GOZZI, CARLO

GOZZI, CARLO. - Scrittore, n. a Venezia il 13 dic. 1720, ivi m. il 4 apr. 1806.

Fratello minore di Gasparo, va ricordato per la Marfisa bizzarra, per le Fiabe (delicate, talvolta gustose, spesso appesantite da superflue allegorie, che comunque ebbero notevole fortuna specialmente nella Germania romantica), e per le Memorie intitili, smaliziata ricovazione della sua vita. Diretto avversario di Carlo Goldoni che accusava di scarsa poesia e di non-moralità, è interessante figura della rigida tradizione veneta contraria alle «follie» moderne letterarie e morali; fedele propugnatore dell’obbedienza ai governi costituiti, è oppositore convinto del distacco tra filosofia e religione operato dai «filosofi», i quali, secondo il G., al «rossore» e alla «vergogna» hanno posto il nome di pregiudizio.

BIBL.: Edizioni : Opere a cura di C. Calcaterra e A. De Marchi, Milano 1948. Studi : G. A. Borgese, La vita e il libro, 2a serie, Torino 1911, pp. 400-12; R. Serra, Le lettere, Roma 1914 (ristampa ivi 1920), pp. 77-82; G. Petronio, Poeti del nostro secolo, I crepuscolari, Firenze 1937, pp. 29-60; P. Pancrazi, G. G. senza i crepuscolari, in Scrittori italiani del Novecento, Bari 1939, pp. 1-11; B. Croce, Lett. della nuova Italia, VI, ivi 1940, pp. 379-88; M. Marchesi, Poeti crepuscolari: Corazzini e G., Roma 1942, pp. 75-130 (con bibl.); C. Calcaterra, Con G. G. e altri poeti, Bologna 1946, pp. 9-125. Salvatore Lombardo Restivo.

GOZZI, CARLO. - Scrittore, n. a Venezia il 13 dic. 1720, ivi m. il 4 apr. 1806.

Fratello minore di Gasparo, va ricordato per la Marfisa bizzarra, per le Fiabe (delicate, talvolta gustose, spesso appesantite da superflue allegorie, che comunque ebbero notevole fortuna specialmente nella Germania romantica), e per le Memorie intitili, smaliziata ricovazione della sua vita. Diretto avversario di Carlo Goldoni che accusava di scarsa poesia e di non-moralità, è interessante figura della rigida tradizione veneta contraria alle «follie» moderne letterarie e morali; fedele propugnatore dell’obbedienza ai governi costituiti, è oppositore convinto del distacco tra filosofia e religione operato dai «filosofi», i quali, secondo il G., al «rossore» e alla «vergogna» hanno posto il nome di pregiudizio.

BIBL.: E. Carrara, Studi sul teatro ispano-veneto di C. G., Cagliari 1901; H. Hoffmann-Rusack, G. in Germany, Nuova York 1930; G. Ziccardi, Forme di vita e d’arte nel Settecento, Firenze 1931, pp. 111-80; B. Cestaro, C. G., Torino 1932; A. Bobbio, Studi sui drammi spagnoli di C. G., in Convivium, nuova serie, 2 (1948), pp. 722-71; B. Croce, La letteratura italiana del Settecento, Bari 1949, pp. 152-65; M. Petrocchi, Il tramonto della Repubblica di Venezia e l’assolutismo illuminato, Massimo Petrocchi.