MOLINA, LUIS DE

MOLINA, Luis de. - Teologo gesuita, che ha molinismo (v.), n. a Cuenca (Nuova Castiglia) nel 1536, m. a Toledo il 12 ott. 1600. Religioso ad Alcalá (1553), fu subito inviato a Coimbra a compiere i suoi studi. Nominato professore di dogmatica a Evora, vi rimase un ventennio (1566-1586).

Essendosi accesa anche in Spagna la controversia originata a Lovanio dalle tesi teologiche con le quali il Lessio, per tutelare la libertà dell'arbitrio creato, negava l'efficacia intrinseca della Grazia e sosteneva la predestinazione post praevisa merita, M., nell'intento di trovare un punto d'intesa con le opposte dottrine dei Domenicani, pensò di sviluppare e applicare alla questione della Grazia il concetto di prescrizione divina dei futuribili mediante la scienza media, come già era stato indicato dal Fonseca. Nacque così la Concordia liberi arbitrii cum Gratiae donis, divina praescientia, providentia, praedestinatione et reprobatione ad nonnullos primae partis D. Thomae articulos (Lisbona 1588), con una presentazione elogiativa del domenicano Bartolomeo Ferreira, censore delegato dell'Inquisizione portoghese. Ebbe altre numerose edizioni (Cuenca 1592, Lione 1593, Venezia 1594); l'ultima è quella di Parigi (1876), nella quale il titolo è leggermente mutato.

Il governatore del Portogallo, card. Alberto d'Austria, cui l'opera era dedicata, ne impedì la vendita Bánéz (v.), il quale la fece esaminare dall'Università di Salamanca, che vi riscontrò alcune proposizioni censurabili. Il cardinale rimise tali censure al M., che rispose con una memoria, aggiunta in appendice all'edizione, di cui fu allora permessa la vendita. L'opera, come il titolo indica, è un ampio commento alla Sum. Theol., 1ª, q. 14, a. 13, q. 19, a. 6; q. 22 e 23. Essa però non ottenne il fine irrenico propostosi dall'autore, poiché acui la discussione sulle dottrine in essa esposte, tanto che Clemente VIII avocò a sé il giudizio sull'opera e su tutta la questione (v. CONGREGAZIONI ROMANE, SACRE, III). Per oltre 20 anni incombette sulla Concordia il pericolo di una condanna. M., per prepararsi meglio alla difesa, lasciò Evora per il Collegio di Cuenca. Qui attese a due nuovi lavori: i Commentaria in primam Divi Thomae partem (2 voll., Cuenca 1592, Lione 1593, Venezia 1594) e il De iustitia et iure (6 voll., in parte pubblicati postumi; ed. parziali: Cuenca 1593, 1597, 1600, Anversa 1609; ed. completa: Colonia 1613, Venezia 1614, Anversa 1615). Nel 1600 dal visitatore della provincia di Toledo venne chiamato a Madrid per occuparvi la cattedra di teologia morale da poco istituita, ma morì dopo soli sei mesi.

Il M., religioso esemplare e di profonda vita interiore, fu dalle circostanze messe a capo di una delle più celebri correnti dogmatiche moderne. L'importanza di M. non è però ristretta al campo della teologia dogmatica, in cui il suo apporto personale fu limitato ad una sola questione.

Egli eccelle come giurista e moralista. Nel suo De iustitia, non ha fatto soltanto della casistica, ma, insistendo sulla filosofia del diritto, ha cercato di porre un fondamento scientifico alle soluzioni ed ha contribuito assai a lungiare i rapporti tra Stato e Chiesa e a indicare, almeno in linea di principio, la soluzione delle questioni economiche che già al suo tempo si facevano sentire.

BIBL.: Sommervogel, V. coll. 1167-79; Th. de Régnon, Báñez et M., Parigi 1883; X. M. Le Bachelet, Prédestination et Grâce efficace. Controuvers dans la Compagnie de Jésus au temps d'Acquaviva, Lovanio 1931; Fr. Stempüller, Zur Literaturgeschichte der Philosophie und Theologie an den Universitätn Evora und Córdoba im 16. Jahrhundert, Münster 1931; E. Vansteenberghe, V. in DTHC, VII, col. 261; L. Izaga, El p. Luis de M. internacionalista, Madrid 1936; J. Rabeneck, De L. de Molina situa-dorum philosophiae curriculo, in Archivum historicum Societatis Fes, 6 (1937, pp. 291-302; B. Anselmo, I principi della dottrina di L. M. sulla guerra giusta, Roma 1943; L. Garcia Prieto, La poesia y la guerra. M. y la escuela española del siglo XVI in relación con la ciencia y el derecho internacional moderno, Saragozza 1944. Corrado Baisi