GOZZI, GASPARO

GOZZI, GASPARO. - N. a Venezia il 4 dic. 1713, m. a Padova il 25 dic. 1786. Scrittore di classico nitore, di un classicismo ricco di umana ironia anche se spesso un po’ uniforme nei suoi atteggiamenti, è noto soprattutto per la Gazzetta veneta, l’Osservatore, Il mondo morale, che sono raccolte di dialoghi, monologhi, moralità varie, con quell’acuta attenzione verso «les moeurs» di tipico sapore settecentesco.

Il suo dolce scetticismo è tutto su un piano letterario. Depreca i danni dell’irrazionale fortuna, desidera nell’intimo di «vivere quietamente», ma d’altra parte sente le esigenze del «cuore», fugge la «raison» che non conosce la virtù, rispetta il «fine delle santissime leggi», e, quel che più conta nella storia della spiritualità italiana, è in diretta polemica contro il pirronismo di Pietro Bayle, contro l’astratismo illuministico, contro «la vanità di voler comparire spirito forte».

Un equilibrato senso della tradizione lo fece polemizzare contro le Lettere virgiliane di Saverio Bettinelli, espressione queste ultime di un divertito «esprit géométrique» tutto teso a notomizzare la Divina Commedia.

BIBL.: A. Zardo, G. G. nella letteratura del suo tempo in Venezia, Bologna 1923; G. Ortolani, Voci e visioni del Settecento veneziano, ivi 1926, p. 205 sqq.; A. Cajumi, I cancelli d’oro, Milano 1926, pp. 57-64; F. Pedrina, L’accademia giozziana, ivi 1929; O. Bassi, G. G., ivi 1932; E. Falqui, Il sorriso del G., in Letteratura, 11 (1939), p. 3 sqq.; G. De Robertis, Studi, Firenze 1944, pp. 94-100; G. Toffanin, L’Arcadia, Bologna 1947, pp. 159-63; M. Petrocchi, Il tramonto della Repubblica di Venezia e l’assolutismo illuminato, Venezia 1950, cap. 4.

Massimo Petrocchi