AVORIO - Dittico proveniente dall'abbazia di Rambona (sec. x). Museo Sacro della Biblioteca Vaticana.AVORIO - Trittico bizantino (sec. X) - Museo Sacro della biblioteca Vaticana.
AVORIO (ARTE). - Manufatti in a. sono frequenti nella suppellettile funeraria cristiana antica; spesso furono apposti ai loculi nei cimiteri sotterranei per segno di riconoscimento o come elementi decorativi. Si tratta per lo più di tessere, di dischi o di cubi per giuochi, di bambole spesso articolate, di placchette, di piccole valve, di pettini ecc. Più tardi invece, appaiono a. per decorazione di cattedre (v.), cofanetti, capselle (v.), lipsanoteche (v.), dittici (v.), coperture di evangelieri, pissidi (v.), pastorali (v.) ecc. con rappresentazioni desunte dal Vecchio o dal Nuovo Testamento o altre scene iconografiche. Gli artefici appartennero in modo speciale alle scuole ellenistiche di Alessandria, di Antiochia e di Costantinopoli e la cattedra eburnea del vescovo Massimiano di Ravenna (545-56) ne è, per il numero delle scene, il prodotto più insigne.
AVORIO - Trittico di Harbeville (sec. X) - Parigi, museo del Louvre.(fot. Minari)
In Oriente, durante la lotta iconoclastica, si abbandonano nella plastica eburnea i soggetti religiosi e nella produzione di oggetti di uso civile, soprattutto cofanetti (v.), apparve un repertorio iconografico tratto essenzialmente dall'antichità classica e dall'arte orientale. In Occidente, alla corte dei Carolingi, vengono frattanto prodotti a. ove si afferma un sentimento plastico molto vivo (ad es., la « Pace del duca Orso », fine del sec. VIII).
Fra il X e l'XI sec. e poi nel XII, mentre in Oriente lo stile bizantino riappare negli intagli eburnei di soggetto religioso in tutta la sua nobile grandiosità compositiva (trittico di Harbeville del Louvre), tale genere di attività plastica fiorisce anche in Germania. A quella fioritura ottoniana viene collegato un gruppo di a., forse lombardi, il più famoso dei quali è il secchiello del vescovo Gotifredo (974-98) del duomo di Milano.
Durante il periodo romanico, in Germania con centro a Colonia, in Spagna, ed anche in Italia, vennero eseguiti lavori in a. che riflettono le nuove correnti stilistiche. Qui da noi specialmente nel meridione (Paliotto di Salerno) e in Sicilia, ove erano più vivi i riflessi dell'arte orientale.
Il gusto gotico riportò in Francia in grande onore la pratica di intagliare a. e vennero allora eseguite opere di altissima qualità.
Da ora in poi i caratteri della plastica eburnea non differiscono stilisticamente da quelli delle altre sculture, come, per varie ragioni, durante l'alto medioevo. Così nella Madonna del duomo di Pisa di Giovanni Pisano (1299). E non solo in Italia, ma anche in Francia spesso all'a. si sostituisce l'osso (v. EMBRIACHI).
Capolavoro della plastica eburnea del Rinascimento italiano sono i rilievi del duomo di Graz che traducono disegni del Mantegna. Ormai la lavorazione dell'a. è riservata ad artigiani specializzati che traducono modelli o copiano le opere della grande plastica ed invano si cercherà di assegnare nomi illustri ad opere tecnicamente perfette ma di concezione non originale. Esempi mirabili di a. del Rinascimento, e dell'età barocca si hanno a Firenze nel museo Nazionale e in quello degli Argenti, a Monaco nel National-Museum, a Vienna nel Kunsthistorisches Museum. - Vedi Tavv. XXXV-XXXVI.
Tav. XXXVIn alto: PARTICOLARE DELLA CATTEDRA EBURNEA DI MASSIMIANO (546-56). S. Giovanni Battista fra i quattro Evangelisti. - In alto al centro: monogramma «Maximianus Episcopus». Ravenna, duomo.In basso: INCORONAZIONE DELLA VERGINE (sec. XIII). Avorio policromo di arte gotica francese - Parigi, museo nazionale del Louvre.
Tav. XXXVIFot. Lord, m. 1911, Vaticana)COPERTURA DELL'EVANGELIARIO DI LORCH (sec. IX)Cristo tra due Angeli. - In basso: due scene dei Magi - Biblioteca Vaticana.Bibliografia14 opereG. Stuhlfauth, Die altchristliche Elfenbeinplastik, Friburgo in Br. 1896; E. Molinier, Musée national du Louvre, Catalogue des Ivoires, Pari
BIBL.: G. Stuhlfauth, Die altchristliche Elfenbeinplastik, Friburgo in Br. 1896; E. Molinier, Musée national du Louvre, Catalogue des Ivoires, Parigi 1896; H. Graeven, Frühchristliche und mittelalterliche Elfenbeinwerke aus Italien, Milano 1900; O. P. Dalton, Catalogue of Ivory Carvings of the Christian Era in the British Museum, Londra 1909; A. Goldschmidt, Die Elfenbeinskulpturen aus der Zeit des harolingischen und sächsischen Kaiser, 2 voll., Berlino 1914-18; F. Volbach, Elfenbeinarbeitern der Spätantike und des frühen Mittelalters. Katalog des römisch-germanischen Zentral-Museums in Mainz, Berlino 1916; id., Staatliche Museen zu Berlin, Die Bildwerke des deutschen Museums, Die Elfenbeinbildwerke, ivi 1923; A. Goldschmidt, Die Elf. aus der romanischen Zeit, 2 voll., ivi 1923-26; Ch. Diehl, Manuel d'art byzantin, Parigi 1925-26, passim; H. Loughurst, Victoria and Albert Museum. Catalogue of Carving in Ivory, Londra 1927; P. Toesca, Storia dell'arte italiana, Torino 1927, passim; A. Goldschmidt, Die byzantinischen Elf. des X-XIII. Jahrh., 2 voll., 1930-34; C. K. Morey, Gli oggetti di avorio e di osso. Catalogo del Museo Sacro, I, Città del Vaticano 1936; F. Volbach, Avori medioevali, ivi 1942. Enrico Josi-Emilio Lavagnino
Josi, Enrico, and Emilio Lavagnino. “Avorio (Arte).” In Enciclopedia Cattolica, vol. II, coll. 554–556. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949. https://azioneromana.com/it/article/avorio-arte.
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Josi, Enrico, and Emilio Lavagnino. “Avorio (Arte).” Enciclopedia Cattolica, vol. II, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949, coll. 554–556. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/avorio-arte.
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