GRAF, ARTURO. - Letterato e poeta, n. in Atene il 19 genn. 1848, m. a Torino il 30 maggio 1913. Di padre tedesco e di madre italiana, visse fino ai 15 anni in Grecia e Romania. Venuto in Italia, si laureò in giurisprudenza nel 1870 a Napoli, ove fu anche scolaro di Francesco De Sanctis. Nel 1871 tornò in Romania dove attese all'azienda commerciale del fratello. Nel 1874, trasferitosi a Roma, si dedicò a indagini di storia del costume e della cultura medievale.
Dal 1876 fu professore di letteratura italiana nell'Università di Torino; nel 1883 tra i fondatori del Giornale storico della letteratura italiana e condirettore fino al 1890. La sua anima, assillata dal problema del dolore e della finalità della vita, passò da un amaro positivismo a un più fiducioso spiritualismo razionalistico: «La religione che faccia per me deve essere una religione aperta, libera, mobile, senza dommi immutabili; l'anima della religione è la fede, non il preciso contenuto della fede» (Per una Fede, 1906). Documento del suo pensiero religioso sono inoltre le Lettere confidenziali a una giovane allieva (in Nuova Ant., 442-44 [1948], pp. 406-18), l'articolo Non è cosa nostra il Cristianesimo? (in Il Rinnovamento, 2 [1907, II], p. 453) e il vol. Ecce homo: aforismi e parabole (1906). Ebbe vivissimo il senso del valore morale dell'insegnamento; ne sono testimonianza i discorsi universitari: La crisi letteraria (1888); Per la nostra cultura (1898); L'università futura (1906). Ma la sua produzione poetica (Poesie, ed. completa, Torino 1922) è improntata a una tormentata intima perplessità che si traduce spesso in immagini d'incubo, di agomento e di disfatta disperazione, con intonazioni decadentistiche; vivissimo sempre il senso del mistero sentito come amaro ed orribile, ma da ultimo con qualche cenno di maggior fiducia.
Non sono prive di preconcetti anticattolici le sue opere critiche: Studi drammatici (1878); Roma nella memoria e nell'immaginazione del medioevo (1882-83); Attraverso il Cinquecento (1888); Il diavolo (1889); Miti, leggende e superstizioni nel medioevo (1892-93); Foscolo, Manzoni, Leopardi (1898); L'anglomania e l'influsso inglese nel sec. XVIII (1911). Sono all'Indice: Miti e leggende e superstizioni del medioevo (decr. 16 genn. 1893) e Il diavolo (decr. 16 luglio 1892).