PETTINE

PETTINE. - Dal latino pecten, è uno strumento di osso, d’avorio, di bosso o d’altra materia, munito di una o due file di fitti denti che serve per nettare la testa o ravvivare i capelli.
PETTINE. - Dal latino pecten, è uno strumento di osso, d’avorio, di bosso o d’altra materia, munito di una o due file di fitti denti che serve per nettare la testa o ravvivare i capelli.
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L’uso del p. è antichissimo e non di rado se ne è fatto un oggetto finemente scolpito e ornato di pietre preziose. Alcuni p. provenienti dall’Egitto (sec. vi) recano scene sacre come quelle di Daniele tra i leoni (p. di Akhmin), della risurrezione di Lazzaro e della guarigione del cieco nato (p. di Antinoe). Il p. è anche uno strumento liturgico d’uso frequente nel medioevo: era adoperato i dai vescovi e dai sacerdoti celebranti che si ravviavano i capelli prima di accedere all’altare e 2) nella consacrazione del vescovo (cf. Pontificale Romanae Curiae del sec. XIII, ed. M. Andrieu, Le Pontifical romain au moyen âge, II, Città del Vaticano 1940, pp. 354-68; Durando di Mende, Rationale Divinorum Officiorum, IV, 3); il Pontificale Romano ne prescrive tuttora uno eburneo, ma la prescrizione non è più osservata (Tit. XIII, de consecratione electi in episcopum, §§, v, xxxii; cf. il Commentarius di G. Catalani, I, Parigi 1850, pp. 297-98, 350). L’atto di pettinarsi era accompagnato da una orazione che variava a secondo delle Chiese. A Parigi, ad es., si recitava la seguente preghiera preceduta dalla rubrica: «Episcopus vel sacerdos, missarum solemnia celebraturus, dum se pectinat dicat: Intus exteriusque caput nostrum totumque corpus et mentem meam tuus, Domine, purget et mundet Spiritus Almus» (antico pontificale di Parigi citato da Leclercq; l’orazione è quasi identica nell’Ordo praeparationis ad Missam del cod. Ottob. Vat. lat. 27, f. 8° [sec. XV]). Per non sporcare le vesti si ricoprivano le spalle del celebrante d’una specie di mantelletta (tobalia, pectinarium, peignoir, pettenature in antico italiano). I p. liturgici sono spesso ricordati negli inventari delle chiese (cf. V. Gay, Glossaire archéologique du moyen âge et de la renaissance, II, Parigi 1928, p. 218) e numerosi esemplari, alcuni finemente lavorati, se ne conservano tuttora nei Tesori di chiese e nei musei. Basti ricordare alcuni tra i più caratteristici: il p. trovato a Chiusi nel 1880, ora al Museo Sacro della Bib. Vaticana (sec. v); il p. detto di Teodolinda a Monza (sec. VII); il p. di S. Eberardo a Colonia (sec. VIII); il p. del Duomo di Treviri (sec. IX); il p. di Gozzelino vescovo di Toul (922-62), ora nella cattedrale di Nancy, il p. detto di Luppo, ma del sec. XI, conservato nella cattedrale di Sens.

Bibl.: Ducange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, VI, Parigi 1938, pp. 236-37; E. Molinier, Musée national du Louvre. Catalogue des ivoires, ivi 1866, pp. 51-52 (dà l’elenco dei p. dell’evo carolino e romanico); H. Leclercq, Peigne, in DACL, XIII, 11, coll. 2932-59; E. Lesne, Hist. de la propriété ecclésiastique en France. III. L’inventaire de la propriété. Eglises et trésors des églises (sec. VIII-IX), Lille 1936, p. 237; le opere citate alla A. Pietro Frutaz.