PELLICANO. - Uccello dell'ordine degli stegnopodi, fam. pelecanidae, che vive sulle rive dei laghi delle rignoni calde; il piumaggio bianco ha tenendo a loro a olla giallo; il robusto e lungo becco è munito d'una membrana dilatabile a sacca che serve da serbatoio per i pesci destinati alla prole; nell'atto di somministrarli preme la sacca sul collo in tal modo da sembrare che si apra il petto con la punta del becco, donde l'origine delle leggende che si citeranno. Nella S. Scrittura è uccello impuro (Lv. 11, 18 testo cbr. = onocrotalus della Volgata; V. anche il pellicanus del Ps. 101, 7), ma l'identificazione con il nostro p. è incerta.
Il p. Physiologus (v.), della Clavis Scripturae dello ps. Melitone (cvo carlino) Bestiari (v.), è stato proposto come simbolo del predicatore, della penitenza, della carità, dell'Eucaristia, ecc. Ma il p. è soprattutto il simbolo di Cristo Redentore; infatti il compilatore cristiano del Physiologus (red. greca, ed. F. Sbordone, Milano 1936, pp. 16-19; vers. lat. B ed. F. J. Carmody, Parigi 1939, p. 17), dopo aver raccontato che il p. uccide la sua prole e la fa risorgere dopo tre giorni, spargendo su di essa il proprio sangue che fa sgorgare da uno squarcio al petto, vede in questo sangue vivificatore del p. la figura del sangue redentivo di Cristo e s. Agostino rifacendovisi esclamando: «Habet ergo haec avis, si vere ita est, magnam similitudinem carnis Christi, cuius sanguine vivificati sumus» (Enarr. in Ps., 101, § 8: PL 37, 1299). Il p. è simbolo del Redentore per s. Tommaso nell'Adoro
te devote, per Dante nel Paradiso (XXV, V. 113) e per gli artisti che lo posero in un tondo sopra la cimosa oppure talvolta (ma più di rado) ai piedi della croce. Gli scolari di Giotto furono i primi, a quanto pare, ad usare questo motivo iconografico, come il maestro che dipinse il crocifisso nella chiesa di S. Felice a Firenze o il Baronzio nella tavoletta della Pinacoteca Vaticana. Altri esempi notevoli sono dovuti a Masolino da Panicale (1a metà del sec. XV, Pinacoteca Vaticana), ad Andrea della Robbia (fine sec. XV, Verna) e al Perugino (inizio sec. XVI, Siena, S. Agostino). Fu ripreso anche da miniatri come, ad es., Niccolò da Bologna. Dal tardo medioevo in poi il p. è pure additato e rappresentato come simbolo dell'Eucaristia, con il diffondersi della leggenda, non recensita nel Physiologus, secondo cui il p. nutrìrebbe i suoi piccoli con il proprio sangue (v. Pio II). Tra le più antiche raffigurazioni del p. simbolo eucaristico si deve ricordare uno smalto limusino nella pisside conservata al Museo di St-Jean d'Angers; nell'epoca barocca e moderna è talvolta raffigurato su pisidi, calici, veli omerali e porte di tabernacoli. Rare sono le rappresentazioni del p. solo, la più antica pare sia quella esistente nel Duomo di Modena (inizio sec. XII). Il p. figura talvolta con altri animali o uccelli simbolici come la fenice, il leone e l'unicorno. - Vedi tav. LXXVII.