Enciclopedia Cattolica vol. II, 1949 Sacra Scrittura Particolari

BESTIARI

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Noto anche come: inglese: Bestiary; francese: Bestiaire; latino: Bestiarium

BESTIARI - Cervo e capriolo. Bestiario arabo (sec. XIV). Nuova York, biblioteca Morgan.
BESTIARI - Cervo e capriolo. Bestiario arabo (sec. XIV). Nuova York, biblioteca Morgan.

BESTIARI. - Libri didattico-morali del medioevo, in latino o in volgare, in versi o in prosa, contenenti la descrizione di alcune diecine di animali (quadrupedi, uccelli, pesci e rettili) reali o favolosi, col proposito di farne conoscere la natura e di ricavarne allegorie circa i rapporti fra l'uomo e Dio, Gesù Cristo, la Chiesa e il diavolo.

Tali scritti derivano dalle versioni latine del Φωτολόγος, ma le «proprietà» degli animali sono interpretate non tanto dal punto di vista esegetico, dogmatico e mistico, quanto nel senso morale; talora servono di spunto a una tesi amorosa, come il Le Bestiaire d'amour di Richard de Fournival del sec. XIII (ed. C. Hippeau, Parigi 1860), tradotto anche in italiano (ed. G. Grion ne Il Propugnatore, 2 [1869], pp. 147-79, 273-89 e in medio basso francisco (ed. Holmberg, Upsala 1925). Una delle versioni latine è probabilmente anteriore al 386 (cf. F. J. Carmody, Physiologus Latinus, Parigi 1939, p. 7). È certo che nel sec. VI circolavano una versione attribuita a s. Ambrogio e un Liber de natura bestiarum ascritto a s. Giovanni Crisostomo.

Fra i codici conservati, nessuno è anteriore al sec. VIII. La grande diffusione dei b. latini è confermata dal gran numero di manoscritti conservati; circa cento erano noti fino al 1914 (P. Meyer, p. 365). La maggior parte di questi manoscritti derivano, secondo Carmody, da tre traduzioni. Dalla redazione rappresentata dai manoscritti AB (edita da C. Cahier, Mélanges d'archéol., II-IV, Parigi 1851-56) derivano la maggior parte dei b. medievali. Quello dal titolo De bestiis et aliis rebus è stato attribuito a Ugo di S. Vittore. Il testo pubblicato da V. Bartocetti (Studia Picena, 1 [1925], pp. 76-102) è da identificare con la redazione metrica del sec. XI attribuita a Theobaldus. Il sec. XII è l'epoca di maggior sviluppo per i b. latini. Parallelamente si sviluppano anche quelli in volgare, ma il loro fiorire appartiene al secolo seguente.

La più antica orma di b. in lingua nazionale è l'adattamento poetico di tre capitoli in anglosassone del sec. VIII (A. S. Cook, The Old English Elene, Phoenix and Physiologus, New Haven 1919). Gli altri b. germanici sono più recenti: due in antico tedesco del sec. XI e XII, basati sui Dicta Chrysostomi (uno edito da F. Lauchert, Geschichte des Physiologus, Strasburgo 1889, pp. 280-99), uno fiammingo e un altro islandese, conservati frammentariamente. I più importanti sono quelli francesi: Le Bestiaire de Philippe de Thann, del 1121 (ed. Walberg, Lund 1900; studio di M. Fr. Mann in Anglia, 7 [1884], pp. 420-68, e 9 [1886], pp. 391-450); Le Bestiaire divin de Guillaume le Clerc, verso il 1210 (ed. C. Cahier, op. cit.; Hippeau, Caen 1852; Reinsch, Lipsia 1892; studio di M. Fr. Mann in Französische Studien, 6 [1888]); Le Bestiaire de Gervaise, secc. XII-XIII (ed. P. Meyer, in Romania, 1 [1872], p. 420 sgg.) e Le Bestiaire de Pierre de Beauvais, anteriore al 1217 (ed. Cahier).

Posteriori di un secolo sono i b. italiani. Si conoscono le manoscritti dei secc. XIV-XV (ed. Goldstaub-Wendriner, Halle 1892; K. McKenzie-Garver, in Studi Romanzi, 8 [1912], pp. 1-100; M. S. Garver, in The Romanic Review, 9 [1918], ma l'archetipo toscano non è stato rintracciato. Un B. moralizzato, in sonetti, del sec. XIII fu edito da Mazzantini e E. Monaci (Rendic. Accad. Lincei, 4ª sez., 5 [1889] pp. 718-29); un b. valdese, forse del sec. XIII, da A. Meyer (in Romanische Forschungen, 5 [1890], pp. 392-418) su una copia del sec. XV.

Nelle altre lingue romanze occidentali il b. è meno rappresentato, e la prima traduzione romena del Physiologus è stata fatta appena nel 1693. Nel resto di Europa si conoscono non tanto i b., quanto le traduzioni del Physiologus greco. Per la storia comparata del Physiologus slavo cf. lo studio di St. A. Gecev (Sofia 1938).

L'influsso dei b. sulla vita spirituale medievale è stato estessissimo. Alcuni sono stati adoperati quali manuali scolastici, come risulta dalle glosse inserite nel testo attribuito a Theobaldo, e dalla frase che si legge in quello valdese: car yo non l'ai composta per li savi, mas per enformar alcuni meo scholars. Altri sono stati assorbiti dalle varie enciclopedie: De natura rerum di Tommaso di Cantimpré, De proprietatibus rerum di Bartolomeo Anglico, Speculum naturale di Vincent de Beauvais, De animalibus di Alberto Magno. Di tutto ha usufruito mirabilmente la Chiesa nella sua opera esegetica, mistica e morale, nella liturgia, nelle varie collezioni di «exempla», in alcune leggende agiografiche, nella poesia religiosa, nell'opera di predicatori come Aelfric, s. Pier Damiani, Maurice de Sully, s. Antonio di Padova, Orm, Giovanni di S. Gimignano, e molti altri.

I b. hanno fornito molti motivi al folklore e alla letteratura europea. Alcuni temi letterari convogliati dai b. hanno conseguito una circolazione pressoché universale: tipico esempio è il grazioso motivo della tortura. E nel campo artistico, con i loro tipi iconografici pervasi dal simbolismo cristiano, sono stati la più ricca fonte di soggetti per gli scultori, pittori e miniaturisti medievali (v. ANIMALI ALLEGORICI).

Bibliografia15 opere
BIBL.: La bibliografia anteriore al 1900 è in M. Fr. Mann, Zur Bibliographie des Physiologus, in Anglia, Beiblatt, 10 (1899-1900): pp. 274-287; 12 (1901), pp. 13-23; 13 (1902), pp. 18-21. - M. Goldstaub, Der Physiologus u. seine Weiterbildung, in Philologus, Suppl., 8 (1901), pp. 337-404; P. Meyer, Les Bestiaires, in Hist. litt. de la France, XXXIV, Parigi 1914, pp. 362-90; K. McKenzie, Per la storia dei b. ital., in Giorn. stor. della lett. ital., 64 (1914), p. 358; E. Mâle, L'art relig. au XIIe siècle en France, Parigi 1924, pp. 332-40; id., L'art rel. du XIIIe siècle en France, ivi 1925, pp. 27-62; J.-Th. Welter, L'Exemplum dans la littér. religieuse et didactique du moyen des, Parigi-Tolosa 1927; P. Toesca, Storia dell'arte ital., I, Il Medioevo, Torino 1927, pp. 777, 826, 846, 866, 886; O. E. Saunders, English Illuminations, I-II, Firenze-Parigi 1928, pp. 45-50 e le figs. 408-55; K. McKenzie, s. v. in Enc. It., VI, pp. 819-20; D. Gazdaru, Originea si răzbiadirea motivului 'amărită turturică, in Literaturile romanice, Iaşi 1935; L. Charbonneau-Lassay, Le Bestiaire du Christ, Bruges 1940; B. E. Perry, Physiologus, in Pauly-Wissowa, Realencyclop., XX, 1, coll. 1074-1129; A. Ferrua, Il B. di Cristo, in La Civiltà Cattolica, 1942, II, pp. 22-30.

Demetrio Gazdaru

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Di Demetrio Gazdaru

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), coll. 1504–1506.

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Gazdaru, Demetrio. “Bestiari.” In Enciclopedia Cattolica, vol. II, coll. 1504–1506. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949. https://azioneromana.com/it/article/bestiari.

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Gazdaru, Demetrio. “Bestiari.” Enciclopedia Cattolica, vol. II, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949, coll. 1504–1506. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/bestiari.

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