COFANETTO. - Con tale termine e altri che esprimono analoghi concetti, quali cassettina, teca o, alla latina, «cappella» (v. CAPSA), si indicano cassette e cofani di varia forma ma di modeste dimensioni destinati alla custodia di oggetti preziosi.
La teca eburnea del Museo Cristiano di Brescia (v. AVORIO), che per il carattere dei rilievi può essere segnata al sec. IV, e considerarsi proveniente dai territori dell'oriente ellenistico, è nell'età paleocristiana l'esemplare più insigne di simili lavori, mentre altre gradazioni del gusto e dello stile classicheggiante riflettono la cappella argentea forse del tempo di s. Ambrogio che è a Milano nella chiesa dei SS. Nazario e Celso e il cofano di una Proietta sposa di un Secondo pur esso d'argento, e ugualmente da assegnare al sec. IV, rinvenuto a Roma durante scavi condotti all'Esquilino, ma oggi a Londra nel British Museum, nonché in c. del museo Civico di Pola con rilievi eburne raffigurati scene della Passione. C. argentei rinvenuti nel tesoro del «Santa Sanctorum» al Laterano ed altri a Brivio e Cartagine conservati rispettivamente a Parigi al Louvre e a Roma nel museo Sacro Vaticano, debbono invece essere assegnati al sec. VI, verosimilmente opere di orefici orientali. Sono invece lavoro di maestri occidentali una cappella ed un reliquiario argentei del duomo di Grado. Estremamente rari e frammentari i resti di c. di stile classicheggiante da assegnare ad una età compresa fra il VII e la fine dell'VIII sec. quando tuttavia l'oreficeria di gusto barbarico creava un capolavoro veramente insigne nel reliquiario della cattedrale di Monza: un c. d'oro lavorato a complessi ornati a rilievo e tutto incrostato di gemme e pietre colorate.
Carattere del tutto particolare, tanto da potersi considerare quale costituente un capitolo a sé nella stessa evoluzione della plastica eburnea bizantina, assume un gruppo di c. eseguiti fra il sec. IX e il XII, rivestiti di rilievi in avorio e spesso indicati come «cassettine civili». Sono in genere di forma rettangolare, hanno il coperchio piano e le facce rivestite di rilievi con rappresentazioni quasi sempre profane eseguite in uno stile che direttamente si collega a quello dell'antica arte ellenistica di cui spesso riprende i motivi. Se ne conservano nella cattedrale di Capodistria, nel tesoro della cattedrale di Ivrea, nel museo Nazionale del Bargello a Firenze, ecc. A Roma presso la basilica di S. Paolo è una di queste cassettine che mostra tuttavia anche evidenti influssi nordici; essa fu certo eseguita nella seconda metà del sec. XI. E ad artisti meridionali italiani vanno anche assegnati alcuni c. eburne che riflettono in vario grado le forme proprie delle cassette di cui sopra si diceva ma interpretate con accenti stilistici non molto diversi da quelli propri agli autori del paliotto del duomo di Salerno, capolavoro di maestranze meridionale del sec. XII. Ve ne sono a Palermo nel tesoro della cappella Palatina ove sono anche alcuni c. della stessa età ma che imitano stile e tecnica musulmani con figure e rabeschi sottilmente incisi e ripassati con colore bruno e dorature. Ve ne sono pure a Firenze nel museo del Bargello e in collezioni italiane e straniere. Allo stesso gruppo può accostarsi il c. del duomo di Città di Bagnorea (Bagnoregio) i cui fregi intagliati possono tuttavia ricordare quelli di alcuni legni musulmani, e la cassettina rivestita di piastre argente nel museo della cattedrale di Anagni.
C. rivestiti di smalti o adorni di medaglioni o placchette in smalto opera di artisti francesi, di Limoges soprattutto e renani, e di artisti bizantini si diffusero in Italia durante i sec. XII e XIII, ne sono ricchi i tesori di chiese, collezioni pubbliche e private, contribuendo alla rinnova e conoscenza e alla diffusione di quella antichissima tecnica che allora trovò imitatori anche tra noi. Durante il fiorire del gusto gotico anche i c., come ogni altro oggetto di oreficeria, riflessero le forme slanciate ed eleganti del nuovo stile. Si ebbero allora c. lignei intagliati e dipinti o rivestiti di metalli preziosi sbalzati o di placchette d'avorio o d'osso. E intagli in osso lavorarono soprattutto EMBRIARCHI (v.) autori di un infinito numero di c.
Nel Rinascimento durante il '400 e il primo '500 i c., riprendendo le forme dei cassoni, più che per la ricchezza della materia divennero preziosi per la squisitezza dell'arte. Se ne ebbero oltre che rivestiti di avorio e metalli, di dipinti, di intagliati, di decorati con rilievi, eseguiti in una pastiglia a base di farina di riso, che spiccano sui fondi dorati secondo una tecnica sottile e delicata che ebbe larga fortuna soprattutto nel Veneto. Ma fu alla metà del '500 che la oreficeria italiana creò uno dei suoi capolavori maggiori nel mirabile c. da libri noto come cassettina Farnese oggi nel museo Nazionale di Napoli. Gli elementi strutturali del c. di ispirazione michelangiolesca sono lavorati in argento dorato e resi leggeri dalle opaline trasparenze di sei cristalli di rocca incisi. L'opera commissionata dal card. Alessandro Farnese a Mano orafo fiorentino nel 1548 fu compiuta dopo varie interruzioni verso la fine del 1561; i sei cristalli di rocca furono incisi da Giovanni Bernardi di Castelbolognese.
Durante l'età barocca e la moderna nel c. di varie dimensioni e vario uso si è riflesso il gusto dei tempi. Bnl.: P. Toesca, Storia dell'arte it., Torino 1927, pp. 324-336, 437, 1093-1120; E. Lavagnino, L'arte del medioevo, 1913, pp. 434-438, 740-690; N. Tarchiani, s. V. ENOCH. Ital., X (1931), p. 608. Emilio Lavagnino