PHYSIOLOGUS. - Nome di un'opera cristiana che dà una interpretazione allegorica dei fatti (o presunti fatti) della vita degli animali e dei minerali. L'interpretazione si riferisce all'opera di un «fisiologo». Non è probabile che Taziano ne sia l'autore; può essere che l'interprete cristiano sia stato anche il raccoglitore delle notizie pseudo scientifiche. Il capitolo sull'elefante (cap. 43) suggerisce l'ipotesi della identità dell'interprete allegorista con il fisiologo stesso.
L'opera polemizza contro i Giudei e raccomanda una spiritualità ascetica, che non è quella della scuola Alessandrina, ma ha contatti con quella dell'encratismo. L'autore conosce gli Atti di Paolo e vive in tempi di persecuzione. Generalmente è usato per la citazione del Vecchio Testamento il testo dei Settanta, ma al cap. 26, nella citazione di Ez. 29, 3 è usata un'altra traduzione. Che l'autore abbia trasmesso idee gnostiche (eretiche), come si potrebbe desumere dalla condanna del libro nel cosiddetto Decretum Gelasianum, non è sicuro; si potrebbe forse solo parlare di una forma di pre-gnosi, come è caratteristica per l'encratismo. Però sarebbe da prendere in considerazione qualche rapporto con la setta dei Setthiani (v. Hippol. Refut., V, 21, 7 sg). È difficile datare il P. La data di Wellmann, iv sec., sembra tardiva, quella proposta da Lauchert, e in parte anche accettata da Perry, 11 sec., è forse troppo avanzata. Il paese d'origine non è l'Egitto, ma più probabilmente la Palestina-Siria, o la Mesopotamia. Il libro era molto diffuso. Chiamarlo uno scritto popolare è forse troppo generico, dato che l'autore aveva conoscenza dell'arte retorica. Il grande numero dei manoscritti greci ha permesso di distinguere alcune recensioni differenti. Numerose anche le traduzioni in altre lingue (latina [sec. iv], lingue orientali). L'influenza sull'arte cristiana, per mezzo dei cosiddetti «bestiari» è stata assai considerevole.
V. ANIMALE, III. A. NEL SIMBOLISMO CRISTIANO; BESTIARI.
(Ist. Exc. Catt.)
PHYSIOLOGUS - Caprea o bógwov, dalla vista acutissima, simbolo di Cristo. Miniatura dal sec. xiv, nel P. del cod. Vat. greco 695, f. 203 - Biblioteca Vaticana.
Journ. of Philol., LVIII, p. 492 sg. Della vasta letteratura V. F. Lauchert, Geschichte des Ph., 1889 e lo stesso in Theol. Revue, 1931, pp. 405-17; M. Goldstaub, Der Ph. und seine Weiterbildung, Lipsia 1900; M. Wellmann, Geschichte des Ph., Lipsia 1930; F. Sbordone, Ricerche sulle fonti e sulla composizione del Ph. greco, Napoli 1936; Perry, in Pauly-Wissowa, XX, 1, p. 1074 sg. Per l'influsso sull'arte cristiana, V. Strzygowski, Der Bilderkreis des griechischen Ph., in Byzantin. Archiv, fasc. II, Lipsia 1899; I. Sauer, Der illustrierte griechische Ph. der Ambrosiana, in Neugriechisch-Byzantinische Jahrbücher, II (Atene 1921), p. 428 sg. Sul P. in lingua araba, V. Graf, Geschichte der christlich-arabischen Literatur, I. Città del Vaticano 1945, p. 548; in lingua latina: A. Siegmund, Die Überlieferung der griechisch-christ. Literatur in der lateinischen Kirche, Monaco 1939, p. 128 sg. Erik Peterson