PETAU (Petavius), DENYS. - Gesuita, teologo e patrologo, n. a Orléans il 21 ag. 1583, m. a Parigi l'11 dic. 1652. A 16 anni «Magister philosophiae» con una dissertazione in greco, passò subito allo studio della teologia alla Sorbona e, sotto la guida di Isacco Casabubono, vi si approfondì nelle ricerche patristiche. Nel 1603 fu professore e canonico a Bourges; nel 1605 tornò a Parigi, entrò nella Compagnia di Gesù, e, ordinato sacerdote nel 1610, ebbe dal 1611 al 1621 l'incarico della retorica nei collegi di Reims, La Flèche e Parigi; indi dal 1621 al 1644 quello della teologia positiva al secolo delle scienze.
La fama della sua profonda e ampia erudizione fece sì che Filippo IV lo domandasse per il collegio imperiale di Madrid e Urbano VIII per Roma; ma vi si oppose fermamente Luigi XIII, il quale intervenne pure presso il Papa per stornare la nomina di P. a cardinale, perché il povero padre, avuta notizia della dignità che l'attendeva, ammalò gravemente e unico rimedio, come di fatto avvenne, era di lasciarlo nella sua umiltà.
L'opera sua, non abbastanza riconosciuta da principio, abbracciò tre campi: la cronologia, la patristica e la teologia con la storia dei dogmi. Se ne citano i lavori principali: nel campo della cronologia pubblicò: De doctrina Temporum (2 voll., Parigi 1627), che cacciò il nido la De emendatione temporum dello Scaligero, unica autorità riconosciuta ai suoi tempi, confutandola senza risparmio e gettando le basi di una cronologia universale. Vi sono disposti in 13 libri i fatti e gli avvenimenti fino al 533 d. C. (vi corregge, fra l'altro, 8000 inesattezze riscontrate negli Annali del Baronio). Nonostante il plauso con cui l'opera fu accolta, il P. non poteva certo, allora, dire l'ultima parola per ogni data e ogni fatto; rimane però un ardito pioniere in materia, che stimola ulteriori progressive ricerche. Un sommario dell'opera è il Ratio-narium temporum (ivi 1633), che ebbe molte ristampe e versioni. Il P. si occupò pure delle tavole cronologiche dei papi e degli imperatori (ivi 1628) e delle più celebri famiglie e città (ivi 1628; 4a ed. 1657). Nel campo della patristica pubblicò le opere di Sinesio, vescovo di Cirene (ivi 1612, migliore ed. 1640); le orazioni di Temistio (La Flèche 1603) e di Giuliano imperatore (Parigi 1614); il Breviarium historicum di Niceforo (ivi 1616); le opere complete di S. Epifanio (2 voll., ivi 1622; appendice, ivi 1624); notevole anche la parafrasi in greco dei Salmi di Davide, compiuta per desiderio di Urbano VIII (ivi 1637). Nel campo teologico e della storia dei dogmi lasciò: Theologica dogmata (4 voll., Parigi 1644-50), rima una incompiuta (vi tratta solo De Deo uno, De Deo trino, De Deo creante, De Incarnatione) che ebbe numerose edizioni, tra cui quella del calvinista Jean le Clerc (Amsterdam 1700) e del p. F. A. Zaccaria (7 voll., Venezia 1757) ricca questa di note, di difese e di dissertazioni; una nuova ed. intrapresero i pp. C. Passaglia e C. Schrader, ma si fermarono al vol. I. Il merito e il valore vero di quest'opera è di aver aperta la via ad una teologia più sobria nella parte speculativa e più nutrita, invece, nella parte storica e positiva. Il P., che riprende il metodo di insegnamento inaugurato dal p. Maldonato, e seguito dal p. Fronton de Duc, non intende soppiantare la scolastica, che anzi, pur lamentandone le sottilità, il poco corretto al talino, le dispone inutili e capziose, la rivendica dai sarcasmi e dalla disistima, venuta di moda dopo Erasmo; ma vuole dare allo studio della dogmatica quello che molti teologi scolastici ignoravano, cioè le fonti e i primi principi della dottrina, fondandola anzitutto sulla esegesi scritturistica e sullo studio della tradizione patristica; mezzo più sicuro per respingere gli attacchi degli avversari contro la dottrina attuale della Chiesa in nome della tradizione primitiva. Alcuni punti particolari sulla penitenza nei primi secoli, sulla dottrina trinitaria dei Padri antiencini, sulla santificazione delle anime per opera dello Spirito Santo, prestarono il fianco a false interpretazioni o anche ad opinioni e posizioni più tardi abbandonate dai teologi (cf. Galtier, art. cit. in bibl., coll. 1324-36), ma ammettono pure, quasi sempre, una valida difesa. Da notare anche che il P. usò talora versioni di Padri incorrette, manoscritti non ancora criticamente elaborati; resta però sempre colui, che fece fare il passo decisivo al programma di dare alla teologia positiva il posto che veramente le competeva. Tra le altre opere occorse ancora citare: De potestate consecrandi et sacrificandi sacerdotibus a Deo concessa, deque communione usurpanda (ivi 1639); De libero arbitrio (ivi 1643); De la penitence publicque et de la préparation à la communion (ivi 1644): contro l'operetta di A. Arnauld: De la fréquente commu-
nion); Epistolarum libri tres (ivi 1652), pubblicati dopo la morte dell'autore, che dànno un'idea delle relazioni del P. con i più celebri personaggi del tempo, francesi e stranieri, e utili informazioni sulle sue opere e sul suo metodo.