I. GEOGRAFIA
Incerta è l'origine del nome, che risale al sec. XI; l'originario contado, sorto in epoca longobardanormanna ed aggregato poi alla Terra di Lavoro ed alla Capitanata, divenne provincia autonoma nel 1806. Il territorio ripete i caratteri del vicino Abruzzo, con una fascia interna di elevate masse calcaree (Meta, Matese) cui segue, verso l'Adriatico (dove il M. si stende dal Trigno al Saccone), un alternarsi di basse montagne e di colline argilloso-scistose (onde la frequenza delle frane). Come l'Abruzzo, il M. fu spesso funestato da terremoti. È paese prevalentemente agricolo-pastorale (cereali, vite, frutta), con scarso sviluppo di industrie (di recente le idroelettriche) e modesto artigianato tradizionale. La provincia di Campobasso, estesa 4445 kmq., contava nell'ultimo censimento (1936) 388,3 mila ab.; nel 1950 questi erano saliti, nonostante la notevole emigrazione, a 405 mila; la densità (90 ab. a kmq.) è tuttavia minore di quella dell'intero compartimento (110). Campobasso, la città più popolosa, si avvicina ai 30 mila ab.
Il. STORIA POLITICA. - Il M. comprende parte dell'antico Sannio (*Sannium, Samnites*), abitato dai Caudini, Pentri e Frentani, federati tra loro almeno in circostanze belliche, soggiogati dai Romani nel 288 a. C. Ebbero anche la peggio nella seconda guerra punica, per cui nel 179 a. C. la regione fu ripopolata con colonie liguri di condizione servile. Né toccò loro migliore fortuna allorché stettero coi Marsi contro Silla. Durante tali guerre, aspre e diuturne, le principali città sannitiche: Alfedena (*Alfadena*), Boiano (*Bovianum*), Sepino (*Saepinum*), Termolì (*Thermula*), Trivento (*Terventum*), Larino (*Larinum*), Isernia (*Aesernia*) e Venafro (*Venafrum*) vennero distrutte. Si ammirano tuttavia le rovine del foro romano di Attilia, le mura megalitiche di Sepino, i ruderi dei teatri romani di Boiano Vecchio e l'anfiteatro di La

rino. Durante le invasioni barbariche vennero pure abbandonate le vici consolari Valeria-Claudia ed Appia, che s'incrociavano ad Isernia per proseguire verso Boiano fino a Brindisi, nonché la Traiana, che costeggiava il M. lungo il litorale adriatico. Successero a queste le strade mulattiere e i tratturi, prima tra di esse la Barletta-Montecassino, comunicando con le Puglie, con l'Abruzzo e con la Campania.
Il M. fu invaso prima da Longobardi e Bizantini, Benevento (v.). Ricorre il nome di nove contee molisane, quasi tutte d'origine longobarda: Venafro, Isernia, Campomarino, Triveneto, Boiano, Sangro, Pietrabbondante, Termoli, Larino. Durante il periodo normanno Boiano col suo gastaldato figura come centro della contea molisana, le cui origini non sembrano anteriori al 1053. Un Ugo de Moles (de Molhousse), conte di Boiano, nel 1080 faceva costruire la Cattedrale della città. Sotto gli Svevi

sessioni dei Benedettini molisani in quel tempo. Un inventario specifico delle cose preziose in oro, argento, gemme e paramonti sacri per le chiese delle diocesi di Venafro, Isernia, Boiano, Guardialfiera e Trivento, reda
un altro Ugo de Molinis si qualifica conte di M. appellativo indi passato alla regione. Altri vorrebbero derivato il nome M. dal piccolo villaggio omonimo, fra Torello e Duronia: di cui però non si sanno le origini. Dal 1200 Pietro di Celano si propose di estendere la sua contea marsicana al M. e vi riuscì col dare in sposa a suo figlio Tommaso la contessa molisana Giuditta. In tal modo la contea marso-molisana poté estendersi dalla Marca di Ancona a Civitate di Puglia, e ribellarsi a Federico II che ordinava la distruzione delle sue forze. I Molisio appaiono di nuovo signori della contea molisana sotto gli Angioini fino a Roberto il Saggio, il quale investì di essa i Gambatesa, detti in seguito anche conti di Monforte. Da allora il M. restò aggregato prima alla Terra di Lavoro, indi alla Capitanata; nel 1806 entrò a far parte dell'Abruzzo, ma come provincia autonoma. Anche presentemente i paesi Urori e Portocannone ricettano colonie albanesi, ed Acquaviva Collecroce fin dal 1500 è abitata da slavi.
III. STORIA CRISTIANA
Quando e da chi ve nisse annunziato il Vangelo in questa regione non è dato conoscere con certezza. Santi e martiri, che Passioni tardive davano quali primi evangelizzatori locali, quando non sono del tutto leggendari, vengono oggi spiegati con postume traslazioni di reliquie da paesi lontani. Così s. Fotino o Potino, creduto di scopo di s. Pietro. S. Casto, presunto vescovo e martire di Trivento, può tutt'al più indifendiscarli all'omonimo martire africano, venerato in tanti altri paesi dell'Italia meridionale. I supposti martiri di Venafro, Nicandro e Marciano, appartengono a Tomis nella Mesia. Il s. Benedetto della cattedrale d'Isernia, esula completamente dalle liste episcopali.Il Lanzoni a proposito della lettera di s. Leone I (6 marzo 459) «universis episcopis per Campaniam, San-nium et Picenum constitutis», soggiunge: «Erano dunque parecchi e probabilmente fin dal sec. IV ». Le loro primitive residenze furono certamente le stesse città santo sopra ricordate. Nomi dei relativi vescovi possono rintracciarli dalla metà del sec. V per le diocesi di Alfedena, Alife, Boiano, Sepino e Venafro. Il vescovato d'Alfedena sarebbe stato nel sec. X trasferito a Trivento; mentre secondo altri la diocesi di Trivento sarebbe esibita fin dal sec. IV. La cattedrale di Termoli, ultimata nel sec. XII, è il monumento più insigne della regione. Il duomo di Larino fu completato nel 1319. La cattedrale
episcopale di Boiano è stata recentemente trasferita a Campobasso.
Con la conversione di Arechi, duca longobardo di Benevento nel 600, seguita in massa dai Longobardi del Sannio, cominciarono a sorgere nel M. grancie e monasteri benedettini, più o meno dipendenti da Montecassino, come p. es.: S. Pietro del Tasso a Carovilli, S. Marco a Carpinone, S. Pietro Avellana, S. Maria di Monteverde (Mirabello), S. Maria Decorata a Gildone, S. Maria Faifula a Montagnano, S. Benedetto a Pietrafraccia, S. Maria Casalpinto (Morrone), S. Benedetto di Pettinari (Ururi) ecc. Per arte, antichità e grandezza primeggiò fra tutti il monastero benedettino di S. Vincenzo martire al Volturno, fondato nel 703 dai longobardi Paldone, Tatone e Tasone. Dal Chro-nicon di questo monastero, scritto dal monaco Giovanni nel sec. XII, si viene a conoscere quali fossero le chiese, i monasteri e le possedimenti in quel tempo. Un inventario specifico delle cose preziose in oro, argento, gemme e paramenti sacri per le chiese delle diocesi di Venafro, Isernia, Boiano, Guardialfiera e Trivento, redatto al 20 ag. 1241, fu pubblicato da Evelina Jamison (v. BIBLICA). Il Santo più noto della regione è certamente Pietro d'Isernia, cernita del Morrone ed indi papa Celestino V (1204), Celestini (v.), e che tosto si propagarono anche in Francia. Sorsero così le badie celestine di S. Maria di Canneto presso Monfalcone del Sannio, di S. Maria della Strada presso Matrice, di S. Giorgio in Petrella Tifernina, di S. Maria degli Angeli a Ripalimosani, e così pure ad Isernia, Riccia, Guglionisi, Boiano e Campobasso. Durante il primo secolo francescano anche i Frati Minori fondarono conventi ad Isernia, Agnone, Campobasso, Serracapriola e Morrone del Sannio. Appaiono contemporaneamente le Clarisse di Agnone, Isernia e Frosolone. Il convento più noto dei Domenicani è il santuario della Madonna della Libera presso Cercemaggiore. I Cappuccini fondarono il primo convento a Termoli ca. il 1530 ed il secondo a Venafro nel 1573. Il convento dei Carmelitani a Venafro si fa risalire al 1328. In tempi posteriori aprirono qualche casa nel M. anche Teatini, Scolopi e Redentoristi. La situazione spirituale odierna del M. trovasi prospettata sotto le voci delle relative diocesi. - Vedi tmv. LXXXIV-LXXXV.