GRADUALI, SALMI. - Quindici Salmi (119-33 secondo la Volgata; 120-34 secondo l'ebraico) che formano una breve collezione a sé, inserita nel V libro del Salterio. La denominazione deriva dalla traduzione latina (canticum graduum) del titolo šir hamma'ālōth, che andrebbe tradotto piuttosto « cantico delle salite » o « ascensioni ».
Finora non è stata presentata una spiegazione sicura, da tutti accolta, della strana espressione. Alcuni, badando all'uso della radice verbale ebraica per descrivere il ritorno dall'esilio, ritengono che i S. G. furono composti o cantati in questa fausta occasione. Altri vedono nel termine un riferimento all'uso di cantarli nel Tempio su i « gradini », che conducevano dall'atrio delle donne in quello degli Israeliti. Alcuni moderni, poi, hanno voluto scorgere nel titolo un'indicazione sul genere poetico dei carmi, nei quali si noterebbe una « gradazione » o « concatenazione progressiva » di idee. L'ipotesi più probabile è ancora quella che spiega il nome come un riferimento alla consuetudine di cantare detti S. durante i pellegrinaggi annuali, mentre gli Israeliti « salivano » a Gerusalemme o si recavano al colle del Tempio.