MONGOLIA

MONGOLIA.
MONGOLIA.

Il M. era un grande imperatore e un grande politico. Il

i tre rami erano strettamente imparentati e condu-
cevano la stessa vita, con gli stessi costumi, nelle
steppe a nord del Gobi verso i Monti Altai e Khangai.
I Mongoli propriamente detti menavano vita nomade
nella zona nord-est della attuale M. esteriore, tra
l'Onon ed il Kerulen. Popoli di lingua mongola
(proto-mongoli), erano comparsi già prima nella sto-
ria: così i Sien-pei, i Juan-Juan, gli Avari. Il nome
di Mongoli compare nei testi cinesi della dinastia
Tang (sec. VII d. C.) sotto la forma Mong-wu.
Nel sec. XII nella zona suddetta si agitavano le tribù
dei Tatar, dei Merkit, dei Kereit; più ad occidente
nelle regioni dell'Ili, dell'Essiq-Kul, della Kashgaria
i Kitat avevano creato un impero detto dalle fonti
musulmane Qara-Khitaï. Le tribù mongole erano le
une pastorali, le altre cacciatrici. Tentativi di ridurre
queste popolazioni nomadi ed anarchiche ad unità
sono segnalati a diverse riprese nel sec. XII, ma il
vero grande unificatore del popolo mongolo fu Ta-
mügün, figlio di Jäsügäi, piccolo capo di un clan
dei Qiyat, nato, pare, verso il 1167, secondo il Pel-
lot, nella regione di Dulun-Boldag. Visse una gio-
vinezza dura per la dispersione del clan dopo la
morte del padre; nel 1196 alcuni clan mongoli lo
proclamano Khan (hän) cioè re dei Mongoli. Tämügün
allora prese il nome Gengis Khan (Khan il forte).
Dopo una serie di lotte fortunate contro le tribù dei
Tatar e dei Kerait, nel 1206 Gengis Khan in un
Kuriltaï (assemblea) di tutte le tribù mongole fu
proclamato Kagkan, cioè Khan supremo; la sua ban-
diera fu un drappo bianco a nove code di yak; un
vecchio sacerdote dichiarò che Gengis Khan era
consacrato dall'eterno ciclo azzurro, emanazione cioè
del Tangri, il cielo divinizzato.

Riuniti tutti i Mongoli sotto la sua autorità, egli li con-
dusse nel 1209 alla conquista della Cina, dando alla lotta il
carattere di guerra nazionale per vendicare gli avi sconfitti
dai Kin. Nel 1213 essi riuscirono finalmente a superare
la Grande Muraglia e nel 1215 occuparono Pechino; in
seguito occuparono la Cina settentrionale fino all'Hoang-
Ho (1225). Ma queste operazioni, Gengis Khan le lasciò
ai suoi luogotenenti; nel 1218 egli iniziava l'attacco del-
l'Impero dei Qara-Khitaï e nel 1219 invadeva l'Impero
dei Turchi hwärizimiani. L'Afganistan ed il Huršän
vennero ridotti a deserti: le forenti città di Balh, Merw,
Nišäpür, Herät vennero distrutte e le popolazioni com-
pletamente massacrate. I Mongoli erano pastori e cacciatori
selvaggi al primo gradino dello sviluppo civile; ignora-
vano la vita agricola e ancor più quella cittadina; ed il
loro ideale era di distruggere i seminati e di trasformare le
terre in steppe da pascolo. A questo univano la più vol-
gare crudeltà ed avevano il massimo disprezzo per la
vita umana. Gengis Khan morì il 18 ag. 1227, durante
una ripresa della lotta in Cina. Egli era al di sopra del
livello morale del suo popolo; era assennato, aveva il

MONGOLIA - Moneta in scritura mongola, emessa sotto l'impe-
ratore Wutsong (Cina) - Parigi, collezione Deveria.

Article illustration
(da H. Bonaparte, Document de l'époque mongole des XIII- et
XIVe siècle, Parigi 1855, tav. 15, n. 8)

MONGOLIA - Moneta del re Abakha. Iscrizione in lettere e oni-
gure - ed arabe (1265-82) - Parigi, Biblioteca nazionale, Gabinetto
delle Medaglie.

senso della responsabilità del governo, ed era capace
anche di sentimenti nobili. Aveva trovato la società mon-
gola in piena anarchia; la lasciò in ordine e pace, grazie
alla sua giustizia equa e severa. Fin dal Kuriltaï del 1206,
Gengis Khan aveva proclamato il suo yassag, regolamento
per tutti i suoi sudditi: pena di morte per i delitti più
gravi, come furti, menzogna, adulterio ecc.; la disobbe-
dienza, così in pace come in guerra, dichiarata delitto
passibile di pena. Il yassag di Gengis trasformò i M. e
per secoli influì su tutti i popoli dell'Impero mongolico.
Per organizzare le sue conquiste, ricorse perciò ad ele-
menti mongolici già semicivilizzati come i Keraiti, presso
i quali si era diffuso da tempo il cristianesimo nestoriano,
sebbene avvolto in veli di origine animistica e supersti-
ziosa.

I quattro figli di Gengis si divisero le vecchie terre
della Mongolia con le steppe ed i pascoli, lasciando invece
indivise le terre conquistate. Nel Kuriltaï del 1229 fu
elettor Kagkan il terzogenito di Gengis, Ögödäi, intelli-
gente e convinto della necessità di una organizzazione
stata. Sotto di lui si completò la conquista della Cina
del nord e si iniziò quella della Cina meridionale (1235);
si fecero due spedizioni in Corea. Ad occidente si occupò
la Persia e si entrò decisamente nelle steppe russe; nel
1240 si occupò Kiev e si invase la Polonia e contempo-
raentemente l'Ungheria si da minacciare l'Italia e l'Europa
centrale. Alla morte di Ögödäi, l'ondata mongolica occi-
dente si ritirò dietro i Carpazi nel 1242. Nel 1246
fu eletto Kagkan Güyük ma nel 1248 già gli successe
Möngkä, figlio del quartogenito di Gengis, Tului. La
notizia che Gengis ed i suoi figli aveva in grande conside-
razione il cristianesimo, che varie principesse, come la
moglie di Tului, erano cristiane nestoriane così come
ministri e funzionari di corte, era giunta intanto in Occi-
dente. Nel 1265 il papa Innocenzo IV inviò il francescano
Giovanni da Pian del Carpine alla corte di Güyük, con
la speranza di averlo alleato contro i principi musulmani
e risolvere la questione della Terra Santa. Poco dopo
Luigi IX da Acri inviò alla corte di Möngkä il fran-
cescano Guglielmo di Rubruck. I Mongoli però erano
indotti a rispettare tutte le religioni soltanto per la ne-
cessità di assicurarsi le divinità, in qualunque modo
venissero veramente, mettendo il cristianesimo vicino al
buddismo ed al confucianismo. Il Kagkan Möngkä per
organizzare il suo Impero aveva però deciso di distrug-
gere il califfato 'abbaside di Bagdad e la setta degli
Assassini. Ne incaricò il fratello Hülägü che nel 1257
distrusse Bagdad massacrandone la popolazione. Anche
la setta degli Ismā'iliti venne sterminata. Hülägü non
riuscì però a superare la resistenza dei Turchi d'Egitto
che vinsero nel 1260 un suo luogotenente. Ad oriente
Möngkä incaricò di conquistare la Cina del sud un altro
suo fratello, Qubilai.

Morto Möngkä nel 1259, l'Impero gengiskanide si
frantumò per la sua stessa immensità. Qubilai si fece
proclamare Kagkan ma si stabilì in Cina ed il suo Im-
pero subì l'influenza cinese: furono spettatori di questo
fenomeno i viaggiatori veneziani Polo, e Marco Polo fissò
nel suo Milione le impressioni dell'Impero mongolo-ci-

dosi da musulmano. Si lanciò alla conquista di tutte le regioni in cui i principati gengiskanidi si erano sgretolati. Il IWārizm, il Turkestan, l'Irān vengono successivamente conquistati; nel 1391 invade il Qipčaq, nel 1398 invade l'India sino a Delhi, poi attacca la Siria egiziana, quindi il sultanato osmanico di Anatolia e fa prigioniero ad Ankara il sultan Bāizet (1402); però muore durante la spedizione contro la Cina (1403). L'attività di Tamūr Lāng è frammentaria: dovunque massacra e distrugge, ma non organizza, a differenza di quella di Gengis Khan per il quale a fianco delle distruzioni non si può dimenticare l'apertura di tanta parte dell'Asia al commercio, il collegamento della M. all'Europa da una parte, alla Cina dall'altra. Alla fine del sec. XV gli ultimi Timuridi non sono che modesti principi della Transoxiana e del Hurāsān.

BIML: R. Grousset, Histoire de l'Extrême Orient, Parigi 1920; id., L'Empire des steppes, ivi 1948; opere in cui sono raccolti i risultati delle ultime ricerche. Invecchata ma sempre importante è l'opera di C. d'Ohsson, Histoire des Mongols, 4 voll., L'Aja 1834. Per le relazioni con il papato V. P. Pelliot, Les Mongols et la papauté, in Revue de l'Orient chrétien, 3a serie, 3-4 (1922-24); G. Soranzo, Il papato, l'Europa cristiana ed i Tartari, Milano 1930. Sul notoriasemio J. C. Chabot, Histoire de Mar Taballah III patriarche des Nétorites, Parigi 1898. Su Gengis Khan V. B. J. Vladimirtsoff, Chingiz Khan, Londra 1931. Francesco Cognasso

III. Evangelizzazione

Con il tracollo della dinastia mongola in Cina nel 1368 anche la missione francescana era terminata, e la M., diventata Stato vassallo della Cina, rimase chiusa al cristianesimo fino al sec. XVIII. Missionari gesuiti al seguito dell'Imperatore Kang-hsi verso la fine del sec. XVII vi erano già arrivati, ma vere cristianità furono formate soltanto nel sec. XVIII da cristiani cinesi rifugiati o esiliati. Il ministero presso di loro fu esercitato, almeno temporaneamente e saltuariamente, da Gesuiti della corte di Pechino, dai loro successori, i Lazzaristi, e da sacerdoti cinesi della missione francescana dello Shensi. Nel 1829 il Lazzarista cinese Mattia Huse si fissò in Siwantze; la città in seguito divenne il centro della missione Lazzarista e della stessa diocesi di Pechino, che vi trasferì il Seminario. Nel 1835 vi giunse il Lazzarista Giuseppe Marziale Moulay, nominato nel 1840 primo vicario apostolico del vicariato nuovamente eretto di M. Il numero era allora di ca. 2000 cattolici cinesi.

Nel 1865 giunsero i primi missionari della Società belga dell'Immacolato Cuore di Maria di Scheut, di recente fondazione, a cui nel 1864 il vicariato di M. fu affidato. Iniziarono nel 1874 l'opera missionaria tra i veri Mongoli, gli Ordos della M. occidentale. Siccome i fedeli nel 1883 avevano raggiunto il numero di ca. 15.000, la M. fu divisa in tre vicariati: sud-occidentale, orientale e centrale. Durante l'insurrezione dei Boxers furono trucidati mons. Ferdinando Hamer, 9 padri di Scheut, 2 sacerdoti indigeni e ca. 3000 cristiani. In seguito la missione fece grandi progressi, anzitutto tra la popolazione cinese, minori tra i Mongoli. La missione è ristretta alla M. interiore. La M. esterna fu nel 1922 distaccata come missione indipendente di Urga, ma essendo la M. esterna caduta sotto l'influenza dei Sovieti, i missionari non vi poterono entrare. La M. interna comprende attualmente 5 diocesi e 1 prefettura apostolica: arcidiocesi di Suiyūan (nel 1883 vicariato apostolico con il nome di M. meridio-occidentale, suddiviso nel 1922 in due vicariati: Ninghia e Suiyūan, nel 1946 diocesi); diocesi di Ninghia (nel 1922 vicariato apostolico, nel 1946 diocesi); diocesi di Siwantze (nel 1840 vicariato apostolico con il nome di M.; nel 1883 con il nome di M. centrale; nel 1922 con il nome di Chagar; nel 1924 con il nome di Siwantze, diocesi nel 1946); diocesi di Tsinning (vicariato apostolico nel 1929, separato da Siwantze, affidato al clero secolare cinese, diocesi nel 1946); diocesi di Jehol (nel 1883 vicariato apostolico con il nome di M. orientale;

Article illustration
(da G. Pelli, Viaggio a Tartari di I. Giovanni da Pian del Carpino, Milano 1885, too, tra po. 12-13) Mononita - Esplici dell'Hysteria Mongaiorum, di fr. Giovanni da Pian del Carpino ( 1° metà del sec. xiv) - Lcida, università. cod. 104, f. 150°.

nese. Nei vecchi paesi mongoli si formò un impero di