MONTAGNA, BARTOLOMEO

MONTAGNA, Bartolomeo. - Pittore, n. forse a Orzinuovi (Brescia), attivo a Vicenza dove m. l’11 ott. 1523.
MONTAGNA, Bartolomeo. - Pittore, n. forse a Orzinuovi (Brescia), attivo a Vicenza dove m. l’11 ott. 1523.

Nel 1482 fu incaricato dalla Scuola grande di S. Marco, a Venezia, di eseguire, con Giovanni e Gentile Bellini e L. Bastiani, alcune tele che vennero distrutte in un incendio nel 1485. A Venezia egli poté aggiornarsi a contatto con le opere di Giov. Bellini, con cui fu confuso nella Pietà della Pinacoteca Vaticana (poi riconosciuta cimasa della pala di Pesaro di Giambellino); del Carpaccio, col quale pure fu confuso nella pala con la Madonna, il Bambino e santi della Pinacoteca di Vicenza (Longhi); e soprattutto di Antonello, da cui il M. deriva la volumetrica saldezza delle immagini. Queste varie influenze appaiono, ancora incertamente accostate, nel quadretto della Galleria Carrara di Bergamo, con la Vergine, il Bambino e due santi,

ch'è la sua più antica opera datata (1487); ma i caratteri an-
tonellissimi predominano in un gruppo di Madonna col Bam-
bino (Nuova York, Museo Metropolitano e collezione Kress;
Londra, Galleria nazionale e collezione Farrer; Vicenza,
Museo, ecc.), fra le quali quella del Museo civico di
Belluno nella grandiosa geometria della composizione e
nella ricerca prospettica sembra ispirata direttamente al
maestro messinese. Di questo primo tempo, anteriori
allo scoccare del secolo, sono le opere più felici, meditare
nella severa nobiltà della composizione, limpide nei colori
chiari e freddi: la pala di S. Bartolomeo nella Galleria di
Vicenza, derivata dalla pala veneziana di Antonello per
S. Cassiano, ma con il fondo aperto su un chiaro cielo
lattiginoso; la piccola pala con la Vergine adorante il
Bambino fra due sante, pure nella Galleria di Vicenza;
la pala con la Pietà nel santuario di Monte Berico (1500).
L'agente freschezza delle opere più giovanili manca
nella grandiosa pala compiuta nel 1499 per S. Michele
di Vicenza, ora a Brera, in cui la composizione grandiosa
si appensantisce. Questo ampliarsi barocco, e il tentativo
di ammorbidire le superfici, forse nell'intento di ade-
guarsi ai nuovi modi cinquecenteschi, si accentua in altre
opere di questi anni (pala di Berlino, del 1500; pala della
Galleria di Venezia, del 1507); ma nei superstiti scorrono
parti del politico per la chiesa dei SS. Nazaro e Celso
(1507) è ancora un'austera nobiltà di forma. Maggiore
è lo scadimento in altre opere più tarde (pala in S. Corona
a Vicenza; affresco della Scuola del Santo a Padova), in
cui è diminuita la saldezza costruttiva e il colore diviene
triste ed opaco.

Seguace del M. è il figlio di lui BENEDETTO, la cui
attività è documentata dal 1522 al 1541: è pittore assai
mediocre, ma incisore di notevole sapienza tecnica e di
versatile ispirazione.

BIBL.: T. Borenius, I pittori di Vicenza, Vicenza 1912, p. 3 sgg.; A. Forati, s. V. in Thieme-Becker, XXV, pp. 74-76; R. Longhi, Cinque secoli di pittura veneziana, Firenze 1946, pp. 14 sgg. e 60.