BENEVENTO, ARCIDIOCESI di. - Arcivescovato tra i più estesi dell'Italia meridionale, con sede in una città ricca di storia e che fu capitale prima di un ducato, poi di un principato, sottoposto quindi alla diretta autorità della S. Sede. Ne sono suffraganee le diocesi di S. Agata dei Goti, Alife, Ariano, Ascoli Satriano e Cerignola, Avellino, Boiano, Bovino, Larino, Lucera, S. Severo, Telese, Cerreto e Termoli nella Campania, in Puglia e nel Molise. L'arcidiocesi beneventana, nella provincia omonima (superficie 2500 kmq.) e per la minor parte in quella di Avellino, confina con le diocesi di Avellino, Ariano e Cerreto e col territorio dell'arcidiocesi di Conza. Ha 160 parrocchie con 268 sacerdoti diocesani e 105 regolari, ca. 335.000 ab. (1948). Patrono s. Bartolomeo apostolo.
I. STORIA
Sul declivio d'un colle, detto della Guardia (m. 135), alla confluenza del Calore con il Sabato, sorse Malventum, la città sannita che lungamente guerreggiò con Roma. Prima di diventare colonia romana, vide la vittoria di Curio Dentato su Pirro; il bonus eventus fu tramandato con il nome stesso della città, che fu da allora in poi B.Il primo vescovo storicamente accertato è s. Gennaro (v.), vittima della persecuzione di Diocleziano. Il secondo, Teofilo, presente al Concilio romano del 313. Un secondo Gennaro è legato del Papa, al Concilio di Sardica del 341. Nel 404 un altro vescovo di B. portò a Costantinopoli una lettera del papa Innocenzo I in favore di s. Giovanni Crisostomo, all'imperatore Arcadio. Alla seconda metà del sec. v appartiene il vescovo s. Tammaro; Epifanio agli anni 494-99 (cf. Jaffé-Wattenbach, 657, 736-37). Nel 545 la città fu presa da Totila che ne rase al suolo le mura. Il generale bizantino Narsete la risollevò dalle sue rovine ridotta a un piccolo villaggio.
Tempi migliori riservava l'invasione longobarda: una colonna dei nuovi occupanti si spingeva fino nel Sannio, e vi dava vita, sotto la guida di un primo duca, Zottone, verso l'anno 571, ad un ducato longobardo, esteso presto a gran parte dell'Italia meridionale, più tardi divisa in ventiquattro contee. Al pari di Alboino, Zottone era un barbaro; e prima che su di lui e i suoi si estendesse l'influsso della civiltà romana e della Chiesa, la violenza della barbarie si esercitò sui luoghi sacri e sui sacerdoti. Verso il 589 l'abbazia di Montecassino era distrutta e, negli stessi anni, Zottone avrebbe fatto uccidere ben ottanta cristiani per non essersi piegati a pratiche pagane.
I longobardi beneventani lasciarono l'arianesimo sotto il duca Arechi che del ducato fu il grande riorganizzatore. Poco avanti l'anno 600 col suo Battesimo apriva la via alla conversione in massa del suo popolo e il 15 dic. del 600 faceva consacrare la Cattedrale restaurata e ingrandita, dedicata alla Vergine; tanto egli stesso che il vescovo di B. furono in relazione col pontefice Gregorio I. Nel 662 l'imperatore Costante II assediava B: la leggenda, inserita nella liturgia beneventana, riferisce che un prete longobardo, di nome Barbato, si sarebbe fatto garante della liberazione dall'assedio se il duca Romualdo avesse posto fine alle superstiti forme di paganesimo. Costante II fu costretto a togliere da lì a poco l'assedio; e Barbato poté solo allora segnare la fine del culto del noce sacro e della vipera d'oro che lo stesso duca, ormai cristiano, venerava in segreto nel suo palazzo. Dal 663 Barbato fu vescovo e si unì al seggio di B. quello di Siponto (l'unione sarebbe durata quattro secoli) con tutela del celebre santuario di S. Michele del Gargano. Arechi aveva avviato il ducato ad una quasi indipendenza dalla corona longobarda; durante il sec. VII e l'VIII il prestigio dei duchi e la potenza dello Stato ancor più si accrebbe; animati da zelo di neofiti, Romualdo e la moglie, Teodorada, eressero chiese e conventi. Solo per breve tempo il re Liutprando riuscì a far valere la sua autorità perché ben presto B. riprese la sua autonomia; consacrata con l'erezione del chioatro di S. Sofia, iniziata verso la metà del sec. VIII dal duca Gisulfo e compiuta, con l'attigua chiesa, da Arechi II nel 760.
Secondo artefice della fortuna di B. fu Arechi II, sposo di Adelperga figlia di Desiderio, che dalla caduta del regno longobardo prese occasione di assumere il titolo di principe e radunare intorno al principato meridionale tutta la sua gente superstite, continuando la tradizione longobarda. L'importanza di B. non sfuggì a Carlomagno: ma i suoi tentativi non raggiunsero lo scopo e l'imperatore morì avanti che la sua signoria sul ducato potesse essere altro che nominale. B. tentò poi di destreggiarsi abilmente tra Bizantini, Saraceni, Franchi e


(da F. Ebrie - P. Liebaert, Specimina coelicum latinorum, Lipsia 1932, tov. II)
Il papa Giovanni XIII, nel 969, elevava B. e Siponto a sede metropolitana, e così Landolfo I assumeva la dignità di arcivescovo. Durante il sec. XI la circoscrizione si accrebbe fino ad avere venticinque chiese suffraganee, come i rilievi delle celebri porte bronzose duecentesche della Cattedrale illustrano, con la rappresentazione dei venticinque vescovi. L'arcivescovo di B. ebbe singolari privilegi, lentamente cancellati dal tempo: tiara e pallio, in forma di omophorion, come l'arcivescovo ravennate; sigillo plumbeo ai diplomi, come gli atti papali, e il farsi precedere nelle pubbliche cerimonie di culto dalla S.ma Eucaristia.
Un nuovo periodo della storia beneventana si aprì alla metà del sec. XI sotto Leone IX. Nel 1050 il Papa scomunicò i beneventani, che il fiero sentimento autonomistico aveva reso turbolenti e ribelli all'autorità imperiale di Enrico III. L'anno successivo però, venuto fra essi ed accolto con entusiasmo, Leone concepiva il disegno di unire con vincoli non più soltanto spirituali ma temporali il principato alla Chiesa. Egli veniva ad un accordo con Enrico III, per cui i diritti della S. Sede su Bamberga erano scambiati con la retrocessione di quelli imperiali su B. Nel 1053 alla
testa di un esercito il Papa fece il suo ingresso nella città, e scacciatone il principe Landolfo III vi lasciò in suo nome un governatore. La presa di B. era un preludio della nuova politica di diretto intervento della Curia nel mezzogiorno; scontratosi con la nuova potenza normanna, Leone IX era vinto e fatto prigioniero, alla battaglia di Civitate, da Roberto il Guiscardo, coalizzato con i principi longobardi. La prigionia del Pontefice in Benevento produsse il capovolgimento dei rapporti; la Chiesa riconobbe ai Normanni il dominio sui paesi conquistati come a propri vassalli, facendone i suoi più vicini difensori. Nel 1077, però, in luogo dell'ultimo principe longobardo, Landolfo VI, la Chiesa consolidava il suo dominio su B. Al tempo di Gregorio VII, difatti, la città e il territorio erano governati da rettori, e nel 1059 Niccolò II aveva tenuto in B. un notevole Concilio; da quell'anno le visite dei Pontefici e i concili furono frequenti. Vi si recarono Gregorio VII nel 1073, una prima volta, e poi una seconda nel 1080, quando vi riceveva a penitenza Roberto il Guiscardo e gli confermava l'investitura del Mezzogiorno; Vittore III e Urbano II sul finire del sec. XI; Pasquale II al principio del XII.
Tra il 1130 e 1139, B. fu la roccaforte di Anacleto II contro Innocenzo II; ma l'odio antinormanno gettò parte della cittadinanza nelle braccia di Innocenzo. Poco dopo l'arcivescovo, Pietro II, veniva ucciso dai Beneventani in rivolta per il sospetto di relazioni da lui tenute con Guglielmo di Sicilia, che aveva di recente assediato Adriano IV devastando il territorio. In breve B. dava di nuovo asilo ai Pontefici per sottrarli alla violenza del Barbarossa. Alessandro III vi soggiornava per tre anni (1167-70). Nel secolo seguente, Federico II, in guerra con la S. Sede, distruggeva gran parte della città, iniziandone la decadenza. Tuttavia, considerata pupilla della Chiesa che ne restaurò le ferite, B. fu conservata alla S. Sede nel trattato per la cessione del regno a Carlo d'Angio; e sotto le sue mura, nel 1266, si combatté la battaglia decisiva per le sorti del Mezzogiorno tra Carlo e il figlio di Federico II, Manfredi. Nel 1378, durante lo scisma d'Occidente, che vide due arcivescovi agire in contrasto nella città, Giovanna I si impadronì di B. Dal 1429 al 1436 ne fu arcivescovo Gaspare Colonna, pastore zelante e munifico, che, pur non essendo compromesso nella rivolta dei Colonna contro Eugenio IV, fu chiamato a Roma, imprigionato in Castel S. Angelo e, restituito alla sua sede, vi morì precocemente di dolore. Anche Alfonso V d'Aragona, nel 1440, attentò alla sovranità pontificia sulla città; e così re Ferdinando nel 1482. Alla sua volta, Alessandro VI alienò per un momento il principato a favore del proprio figlio, Giovanni duca di Gandia. Ancora, nel 1528, le truppe imperiali occuparono, per ordine di Carlo V, B., restituita tuttavia l'anno appresso.
Sul finire del Seicento, proprio quando doveva intervenire a desolarla, come poi nel 1702, un terribile terremoto, B. ebbe come pastore una figura tra le più insigni del tempo, il card. Vincenzo Maria Orsini, domenicano, che rinnovò la vita religiosa della diocesi e seppe risollevere la città dai danni di due terremoti, prima di essere eletto papa sotto il nome di Benedetto XIII (v.). Anche dopo, non volle abbandonare la diretta cura della diocesi tanto a lui cara, sicché solo alla sua morte B. ebbe un suo arcivescovo, Sinibaldo Doria.
Nativi di B. furono i papi Felice IV, Vittore III, Gregorio VIII; tra BORGHESIA (v.) e Bartolomeo Pacca (v.).
Numerosi fin dagli antichi tempi gli Ordini religiosi maschili e femminili stabilitisti nella diocesi beneventana. Ricchi di documenti gli archivi di B.: quello capitolare e quello di S. Sofia, presso cui sono stati ordinati il museo
e la biblioteca provinciale. Gli istituti scolastici locali hanno una buona tradizione di studi.
II. VICENDE DALLA FINE DEL 1700 AL 1860
Dopo aver fatto parte dei domini pontifici sin dal sec. XII, e dopo esser stata dai napoletani, anche per solidarietà familiare borbonica, oggetto di arbitraria occupazione nel 1750 e nel 1768, B. fu tolta di forza alla signoria ecclesiastica nel genn. 1799 da un corpo di 3000 francesi agli ordini del generale Brusier, che, fra l'altro, si impadronì del famoso tesoro della Cattedrale e dei fondi del Monte di Pietà. I repubblicani assaliti dalla gente del luogo e fuggiti in Capua con il ricco bottino, tornarono in breve all'attacco ed il commissario Carlo Pop vi elevava l'albero della libertà. Spenta la repubblica partenopea B. tornò prima sotto i Borboni, quindi il 5 ott. 1800 sotto il governo pontificio. Ceduta, poi, con decreto napoleonico datato a St. Cloud il 5 giugno 1806 in feudo ducale al Talleyrand ed ai suoi discendenti, il 21 luglio seguente ne prendeva possesso, a nome del feudatario, Alessandro Dufresne de St-Léon, presto sostituito come governatore dall'alsaziano Luigi de Beer. In parte utile fu l'amministrazione civile, cui successero brevi parentesi murattiane ed austriache (1814) sino a che, per decisione del Congresso di Vienna (1815), B. non fu restituita all'antico sovrano.Segui tosto un periodo di agitazioni per causa delle sette, in particolare di quella dei Carbonari; sicché allo scoppio dei moti del 1820, dopo misure repressive e un grave conflitto presso la Cattedrale, il delegato apostolico mons. Olivieri dovette allontanarsi ed il 16 luglio fu costituito un governo provvisorio, che, fra l'altro, cercò, benché invano, di realizzare l'annessione di B. e dei territori contermini al vicino regno di Napoli. Nove mesi dopo, tuttavia, a causa della sconfitta dei costituzionali e dell'intervento austriaco ritornava il governo pontificio. L'attaccamento della maggior parte degli abitanti e l'accorta opera di governo del delegato mons. Gioacchino Pecci, poi Leone XIII, fecero sì che ulteriori conati fusionistici col Napoletano, cadessero completamente nel vuoto. Nel dic. 1848 una deputazione di beneventani si recò a far omaggio a Pio IX esule a Gaeta, e, data la totale tranquillità, il 12 ott. 1849 Pio IX poteva visitare quell'estremo lembo dei suoi territori.
Alcuni torbidi verificatisi nel 1855 per la cattiva gestione comunale trovarono il governo pronto a far esemplare giustizia con lo scioglimento del relativo consiglio e con opportune misure risanatrici. Ma trame avviate sin dal maggio 1860, e, più, la travolgente avanzata garibaldina ed il tramonto del regime borbonico, provocarono il 3 sett. l'improvvisa partenza del delegato mons. Agnelli, e, quindi, il decreto di Garibaldi del 25 ott. che metteva fine al dominio pontificio.
III. ARTE
Le rovine più antiche, le iscrizioni rinvenute negli scavi e le monete con dicitura greca mostrano l'impronta dell'arte ellenica e le relazioni con le colonie greche della Campania e della Magna Grecia. Il più grandioso monumento dell'epoca romana è l'Arco Traiano denominato anche Porta Aurea per il pregio delle sculture che rappresentano i fatti più salienti della vita dell'imperatore. Altri resti del periodo romano sono: il teatro a tre ordini di arcate e con la scena quasi intatta, i ruderi di un vasto emporio romano, tratti della Via Appia ancora ben lastricati, l'obelisco egizio e la statua del dio Api. Al periodo longobardo risalgono mura e fortilizi presso Ponte Arsa, una necropoli con tombe dei secc. VII e VIII e la chiesa di S. Sofia.Il Duomo, con l'annesso palazzo arcivescovile, fu costruito nel sec. VII dal vescovo David, e poi fatto rifare a tre navate, nel sec. IX, dal principe Sicone, ed a cinque navate da Ruggiero, arcivescovo di B. (1179-1221); il quale lo fece anche completare della facciata, analoga a quelle delle cattedrali pugliesi, costruita con avanzi di edifici romani e di tombe di principi longobardi (è tuttora incompleta). Notevoli in essa il rosone centrale a sei colonnine inframezzate da musaici e le porte di bronzo (fine del sec. XII, principio del sec. XIII) ritenute da alcuni critici opera di un maestro locale, da altri provenienza bizantina, con scene della vita di Cristo. Nell'interno le colonne della navata centrale provengono da un edificio romano, le altre furono fatte porre da papa Benedetto XIII al posto di quelle di Ruggiero crollate in seguito a scosse sismiche. I quadri sopra le arcate con Profeti ed Apostoli risalgono alla metà del sec. XVIII: quelli con Elia e Daniele sono del beneventano Albano. Degni di rilievo gli amboni finemente lavorati dell'altar maggiore, opera di Nicola da Monteforte (1311), lo stesso altar maggiore del Meomartini (1ª metà del sec. XIX) ed il tesoro metropolitano, fra cui la cattedra in ferro battuto (sec. XI) detta di s. Barbato, assottigliato durante l'occupazione francese. Il campanile, nel quale è incastrato un curioso bassorilievo di epoca romana dal quale è derivato lo stemma di B., risale al 1273 per l'interessamento dell'arcivescovo Romano Capo di Ferro. In seguito agli ultimi eventi bellici il Duomo ha subito notevoli danni; sono rimasti intatti soltanto la facciata, il campanile ed alcune colonne. L'opera di rifacimento e di restauro è tuttora in corso.
Sono inoltre notevoli il castello più volte restaurato, ridotto nel 1321 allo stato attuale, ex convento delle Benedettine ed ora sede del museo provinciale ora molto danneggiato: l'Arco del Sacramento ora spoglio delle sculture, il monumento barocco a papa Benedetto XIII, le biblioteche, fra cui quella ricca di codici del capitolo metropolitano, e il ponte sul Calore rifatto dal Vanvitelli.

Già Arechi l'aveva dotato di copiosissime rendite, ma i suoi possedimenti si vennero ancor più accrescendo in seguito. La commenda ne segnò la fine. Con il consenso del commendatario card. Ascanio Colonna, passò nel 1590 ai Canonici regolari del Salvatore di Bologna; dal 1834 vi sono i Fratelli delle Scuole cristiane. L'archivio è sparso in vari luoghi in B. Il manoscritto della celebre Cronaca del monastero è ora alla biblioteca Vaticana.
Della basilica che Arechi aveva ricostruito ad imi-
tazione della S. Sofia di Costantinopoli nulla più resta; solo un piccolo portale, monco, con una lunetta contenente un bassorilievo, che reca l'effigie di Arechi, in ginocchio presso s. Mercurio che lo raccomanda al Redentore e alla Vergine. Un commendatario vi ha aggiunto la sua arma.
Anche il chiostro adiacente alla modesta chiesetta attuale, non è il primitivo: rimonta in parte al sec. XII ed ha nel mezzo un antico capitello, adattato a servire da puteale. - Vedi Tav. LXXXI.
V. REGIONE CONCILIARE BENEVENTANA
È una delle regioni in cui fu ripartita l'Italia, ai fini della celebrazione dei concili regionali in luogo dei concili provinciali (v. IV), con provvedimenti della S. Congregazione Concistoriale del 15 febbr. e 22 marzo 1919 e 29 sett. 1933 (AAS, 11 [1919], pp. 72-74, 176; ibid., 25 [1933], p. 466). Essa comprende i territori delle province ecclesiastiche di B.e di Manfredonia, e inoltre le diocesi di Foggia e di Troja, e l'abbazia nullius di Montevergine.
In B., capoluogo della regione, ha sede il tribunale ecclesiastico regionale per le cause di nullità di matrimonio; esso giudica, oltre che in prima istanza, anche in appello per le cause che in prima istanza sono state giudicate dai tribunali regionali abruzzese (Chieti) o pugliese (Bari). L'appello contro le sentenze del tribunale regionale beneventano va proposto o al tribunale regionale campano (Napoli) o alla Sacra Rota (cfr. Pio XI, motu proprio Qua cura, 8 dic. 1938, in AAS, 30 [1938], pp. 410-13).