CATTEDRALE

CATTEDRALE. - E la chiesa principale della diocesi, ov'è la cattedra o trono del vescovo. Detta anche "Duomo» o casa di Dio per eccellenza, è la più importante della diocesi (ecclesia mater e maior). Se il vescovo è insignito di qualche grado di dignità o di giurisdizione particolare, la sua c. riceve anch'essa il titolo analogo, cioè di metropolitana, primaziale o patriarcale.
La c. deve essere solennemente consociata (cfr. can. 1165 §3) e l'anniversario di questa consacrazione o dedica si celebra in tutta la diocesi con il rito doppio di I classe e ortaya; senza ottava dai religiosi. Con ugual rito si solennizza il santo titolare. La cattedra episcopale, o trono, deve trovarsi, secondo l'uso antico, in fondo all'abside, con l'altare davanti, di modo che il celebrante guardi il popolo; se l'altare è addossato alla parete, allora il

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(de M. Horfman, Die Kunst des fraten Mitititutters, Burline 168) Cattedrale - C. di Tournai posta nella parte alta della città. Veduta sud-ovest (iniziata nel 1107 e ultimata nel sec. xiv).

trono sta al lato del vangelo. L'ufficiatura quotidiana della c. Capitolo (v.) e consiste nella recita del divino ufficio e nella Messa cantata del giorno. Nella c. hanno luogo le più solenni funzioni, quali le sacre ordinazioni generali, "vocatis et praesentibus canonicis", nei sabati delle Quattro Tempora, nel sabato «Sitientes» e nel Sabato Santo (can. 1006 e 1009); l'annuncio delle feste mobili dopo il vangelo della Messa dell'Epifania, la consacrazione degli Olii santi e la lavanda dei piedi il Giovedi Santo. A Pasqua ed in altro giorno a sua scelta il vescovo dà nella c. la benedizione papale con annessa indulgenza plenaria, secondo il can. 914.
Il CIC ha varie norme sulle c., oltre a quelle già citate; tali norme riguardano: l'onere delle riparazioni (can. 1186: V. chiesa), la conservazione della SS.ma Eucaristia (can. 1268 § 3 : V. eucaristia), il diritto di ricevere le sacre suppellettili del vescovo alla di lui morte (can. 1299: V. sacre), e viceversa l'obbligo di somministrare gratis al vescovo le sacre suppellettili e tutto ciò che gli occorre per la Messa e per i pontificali (can. 1303 § i: V. sacre), la competenza giudiziaria per le cause riguardanti diritti o beni temporali della c. (can. 1576 \1, che prescrive un tribunale collegiale di tre giudici), la possibilità per il vescovo di stare in giudizio a nome della c. (can. 1653 § i), gli effetti dell'interdetto locale nei riguardi della c. (cann. 2271 n. 2 e 2272 : V. interdetto).

Bibl.: U. Burlière, La dération à l'Eglise cathédrale, in Sem. Liturg., 3 (1925), p. 114 sgg.; L. Eisenholer, Compendio di liturgia, trad. it., Torino 1940, p. 90 sgg.; M. Righetti, Storia liturgica, L. Milano 1945, p. 323 sgg. Rinaldo Pilkington
La c. Nell'Urbanistica. - Riguardo all'ubicazione è interessante constatare che le c. più antiche medievali sorgevano non nel cuore della città, ma alla periferia, e talora perfino completamente esterne all'abitato (Pisa). Il Mengozzi vorrebbe ricercarne la causa nelle

difficoltà incontrate dalla Chiesa durante i primi secoli, o nella mancanza di aree disponibili entro il nucleo urbano; secondo il Gantner, l'isolamento dell'edificio sacro dai profani rispondeva ad intenti simbolici.
Più probabilmente devono aver influito in tale senso ragioni difensive, come dimostra il collegamento della c. con il castello (Fondi, ora non più sede vescovile) o la sua posizione accanto a punti obbligati di passaggio, e pertanto certamente fortificati, quali i ponti (Verona, e forse anche Colonia), ovvero al limite della cinta murata originaria, nelle città di fondazione romana (Como, Lucca e molti centri sulla via Emilia). Infine può non essere stata estranea a questa ubicazione anche l'opportunità di servire in pari tempo alle esigenze spirituali della città e del contado.
Anche la configurazione del terreno ha influito in modo decisivo, determinando nelle città di collina il collocamento della c. nel punto più elevato, sovrapponendola spesso a templi romani o pre-romani (Altari, Fermo), e talora dando luogo a ubicazioni periferiche (Gubbio, Spoleto, Cortona), o addirittura esterne al nucleo urbano (Ancona). Il risultato è stato comunque un distacco dal rimanente nucleo dei fabbricati, con il netto risalto della chiesa su tutto il complesso dell'abitato. Effetti pittoreschi e grandiosi si osservano specialmente nelle città su fiumi, ove la c. domina da terrazze naturali la zona adiacente (Avignone, Basilea). Nelle città di piana, la c., quando occupa una posizione centrale, diviene generalmente l'elemento determinante e costituisce nel grande rinnovamento edilizio che si inizia con il sec. XIII il motivo dominante della piazza principale, ove si tiene anche il mercato (Cremona, Reggio Emilia, molte città belghe e tedesche). La piazza può assumere forme planimetriche varie: la disposizione a L, che consente alla chiesa di presentare due lati liberi, è frequente in Italia (Pistoia, Foligno), e non rara anche nell'Europa centrale e occidentale (Strasburgo, Rouen): si hanno anche forme triangolari, di origine più antica (Massa Marittima), ma che in alcuni paesi continuano fino al Trecento inoltrato (Anversa); talora infine la piazza è disposta in profondità, spesso sapientemente collegata con altre piazze vicine, in modo da costituire un complesso di spazi organicamente raggruppati (Todi, Ascoli Piceno).
Le nuove concezioni rinascimentali, dopo qualche manifestazione di transizione (come Urbino, che mostra una ripresa, con diversa sensibilità, del collegamento tra chiesa e castello), si affermano completamente a Pienza, ove la c. assume il significato di elemento centrale in una composizione edilizia armonicamente fusa ed equilibrata nei rapporti volumetrici e spaziali e logicamente inserita nello schema urbano. Il secolo successivo mostra anche in questo campo l'importanza del manierismo accademico nella piazza di Livorno, in cui al duomo fanno cornice edifici porticati secondo un'impostazione rigidamente unitaria. Il barocco ci offre infine a Salisburgo l'espressione del nuovo senso spaziale, nella successione di piazze circondanti la c. disposte in modo da assicurarsi che la piazza sia risalita a tutti i lati, pur lasciando l'ambiente antistante chiuso e raccolto.
Nessun interesse presentano sotto questo aspetto il Settecento e l'Ottocento; in quest'ultimo secolo anni i falsi criteri dell'isolamento e di una male intesa valorizzazione conducono alla completa alterazione dell'ambiente originario, con la trasformazione degli antichi sgraffi in piazze troppo vaste e talora dense di traffico (Milano, Parigi). Sono quasi sempre banali anche le soluzioni adottate nei primi decenni del Novecento per la ricostruzione delle città terremotate in Italia.
Fuori d'Europa qualche buon esempio di sistemazione urbanistica della c. si trova nell'Africa settentrionale (Bengasi, Tripoli, Rabat). Ma è soprattutto nell'America latina che possono vedersi le espressioni più imponenti negli ultimi tre secoli: particolarmente a Città del Messico e a Santiago del Cile, dove, attorno alla chiesa principale della città, si raggruppano scenograficamente i maggiori edifici rappresentativi.

Bibl.: J. Gantner, Grundformen der europäischen Städte, Vienna 1928; G. Menozzi, La città italiana nell'alto medioevo, Firenze 1931; M. Zocca, Elementi per uno studio dell'urbanistica medioevale in Italia, Roma 1938.