MONETA

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MONETA. - Pezzo di metallo di determinato peso, di forma generalmente rotonda e recante sulle due facce o, più raramente, su una sola, una figurazione e una leggenda o soltanto una di esse. Il diritto della m. è la faccia che presenta il tipo principale o più interessante da un punto di vista storico, archeologico o artistico; il rovescio è la faccia che mostra elementi di secondaria importanza rispetto al tipo principale.

L'invenzione della m. non si può collocare esattamente nel tempo o nello spazio, ma va piuttosto considerata come il risultato della lenta evoluzione del mezzo di scambio metallico, evoluzione causata dall'estendersi e dal complicarsi delle relazioni commerciali, e che trova l'ultimo suo grado di sviluppo nella innovazione per cui lo Stato monopolizza la emissione della m., fissando e garantendone nel contempo tipo, lega metallica e peso. In Occidente quest'ultima è definitiva fase di sviluppo si compie nel sec. VII a. C., nel mondo ellenico. Alla metà del IV sec. anche Roma inizia la emissione di una propria m.

Anche nell'antichità, come nei tempi moderni, i metalli monetati furono, salvo eccezioni, l'oro, l'argento e il bronzo. L'oro fu il metallo base del sistema monetario del mondo orientale (Lidia, Persia) dapprima, delle grandi monarchie ellenistiche (Macedonia, Siria, Egitto) poi e infine dell'Impero Romano e dell'Impero Bizantino. Fu sempre contato quasi puro sia presso i Greci che presso i Romani fino all'Impero Bizantino. L'argento fu invece la base della monetazione presso i Greci, di cui costituì per parecchi secoli l'unico metallo monetato, e presso i Romani della Repubblica che lo coniarono in grande abbondanza insieme al bronzo. Quest'ultimo fu la vera m. delle popolazioni italiche ed ebbe parte grandissima anche nella monetazione di Roma, di cui costituì, prima della coniazione dell'argento, l'unica m. e dove rappresentò sempre una parte preponderante della circolazione, anche nell'età imperiale.

I sistemi di fabbricazione della m. adottati nell'antichità furono due: coniazione e fusione; col primo, più frequentemente usato, il tondello di metallo liscio veniva battuto fra due coni, recanti in incavo il tipo che doveva essere impresso su una o sulle due facce; col secondo, il metallo fusio veniva calato in una forma in incavo del pezzo da monetare, sicché nel medesimo tempo si aveva tanto il tondello quanto l'impronta sulle due facce. Naturalmente il processo di fabbricazione dei coni era molto più complesso di quanto non lo sia oggi e maggior valore avevano l'abilità tecnica e le capacità artistiche dell'incisore. Un fenomeno che si riscontra di frequente nella antichità, e non insolito anche nell'epoca moderna, è l'alterazione ufficiale della lega della m. Ciò avvenne solamente per l'argento, avendo l'oro conservata sempre la sua purezza. Insieme all'alterazione della lega si ha una altra forma di frode monetaria, quella delle m. subarete, m. cioè composte di un'anima di metallo vile, generalmente rame, ricoperta di una sottile pellicola di argento. Tale sistema fu adottato varie volte nell'antichità e ne conservano memoria le m. rimaste e le fonti letterarie.

BIBL.: E. Babelon, Traité de monnaies grecques et romaines, parte 1ª, t. I, Parigi 1901; P. Gardner, A history of ancient coinage, Oxford 1918. Franco Panvini Rosati