La città diede, poi, nome al medievale regno slavo di Dioclea (in slavo Duklja), in seguito detta Zeta, i cui regnanti spesso vengono chiamati «fili carissimi beati Petri». Gli Annales presbyteri Diocleatis, la più antica cronaca slava nel Sud, scritta ad Antivari da un anonimo sacerdote cattolico del sec. XII, parla di Dioclea come di terra completamente cattolica, appartenente alla Cracatia Rubea. Così, pure diversi storiografi bizantini chiamano più volte Croati condottieri e il popolo di Dioclea. Persino il fondatore della dinastia serba Stefan Nemanja, padre di S. Sabba, ricevette il Battesimo latino a Ribnica oggi Podgoriza, perché li si trovavano solo sacerdoti latini.
In quel tempo esistevano le diocesi di Svacium (Svač), Oleinium (Dulcigno, Ulcinj) e Antibarum (Antivari, Bar), dapprima soffragiane del metropolita di Durazzo, poi di quello di Ragusa dal 1022, infine di quello di Spalato fino a quando nel 1087 Antivari non divenne sede metropolitana prima temporaneamente e dopo, dal 1178, permanentemente con una diecina di sedi suffraganee. Nel sec. XIII Antivari per merito di alcuni suoi zelanti presuli ebbe parte principale nella riconquista al cattolicesimo dell'Albania settentrionale e centrale. Non ebbe, invece, eguale successo nella difesa delle posizioni cattoliche nel territorio di Duklja, da quando questa venne incorporata alla Serbia ca. il 1180. Poco dopo questa terra risentì l'invasione della Chiesa nazionale serba, in- vazione agevolata dall'esistenza, così sembra, di diversi riti e lingue liturgiche fra i cattolici del luogo (monasteria Latinorum, Graecorum et Slavorum). Sabba Nemanjić, il santo nazionale serbo, subito dopo la fondazione della Chiesa autocefala serba nel 1219, eresse alcune sedi vescovili orientali anche nelle provincie cattoliche di Zeta e Chlemo-Hum (oggi Erzegovina). Più tardi, in particolare sotto il re Uroš II Milutin, si arrivò alle persecuzioni aperte di cattolici. Con la disgregazione del Regno serbo, dopo la morte del re Stafano Dušan (1331-55) la Chiesa
cattolica dei Concili regionali del monastero di Moraca del 1648 e 1653, non diede però risultato duraturo.
Le condizioni giuridiche della Chiesa furono definitivamente ordinate col Concordato tra la S. Sede e il Regno del Montenegro (1886).