nicolo (De rebus antiquis memorab. basil. S. Petri, in Acta SS. Iunii, VI, 2, p. 70), nel luogo dove sorse poi il tempietto bramantesco presso S. P. in Montorio. La sua tesi fu combattuta da S. Borgia (Vaticana Confessio, Roma 1776), e da F. L. Dionisi (Cryptarum Vatican. monum. illustr., Roma 1838, p. 192 sgg.). L'opinione della crocifissione di P. sul Gianicolo fu ripresa da G. B. Lugari (Le lieu du crucifixement de si Pierre, Tours 1898, e Il Gianicolo, luogo della crocifissione di s. P., Roma 1900), ma venne dimostrata insostenibile da H. Grisar (Le antiche testimonianze sul luogo della crocifissione di s. P., in Civ. Catt., 1905, pp. 719-25) e da O. Marucchi (Il luogo della crocifissione di s. P. nel Vaticano, in N. Bull. arch. crist., 11 [1905], pp. 135-79). In un catalogo delle chiese di Roma del tempo di Gregorio X (1272-76) appare sul Gianicolo una chiesa dedicata a s. P.; in un catalogo posteriore, quello detto di Torino, la chiesa è indicata come assistita da monaci dell'Ordine di Pietro de Morrone (Celestino V). In una compilazione scritta da un canonico vaticano, tra il 1410 e il 1415, il martirio di s. P. è localizzato presso Castel S. Angelo. Come si è visto, il primo ad avere l'idea che s. P. fosse stato crocifisso sul Gianicolo, presso la detta chiesa, fu l'erudito Maffeo Vegio (1406-1457). Nel 1472 Sisto IV concesse la chiesa e il convento, che era stato abbandonato, ai Francescani sotto il patronato dei Sovrani di Spagna. I Francescani divulgarono la leggenda e i sovrani di Spagna Isabella e Ferdinando fecero costruire da Bramante il famoso tempietto rotondo. Ma gli eruditi fin dal sec. xvi hanno dimostrato tutta l'infondatezza di questa leggenda della crocifissione dell'Apostolo sul Gianicolo, sconosciuta a tutte le fonti antiche.
9. Leggenda che P. abbia battezzato nei cimiteri. - V. MAJUS COEMETERIUM (CIMITERO MAGGIORE); PRISCILLA.
Vedi tavv. XCIV-XCVII e tavv. A-D. Enrico Josi