PERUZZI, BALDASSARRE

PERUZZI, BALDASSARRE. - Architetto e pittore, n. a Siena il 6 marzo 1481, m. a Roma il 6 genn. 1536. A 20 anni, a Siena, collabora con il Pinturicchio alla decorazione della cappella di S. Giovanni in Duomo, ma due anni più tardi è già a Roma, campo delle sue maggiori imprese.

Nel 1509, dopo aver svolto attività di pittore, secondo alcuni studiosi anche nell'abside della chiesa di S. Onofrio, ma sicuramente in una Natività della chiesa di S. Rocco, iniziava a Roma la costruzione del Palazzo di Agostino Chigi detto poi della Farnesina e vi lasciava, nella loggia, in una sala a terreno, e nella sala maggiore

al primo piano, anche notevoli saggi della sua pittura. Nel 1516 ornava di pitture la Cappella Ponzetti in S. Maria della Pace, poi nel 1520 era nominato architetto della Fabbrica di S. Pietro, nomina che gli veniva confermata nel 1530 dopo che, in seguito al sacco di Roma del 1527, durante il quale era stato preso e taglieggiato, s'era rifugiato a Siena, accolto con grande onore da quella Repubblica. Ed a Roma, dopo cinque anni di permanenza a Siena, ove lavorò soprattutto come architetto militare e pittore (tavola nella chiesa di Fontegiusta, con Augusto e la Sibilla, ed affreschi nel Castello di Belcaro) egli tornò, per dirigere i lavori della Fabbrica di S. Pietro e per costruire fra lo scorcio del 1532 e 1536 quello che è il suo capolavoro: il Palazzo Massimo alle Colonne.

Pittore inizialmente legato ai modi pinturicchieschi e perugineschi, ma presto incline a Roma a forme raffaellesche e quindi ad accenti lombardeggianti, quali poté conoscere attraverso il Sodoma, giunto appunto a Roma nel 1515, il P. lega la propria fama maggiore all'attività di architetto. Orientatosi dapprima sulle orme di Francesco di Giorgio Martini, durante la permanenza romana fu attratto nell'orbita culturale di Raffaello e come l'Urbinate seppe intendere e ridurre a propri accenti le forme dell'arte antica con libertà e grazia spontanea. Tale appare nel Palazzo della Farnesina che il Vasari dice «condotto con quella grazia che si vede, non murato ma veramente nato», nel completamento della cupola raffaellesca di S. Eligio degli orefici e in altre opere minori che gli vengono assegnate. Ma nel Palazzo dei Massimo la grazia ancora timida di quegli edifici cede ad un senso nuovo e rigoglioso di forme rinascimentali. Qui in breve spazio, nella fronte ricurva, nel profondo portico a terreno, nell'androne, nei cortili, il fine linearismo delle prime costruzioni del P. cede di fronte ad un nuovo gusto chiaroscurale. Esso si attua nel forte contrasto d'ombre e luci, nei liberi giuochi prospettici e scenografici, nella ostentata grevezza di alcuni elementi tratti dall'antico, posti accanto ad altri ancora nutriti di sottile eleganza quattrocentesca

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(per cortesia di mons. A. P. Frutoz) PERUZZI, BALDASSARRE - Cappella Maggiore di S. Onofrio al Gianicolo, affrescata da B. P. e aiuti - Roma.
senese. Ne scaturisce un'opera varia, nuova, ricca di motivi pittorici da considerare tra le più elette del nostro Rinascimento.

BIBL.: V. Mariani, Il Palazzo Massimo alle Colonne, Roma s. a.; Venturi, IX, pp. 375-412, e XI, pp. 358-439. Emilio Lavagnino
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“PERUZZI, BALDASSARRE.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), p. 758. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/peruzzi-baldassarre.