Determinante per la sua formazione fu il lungo soggiorno a Bologna (fra il 1703 e il 1711), durante il quale frequentò la bottega di G. M. Crespi e vide le opere del Guercino giovane, derivandone il gusto per i problemi ministrici e quella solidità formale che rimarranno i caratteri più costanti e più tipici della sua arte. Al periodo bolognese è attribuito un *Ercole e Onfale* (collezione privata americana). Tornato a Venezia vi rimase fino alla morte, che lo colse in miseria, nonostante l'indefessa operosità e la larga fama acquistata presso i contemporanei (nel 1750 era stato nominato direttore dell'Accademia).
Al primo periodo veneziano appartengono: il *S. Fa-
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copo trascinato al martirio (ca. il 1720: S. Stae), in cui la concitazione dei gesti trova rispondenza nel violento chiaroscuro, su una scala ridotta di toni bruni, con tipica colorazione rossastra nelle carni; la Susanna (Uffizi) e, più tardi, il Ritratto di Giulia Lama (già nella collezione, risciglie a Vienna). Tra il 1725 e il 1727 il P. esegui la stupenda Madonna con s. Filippo Neri (S. Maria della Fava) e il soffitto, su tela, con la Gloria di s. Domenico (SS. Giovanni e Paolo), risolvendo problemi di luce, di prospettiva e di spazio che anticipano il Tiepolo, su cui il P. ebbe notevole influsso. Al 1732 sono assegnate altre palme d'altare: l'Angelo Custode e santi (S. Vitale, Venezia) e la drammatica Estasi di s. Francesco (Museo di Vicenza); allo stesso periodo la Giuditta (Acc. di S. Luca a Roma), Pastori (Metropolitan di Nuova York), L'Alfiere (Galleria di Dresda), il Ritratto di giovane scultore (già nella raccolta Grassi a Firenze).
Nel periodo maturo, che si inizia con L'Assunta (1735) ora al Museo di Lilla, l'artista rischia le tinte e varia i colori, pur mantenendo la saldezza chiaroscurale delle figure (pala con Tre santi [chiesa dei Gesuiti a Venezia, ca. il 1739]). Tale mutamento di gusto è propizio alla realizzazione di soggetti non più drammatici ma patetici, ispirati a episodi della Bibbia o a scene popolari: Rebecca al pozzo (Galleria Brera a Milano), Indovina (Accademia di Venezia), Pastorale (Art Insti-tute di Chicago) e Idillio sulla spiaggia (collezione, con Stae e Colonia), questi ultimi eseguiti forse nel 1742. Nel 1744, con la Decollazione del Battista (Museo del Santo a Padova), tornano a prevalere i problemi plastico-compositivi, realizzati con colori nuovamente cupi e con un violento luminismo chiaroscurale. A tale momento appartengono la Cena in Emmaus (Museo di Cleveland) e la Giuditta (Scuola del Carmine a Venezia): variante nella Galleria naz. d'Arte antica in Roma). Segni di stanchezza appaiono nel contenutismo di numerose opere di questo periodo: S. Gaetano (Pinacoteca dei Concordi a Rovigo, dove sono anche due buoni ritratti del P.), Madonna e santi (Meduno, Udine), Madonna e s. Filippo (S. Andrea a Cortona, 1744), Adorazione dei pastori (duomo di Würzburg, 1745), la Morte di Dario (Palazzo Pisani Moretta) e il Musio Scevola (Palazzo Barbaro a Venezia), nei quali l'unità chiaroscurale del colore si perde nella complessità delle composizioni. Negli ultimi anni si fa sempre più sensibile la collaborazione dei numerosi discepoli e seguaci (G. Angeli, il Maggiotto, il Cappella, il Chiozzotto, G. Lama, ecc.) la cui abbondante e spesso monotona produzione è stata scherzata da quella del maestro per opera essenzialmente del Pallucchini. Fondamentali per la conoscenza del P. sono i disegni, vere opere compiute e non semplici studi, dei quali rimangono gruppi notevoli all'Accademia e al Museo Correr di Venezia, nelle collezioni. Alverà e Brass, ivi, nel Museo di Cleveland, ecc.
Nolfo di Carpegna