MONITA SECRETA. - Codice di istruzioni attribuite al p. generale dei Gesuiti, C. Aquaviva, e dirette ai superiori, intorno ai vari metodi da adoperare per potenziare l'influenza e il potere della Compagnia di Gesù.
Mezzi principali: carpire vocazioni di giovani ricchi per impossessarsi delle loro eredità; dirigere le vedove agiate, persuadendole a non risposarsi e lasciare i loro beni all'Ordine; cercare con ogni mezzo la dignità vescovile e le altre dignità ecclesiastiche, discreditare i membri degli altri Ordini, ecc.; tutto, però, senza parere, mostrando le intenzioni più rette e spirituali, e all'occorrenza, facendo anche qualche concessione alle anime deboli e sensibili. L'opera, con il titolo primitivamente di Monita privata Societatis Jesu, fu sparsa prima in copie manoscritte, poi stampata a Cracovia nel 1614 (con la falsa indicazione di Notobrigae 1612); e, considerata o anche voluta
considerare come autentica, almeno come espressione della condotta segreta dei Gesuiti, contò subito centinaia di edizioni fino ai nostri giorni, talora con altri titoli più piccanti, e fu sfruttata senza nessuna logica né ritengo.
L'autore è l'ex-gesuita Gir. Zahorowski, licenziato dall'Ordine nel 1613 come perturbatore della pace domestica, poi parroco di Gozdziec, che volle vendicarsi del trattamento subito. L'indole libellistica e velenosa dell'opuscolo lo fece condannare ben presto dall'Indice (decr. 10 maggio 1616, promulgato il 28 dic. 1616); mentre il vescovo di Cracovia, Tylicki già lo aveva condannato con decreto del 20 ag. 1616, e suscitò d'altra parte una serie di apologie, fin dal 1615 con il p. M. Bembus e dal 1616 con il p. J. Gretser, arrivando fino ai nostri tempi. Lo stridente contrasto tra le accuse del libello e le norme e Costituzioni dell'Ordine, la puerilità delle prove arreate fecero sì che molti, anche avversari dei Gesuiti, e pure protestanti, si ricusassero di riconoscerlo autentico e lo ritenessero nulla più che un libello satirico e diffamatorio.