PIAZZI, GIUSEPPE

PIAZZI, GIUSEPPE. - Religioso dell'Ordine dei Teatini, uno dei più illustri astronomi italiani dei primordi del sec. XIX, n. a Ponte (Valtellina) il 16 luglio 1746 e m. a Napoli il 22 luglio 1826.

Entrò nell'Ordine dei Teatini e compiuti studi superiori di matematici, filosofia e teologia a Roma ed a Milano, presso i Gesuiti del Collegio di Brera, fu consacrato sacerdote ed inviato dapprima a Roma (1778) come professore di filosofia, poi (1780) a Palermo come professore di calcolo sublime. Alcuni anni dopo, sparsasi la fama del suo sapere, l'abate P. veniva incaricato di fondare a Palermo un osservatorio astronomico, di cui mancava ancora la città.

A tale scopo, dopo un viaggio all'estero per visitare i principali osservatori astronomici allora esistenti, egli scelse la grande torre di S. Ninfa, che domina tutta la città, e vi fondò una specola che rese celebre con i suoi importanti lavori. Tra questi si deve anzitutto ricordare il grande catalogo stellare (il massimo tra tutti i cataloghi di astronomi italiani), che costò al P. venti anni di continue fatiche e venne pubblicato nel 1814 con il titolo Praecipuarum stellarum positiones mediae, inerente saeculo XIX, ex observationibus habitis in specula Panormitana ab anno 1792 ad annum 1814 (che è la 2a ed. dell'opera pubblicata nel 1803, completata ed emendata con le nuove osservazioni compiute dal 1792 al 1813). L'opera del 1803 pubblicava il catalogo di 6784 stelle; quella del 1814 ne contiene 7646.

Tale grandioso lavoro, di osservazioni e di calcoli di riduzione, ottenne subito il premio dell'Accademia delle Scienze di Parigi; e rimane ancora di fondamentale importanza, giacché permette di ottenere i moti propri e delle stelle, confrontando le loro posizioni attuali con quelle determinate dal P. Ciò spiega perché il catalogo del P. abbia formato oggetto di numerosi studi da parte degli astronomi che lo seguirono; l'ultima memoria sull'argomento è quella pubblicata nel 1933 da F. Porro.

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PIAZZI GIUSEPPE – PICCOLA SONDA

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negli Atti della Reale Accademia d'Italia con il titolo Fondamenti delle riduzioni per un nuovo catalogo di stelle dedotto dalle osservazioni di G. P. a Palermo.

Altre ricerche molto importanti del P. riguardano la determinazione dell'obiettività dell'eclettica ed il problema della precessione degli equinozi. Ma la scoperta che lo ha reso veramente immortale nella storia dell'astronomia, è quella del primo dei piccoli pianeti compresi tra Marte e Giove, che erano allora completamente ignoti. La scoperta avvenne il 1° genn. 1801, e cioè esattamente all'inizio del sec. XIX; ed il nuovo astro ricevette dal P. il nome di Cerere Ferdinandea, per ricordare la mitologia da protettrice delle messi della Sicilia e per onorare insieme il re Ferdinando I suo protettore. Nel 1815, dopo la caduta del Murat ed il ritorno della dinastia borbonica, il P. venne incaricato dell'introduzione del sistema metrico decimale nell'allora Regno delle due Sicilie, e due anni dopo (1817) veniva chiamato a Napoli con l'incarico di fondare e dirigere il nuovo osservatorio astronomico sopra la collina di Capodimonte che sovrasta la grande città. Ed ivi lo colse la morte.

Bibl.: B. E. Maineri, L'astronomo G. P., Milano 1871; P. Maffi, Un centenario in onore del p. G. P., Pavia 1901.

Giuseppe Armellini