CELESTINI, ORDINE DEI

CELESTINI, ORDINE dei. - Fondato da S. Pier Celestino (papa Celestino V) verso il 1240, nella solitudine del monte Maiella. Urbano IV, il 'giugno 1263, diede la Regola di S. Benedetto al novello istituto, che venne a formare la Congregazione dei C. (chiamati in un primo tempo frati di Pietro Morrone) dell'Ordine benedettino, confermata da Gregorio X il 22 marzo 1274.
Osservavano la Regola di S. Benedetto nel suo rigore con statuti particolari, di cui si ha un primo abbozzo, insieme ai privilegi, nella bella Etsi cunctos di Celestino V (L'Aquila, 27 sett. 1294). Si concesse ai monaci anche la facoltà di confessare e di predicare, ciò che li ravvicinava agli ordini mendicanti. A capo dell'Ordine stava l'abate di S. Spirito presso Sulmona, eletto per un triennio dal Capitolo generale. Gli abati uscenti erano chiamati coabbates. Tutti gli altri monasteri erano retti da priori fino al 1616, quando Paolo V distinse i monasteri in abbazie (con almeno 12 monaci ed inservienti) e in priorati (con 6 monaci e inservienti). L'abito era una tonaca bianca e cappuccio nero e, per il coro, la cocolla nera. Lo stemma dell'Ordine era una croce sulla cui asta inferiore era una S. qualche volta, specialmente in Francia, affiancata da due fiordalis. Al tempo del suo massimo fiore l'Ordinante contava ca. 150 monasteri, di cui la maggior parte (quasi un centinaio) in Italia. Nella Francia, dove l'Ordine fu introdotto da Filippo IV il Bello (1300), raggiunse una certa floridezza con 21 monasteri, ma l'autorità dell'abate generale vi fu soppiantata dal provinciale introdotto verso la fine dello scisma d'Occidente. Sorsero molte controverse tra i due rami, specialmente perchè i Francesi erano riusciti ad occupare i monasteri di S. Benedetto a Norcia e di S. Maria di Collemaggio a L'Aquila.
Nel 1368 l'Ordine fu introdotto da Carlo IV in Boemia a Oybyn, donde sciamò a Königstein. In Inghilterra vi era una casa, come in Spagna (Barcellona) e nel Belgio (Hevelés presso Lovanio). Non mancarono uomini illustri per dottrina ed anche per santità.
La soppressione cominciò in Francia per opera della Commissione dei Regolari. Vi esistevano allora (1768) 19 case con 165 religiosi. Clemente XIV cercò invano di salvarli con una riforma (1° marzo 1773). Pio VI, tra il 1776 e il 1789, li soppresse in Francia. Nessun monastero sopravvisse alla Rivoluzione Francese. Nel regno di Napoli i C. in gran parte furono privati delle rendite nel 1789 e soppressi dal governo nel 1807, nel resto d'Italia furono nel 1810 soppressi da Napoleone né si riebbero più. Ebbero però ancora tre vescovi: F. M. Cipriani di Veroli (1814-43); F. S. Durini dei Marsi (1818-23), poi d'Aversa (1823-44); L. Zannini di Veroli (1854-1875), m. ca. il 1861.
Un tentativo di far rivivere in Francia i C., per opera di d. Giovanni Aurélien, autorizzato dalla Congregazione dei Vescovi e Regolari con un rescritto del 9 marzo 1872, fallì. Dai C. bisogna ben distingere i «Poveri eremiti di papa Celestino», spirituali francescani autorizzati da Celestino V nel 1294 e soppressi da Bonifacio VIII nel 1302.

Bibl.: Non esiste in stampa una storia generale dei C. Molto materiale inedito si trova negli archivi e nelle biblioteche d'Italia e di Francia. Altro si trova nelle vite di S. Celestino V, p. 1, L. Marino, Vita e miracoli di S. Pietro del Murrone già Celestino V, Milano 1630. C. Telera, Historie sagre degli uomini illustri per santità della Congregazione dei C., Bologna 1648, Napoli 1689; Ch. A. Peschek, Geschichte der Celestiner des Oriens, Zittau 1840; V. Zecca, Memorie artistiche storiche della Italia di S. Spirito sul monte Maiella, Napoli 1858; D. Aurélien, La vie admirable de... s. Pierre Celestin, Bar-le-Duc 1873; Ch. Gérin, in Revue des questions historiques, 19 (1876), pp. 509-12; L. Leccastre, Abbayes, prieurés et couvents d'hommes en France... en 1768, Parigi 1902; R. Roussel, Histoire de l'abbaye des Celestins de Villeneuve-les-Soissons, Soissons

CELESTINO V ed il VI centenario della sua incoronazione, L'Aquila 1894, pp. 371-80; J. Besse, Celestins, in D'ThC, II, coll. 206-68; M. Heimbucher, Die Orden und Kongregationen der hastlichen Kirche, I, 3a ed., Paderborn 1933, pp. 212-14.
Le più antiche costituzioni sono inedite. Tra le edite sono: Constitutiones Coelestinorum O. S. B., Roma 1629, riprodotte da L. Holstenius-M. Brockie, Codex Regularum, IV, Augusta 1759, pp. 497-596; Constitutiones Fratrum Coelestinorum praedinigeriae franco-gallicanae, Parigi 1670.