MOLINOS, MIGUEL DE

MOLINOS, MIGUEL de. - Quietista, n. a Mu-
niesa (Spagna) il 29 giugno 1628, m. a Roma il

28 dic. 1696. Prete nel 1652, fu inviato a Roma nel 1663 come procuratore della causa del ven. Francesco Simon. A Roma rimase e diventò celebre come consigliere spirituale e scrittore di mistica. Per le sue opere fu incarcerato dal S. Uffizio nel 1685; processato, abiurò i suoi errori quietistici nel sett. 1687. La bolla *Caelestis Pastor* di Innocenzo XI (20 nov. 1687) condannava come eretico formale il M. stesso.

M. pubblico *Giulio* *Spirituale* *quale* *desembarazza* *al* *alma* *y* *la* *conduce* *per* *il* *interior* *camino* *para* *alcanzar* *la* *perfetta* *contemplazione* *y* *el* *rico* *tesoro* *de* *la* *interior* *paz,* (Roma 1675); *Breve* *trattato* *de* *la* *comunione* *cuotidiana,* (ivi 1675); *Cartas* *escritas* *a* *un* *caballero* *espanol* *desengañado* *para* *animare* *a* *tener* *oración* *mental* *dandole* *modo* *para* *ejercitar* (ivi 1676).

Le teorie mistiche del M. condannate, rappresentano la formulazione più precisa e cosciente del movimento quietista (v. QUIETISMO): le sfumature del suo misticismo sono sottilissime, le espressioni sono della più squisita ed evanescente psicologia letteraria: questo spiega l'infatuazione che si ebbe a Roma del M. prima del suo imprigionamento, ma chi vada al di sotto di una lettura superficiale trova una lucida e tagliente sottostruttura teologica. Il M. sosteneva che il volere operare attivamente è un'offesa a Dio e che bisogna invece abbandonarsi a lui e rimanere indi come corpo morto; che l'attività naturale è nemica della Grazia ed impedisce la vera perfezione; che senza operare l'anima si annichila, tornando così al suo principio che è Dio e divinizzandosi così che Dio e l'anima non sono più due esseri uniti ma uno soltanto; che nella contemplazione ogni riflessione è nociva anche se diretta sulle proprie azioni e sui propri difetti; che chi ha donato a Dio il libero arbitrio non deve più aver cura della propria perfezione, né della virtù, né della propria santità, né della propria salvezza, e non deve preoccuparsi delle tentazioni; non deve far loro nessun atto di resistenza se non negativo, e se la natura si muove, la si lasci muovere perché è natura (talora gli atti carnali sono compiuti direttamente dal demonio senza il consenso); che nella contemplazione acquisita non si possono commettere più peccati.

La condanna del S. Uffizio verteva anche sulla vita pratica del M.; non è dato conoscere fino a qual punto e quanto si macchiasse, con la giustificazione della contemplazione, di colpe carnali; le testimonianze contemporanee accusano il M. di varie turpitudini. Quanto all'importanza del M. nel quadro della storia del quietismo italiano bisogna andar cauti: l'affare M. è stato certo il più clamoroso, ma non è stato né l'unico né il primo, perché il quietismo in Italia era già florido prima della venuta del M.

BIBL.: P. Dudon, *M. M.*, Parigi 1921 (con la bibl. precedente); J. Entrambasaguas, *M. M.*, Madrid s. a.; M. Petrocchi, *Il quietismo italiano del Seicento*, Roma 1948, passim (con altra bibl.); F. Nicolini, *Su M. M.*, *P. M.*, *Petrucciani* *altri* *quietisti* *segnata* *mente* *napoletani*, estratto da *Boll. dell'Arch. stor. del Banco di Napoli*, 1° puntata, Napoli 1951, pp. 9-122. Massimo Petrocchi