorse perciò ad elementi mongolici già semiciviliati come i Kereiti, presso i quali si era diffuso da tempo il cristianesimo nestoriano, sebbene avvolto in veli di origine animistica e superstiziosa.
I quattro figli di Gengis si divisero le vecchie terre della Mongolia con le steppe ed i pascoli, lasciando invece indivise le terre conquistate. Nel Kuriltai del 1229 fu eletto Kagkan il terzogenito di Gengis, Ögödäi, intelligente e convinto della necessità di una organizzazione statale. Sotto di lui si completò la conquista della Cina del nord e si iniziò quella della Cina meridionale (1235); si fecero due spedizioni in Corea. Ad occidente si occupò la Persia e si entrò decisamente nelle steppe russe; nel 1240 si occupò Kiev e si invase la Polonia e contemporaneamente l'Ungheria sì da minacciare l'Italia e l'Europa centrale. Alla morte di Ögödäi, fondata mongolica occidentale si ritirò dietro i Carpazi nel 1242. Nel 1246 fu eletto Kagkan Güyük ma nel 1248 già gli successe Möngkä, figlio del quartogenito di Gengis, Tului. La notizia che Gengis ed i suoi figli aveva in grande considerazione il cristianesimo, che varie principesse, come la moglie di Tului, erano cristiane nestoriane così come ministri e funzionari di corte, era giunta intanto in Occidente. Nel 1265 il papa Innocenzo IV inviò il francescano Giovanni da Pian del Carpine alla corte di Güyük, con la speranza di averlo alleato contro i principi musulmani e risolvere la questione della Terra Santa. Poco dopo Luigi IX da Acri inviò alla corte di Möngkä il francescano Guglielmo di Rubruck. I Mongoli però erano indotti a rispettare tutte le religioni soltanto per la necessità di assicurarsi le divinità, in qualunque modo venissero venerate, mettendo il cristianesimo vicino al buddismo ed al confucianesimo. Il Kagkan Möngkä per organizzare il suo Impero aveva però deciso di distruggere il califato 'abbāside di Bagdad e la setta degli Assassini. Ne incaricò il fratello Hülāgū che nel 1257 distrusse Bagdad massacrandone la popolazione. Anche la setta degli Ismā'īliti venne sterminata. Hülāgū non riuscì però a superare la resistenza dei Turchi d'Egitto che vinsero nel 1260 un suo luogotenente. Ad oriente Möngkä incaricò di conquistare la Cina del sud un altro suo fratello, Qubilai.
Morto Möngkä nel 1259, l'Impero gengiskanide si frantumò per la sua stessa immensità. Qubilai si fece proclamare Kagkan ma si stabilì in Cina ed il suo Impero subì l'influenza cinese: furono spettatori di questo fenomeno i viaggiatori veneziani Polo, e Marco Polo fissò nel suo Milione le impressioni dell'Impero mongolo-ci-

(da G. Pulli, Viaggio a Tartari di I. Giovanni da Pian del Carpine, Milano 1899, (av. tra pp. 1273).
Durante la seconda metà del sec. XIII e nel sec. XIV il papato tentò fervidamente la conquista dei popoli mongoli al cristianesimo. Così nel 1305 il francescano Giovanni di Montecorvino andò alla capitale di Qubilai (Khanbaliq-Peckino) con lettere di Niccolò IV; costruì chiese in Peckino di cui diventò arcivescovo e creò una cristianità cinese. Nel 1314 Odorico da Pordenone partì da Venezia per Khanbaliqk e vi rimase sino al 1328.
Il cristianesimo cadde in Cina quando nella seconda metà del sec. XIV sui Mongoli prevalse la reazione cinese diretta dai Ming. Nella M. ed in Persia il cristianesimo trovò larghe simpatie nei principi, ma a poco a poco prevalse l'islamismo. Nel sec. XIV, con il disgregarsi dei vari imperi mongoli (Cina, M., Persia, Qiptachq) ed attraverso alle lotte intestine, si formano principati di scarsa importanza.
Solo in apparenza è mongolico il nuovo Impero creato alla fine del sec. XIV da un turco di famiglia musulmana della Transoxiana, e solo esteriormente legato con la tradizione gengiskhanide, Tamūr-Lāng. Nato 18 apr. 1336 presso Kiš, egli partecipa alle lotte dei principi della Transoxiana; nel 1363 caccia i Mongoli, nel 1370 si fa proclamare re a Balp e nel 1388 prende il titolo di sultano, affermandosi continuatore di Gengis Khan e comportan-
dosi da musulmano. Si lanciò alla conquista di tutte le regioni in cui i principati gengiskanidi si erano sgretolati. Il Uwārizm, il Turkestan, l'Irān vengono successivamente conquistati; nel 1391 invade il Qipcāq, nel 1398 invade l'India sino a Delhi, poi attacca la Siria egiziana, quindi il sultanato osmanico di Anatolia e la prigioniero ad Ankara il sultano Bajazet (1400); però muore durante la spedizione contro la Cina (1403). L'attività di Tamūr Lāng è frammentaria: dovunque massacra e distrugge, ma non organizza, a differenza di quella di Gengis Khan per il quale a fianco delle distruzioni non si può dimenticare l'apertura di tanta parte dell'Asia al commercio, il collegamento della M. all'Europa da una parte, alla Cina dall'altra. Alla fine del sec. XV gli ultimi Timuridi non sono che modesti principotti della Transoxiana e del Hurāsān.
III. EVANGELIZZAZIONE
Con il tracollo della dinastia mongola in Cina nel 1368 anche la missione francescana era terminata, e la M., diventata Stato vassallo della Cina, rimase chiusa al cristianesimo fino al sec. XVIII. Missionari gesuiti al seguito dell'imperatore Kang-hsi verso la fine del sec. XVII vi erano già arrivati, ma vere cristianità furono formate soltanto nel sec. XVIII da cristiani cinesi rifugiati o esiliati. Il ministero presso di loro fu esercitato, almeno temporaneamente e saltuariamente, da Gesuiti della corte di Pechino, dai loro successori, i Lazzaristi, e da sacerdoti cinesi della missione francescana dello Shensi. Nel 1829 il lazzarista cinese Mattia Hsue si fissò in Siwantze; la città in seguito divenne il centro della missione lazzarista e della stessa diocesi di Pechino, che vi trasferì il Seminario. Nel 1835 vi giunse il lazzarista Giuseppe Marziale Mouly, nominato nel 1840 primo vicario apostolico del vicariato nuovamente eretto di M. Il numero era allora di ca. 2000 cattolici cinesi.Nel 1865 giunsero i primi missionari della Società belga dell'Immacolato Cuore di Maria di Scheut, di recente fondazione, a cui nel 1864 il vicariato di M. fu affidato. Iniziarono nel 1874 l'opera missionaria tra i veri Mongoli, gli Ordos della M. occidentale. Siccome i fedeli nel 1883 avevano raggiunto il numero di ca. 15.000, la M. fu divisa in tre vicariati: sud-occidentale, orientale e centrale. Durante l'insurrezione dei Boxers furono trucidati mons. Ferdinando Hamer, 9 padri di Scheut, 2 sacerdoti indigeni e ca. 3000 cristiani. In seguito la missione fece grandi progressi, anzitutto tra la popolazione cinese, minori tra i Mongoli. La missione è ristretta alla M. interiore. La M. esterna fu nel 1922 distaccata come missione indipendente di Urga, ma essendo la M. esterna caduta sotto l'influenza dei Sovieti, i missionari non vi poterono entrare. La M. interna comprende attualmente 5 diocesi e 1 prefettura apostolica: arcidiocesi di Suiyūan (nel 1883 vicariato apostolico con il nome di M. meridio-occidentale, suddiviso nel 1922 in due vicariati: Ninghia e Suiyūan, nel 1946 diocesi); diocesi di Ninghia (nel 1922 vicariato apostolico, nel 1946 diocesi); diocesi di Siwantze (nel 1840 vicariato apostolico con il nome di M.; nel 1883 con il nome di M. centrale; nel 1922 con il nome di Chagar; nel 1924 con il nome di Siwantze, diocesi nel 1946); diocesi di Tsing (vicariato apostolico nel 1929, separato da Siwantze, affidato al clero secolare cinese, diocesi nel 1946); diocesi di Jehol (nel 1883 vicariato apostolico con il nome di M. orientale;
nel 1924 con il nome di Jehol, diocesi nel 1946); prefettura apostolica di Chihfeng (eretta nel 1932, separata da Jehol, affidata al clero cinese).