INTERDETTO

INTERDETTO. È la pena canonica che priva i fedeli dei sacri riti e li rende incapaci all'uso di determinati diritti spirituali, senza tuttavia escluderli

dalla comunione con la Chiesa. L'ì, ha carattere prevalente di pena medicinale e nel CIC è elencato tra le censure (can. 2268), ma può essere anche pena vendicativa (v. CENSURA, III, c. penale medicinale): nel dubbio si presume pena medicinale (can. 2255 § 2, 2291, nn. 1-2). Si differenzia dalla comunione e dalla sospensione, in quanto può colpire non soltanto le persone fisiche ma anche le collettività e i corpi morali in quanto tali.

L'ì, si distingue in personale e locale, a seconda che si riferisca direttamente a persone o corporazioni, oppure a luoghi o territori. L'ì, personale partecipa della natura e degli effetti della comunione, ha carattere di legge personale e segue la persona ovunque; l'ì, locale, invece, ha solo efficacia territoriale ed entro i limiti del territorio colpisce tutti i presenti, anche gli esteri e gli esenti (can. 2269 § 2).

L'ì, locale si suddistingue a sua volta in generale e particolare, a seconda che colpisca un'intera circoscrizione territoriale (parrocchia, diocesi, nazione) oppure un determinato luogo soltanto (chiesa, oratorio, altare, cappella, cimitero, ecc.). L'ì, personale si distingue per in generale e speciale, a seconda che sia irrogato contro una collettività di persone (capitolo canonico, Ordine religioso, associazione pia, ecc.), oppure contro una persona singola.

L'ì, irrogazione dell'ì, locale generale contro diocesi, proviene ecclesiastiche, nazioni, e altre circoscrizioni che sorpassano il territorio della diocesi, come pure dell'ì, personale generale contro corpi morali e collettività che esulano dall'autorità ordinaria diocesana (province monastica, comunità religiose di diritto pontificio) è riservata esclusivamente alla S. Sede. Per le circoscrizioni minori, esistenti entro i confini della diocesi (parrocchie), come pure per le collettività diocesane non esenti (capitoli, comunità religiose di diritto diocesano), è competente anche il vescovo (can. 2269 § 1).

L'ì, locale, sia generale che particolare, vieta, in linea di principio, ogni ufficiatura divina e ogni rito sacro, compresa l'amministrazione e l'uso dei Sacramenti (can. 2270 § 1). Il principio, tuttavia, va soggetto a varie eccezioni e mitigazioni; così l'ì, locale, sia generale che particolare, non vieta l'amministrazione dei Sacramenti e dei Sacramenti ai moribondi (il Viatico, però, si può amministrare solo in forma privata) e sospende i suoi effetti nelle solennità maggiori di Natale, Pasqua, Pentecoste, Corpus Domini e dell'Assunta, fatta eccezione per il conferimento degli Ordini sacri e per la benedizione nuziale solenne. Così, l'ì, locale generale consente ai chierici la celebrazione degli uffici divini a porte chiusa, senza canto e senza suono di campane, e, nelle chiese cattedrali e parrocchiali o nell'unica chiesa del luogo, non vieta di poter celebrare un'unica Messa quotidiana, di poter ricevere e amministrare i Sacramenti del Battesimo, dell'Eucarestia e del Matrimonio (esclusa la benedizione nuziale), né di poter celebrare le esequie dei defunti, benedire il fonte battesimale e gli Oli sacri e di predicare la parola di Dio, purché si escludano ogni pompa e solennità, il canto sacro e il suono di strumenti e delle campane (can. 2270-71).

Nel caso di i, locale particolare di una chiesa queste due ultime eccezioni, di cui al can. 2271, si applicano esclusivamente in favore delle chiese capitolari e parrocchiali e solo nell'ipotesi che, agli effetti del culto, non siano state preventivamente deputate altre chiese od altri oratori in sostituzione di quelle interdette. Nei confronti delle altre chiese e degli altri luoghi (altari, cappelle, ecc.) resta il principio che l'ì, locale particolare importa il divieto assoluto di celebrare in essi ogni ufficio divino ed ogni rito sacro. L'interdizione del cimitero, tuttavia, non vieta l'inumazione dei defunti, ma proibisce soltanto che essa si compia con il prescritto rito ecclesiastico (can. 2272).

L'ì, personale generale, inflitto cioè a una comunità o a un collegio in quanto tali, comporta l'inibizione dall'esercizio di ogni diritto e funzione spirituale che loro spetti come corpi morali (ad es., dal diritto di elezione, di presentazione, ecc.).

INTERDICTIO AQUA ET IGNI - INTER DUAS LAUROS

marriri Genuinus e Maximus che in Guglielmo di Malmesbury è dato quale Geminus.

Quanto al gruppo dei Quattro Coronati, la citata Depositi Martyrum li dà venerati nel sec. IV in Comitatuum. Per molti archeologi tale espressione si è identificata come una indicazione topografica della località inter o ad duas lauros, e perciò proprietà imperiale, identica a quella di Subaugusta sulla Via Labicana.

Il c. di i. d. l. è molto esteso; esso era composto di un'area sopra terra, nella quale fu deposto il martire Tiburzio, di cui lo Stevenson ritenne poter identificare il santuario; inoltre di due piani sotterranei nei quali le varie scale indicano i differenti nuclei o ipogei originali poi raccordati.

Dopo l'abbandono dei cimiteri, in seguito alla trai-lazione delle reliquie dei martiri nell'interno della città, anche il c. di i. d. l. cadde in dimenticanza. Primi ad avventurarsi in alcune gallerie sotterranee furono Pomponio Leto e i suoi compagni che vi lasciarono scritti i loro nomi ca. la metà del sec. XV. A. Bosio vi iniziò le sue esplorazioni nel 1594 e le continuò a lungo, rinvenendo molti cubicoli dipinti e tra questi uno con un affresco del sec. v nella volta rappresentante nel campo inferiore l'Angello divino sul monte da cui soggiornò i quattro fiumi, circondato dai martiri Pietro, Marcellino, Tiburzio e Gorgonio indicati con i loro nomi. Nella zona superiore il Salvatore barbato, con lunghi capelli, con nimbro e le lettere A e Ω, tra gli apostoli Pietro e Paolo.

Nella prima metà del sec. XVIII da questo cimitero M. Boldetti asportò molte iscrizioni. Nel 1779 il p. G. M. Partenio eresse un altare marmoreo in una cripta di una regione prossima al mausoleo di S. Elena. G. B. De Rossi rinvenne una regione del sec. IV e ne dette notizia nel suo Bullettino di archeologia cristiana. Studi metodici sul c. di i. d. l. vennero iniziati da E. STEVENSON, JOSEPH (v.), al quale si deve la scoperta della regione nella quale furono sepolti i martiri Marcellino e Pietro, deposti da una pia Lucilla in due semplici loculi di una galleria del primo piano del cimitero; in seguito fu tagliata la parete opposta della galleria e costruito un piccolo santuario ab-sidato, lasciando intatti i sepolcri dei due martiri, decorati da Damaso (366-84), il quale compose un carme in loro onore; il testo ne fu tramandato dalla Passio; un frammento se ne rinvenne ai SS. Quattro Coronati al Celio. Nelle pareti intonacate del santuario e delle gallerie adiacenti numerosi pellegrini scrissero i loro nomi o invocazioni, come « Marcelline Petre petite ». Il papa Adriano I (772-95) costruì un'apposita scala di accesso alle due tombe venerate. Il martire Gorgonio fu sepolto in un'altra regione, probabilmente nel piano inferiore, datata l'indicazione « in inferiore antro » della Notitia ecclesiarum; ma la sua tomba non è stata ancora ritrovata; come pure è ignoto tuttora il luogo dei sepolcri dei trenta martiri segnalati dal Martirologio geronimiano e dei quaranta martiri indicati nella Notitia ecclesiarum in inferiore spalanca », di Genuinus o Geminus e di Maximus, dei quali ultimi nulla si sa da altre fonti. Il sepolcro dei Quattro Coronati fu identificato in una regione in parte veduta prima dal Bosio, poi dal Wilpert, ed esplorata nel periodo 1911-12. Una scala immette dal sopraterra fino ad una galleria di ca. 40 m. di lunghezza nel secondo piano del cimitero; su di essa si aprivano gallerie e cubicoli, murati in seguito per permettere ai pellegrini di accedere a due cripte storiche, nella seconda delle quali un rozzo sarco-fago fu immesso in un arcosolio; sulla parete intonacata A. Bevingnani lesse l'invocazione « SCE CLE(mens), il primo dei Quattro Coronati ricordati nella Deposito Mar-trium. Fra gli altri nomi graffiti vi è anche quello del Leo che si ritrova in molti santuari dei martiri romani. È noto che H. Delehaye, L. Duchesne e P. Franchi de Cavalieri ritennero che i Quattro Coronati sono da iden-tificare con i marmorari martirizzati a Sirnio. H. Dele-haye, L. Duchesne e P. Styger invece giustamente iden-tificarono in comitatum per detta città; il Martirologio geronimiano indica i Quattro Coronati venerati almeno fino al sec. VI non nel c. di i. d. l. ma nella chiesa urbana « Caelio monte ». Il sarcofago rozzo, la sua immissione in un arcosolio decorato precedentemente, il carattere fu-

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(da G. P. Kureck, Pillars, inedits aet cim, ad duos lauros, in Rix. di arch. Criti., 7 [168], p. 36) Inter duas lauros, cimitero di - Pienta della galleria che cunduce a due cripto storiche, di cui una (n. 13) probabilmente dei ss. Quattro Coronati.

delle quaestiones e con il sostituirsi ad essa de

TERRE D'UAS LAUROS - INTERESE

mente scoperte nel cimitero dei SS. Pietro e Marcellino, ibid. 6 (1900), pp. 85-97; id., Affreschi inediti del cimitero «ad duas lauros», ibid., 4 (1898), pp. 117-21; id., Pitture, pp. 508-12; R. Kanzler, L'ultima scoperta di Augusto Bevignani. Graffiti storici nel cimitero del SS. Marcellino e Pietro, in Studi romani. 1 (1913), pp. 189-96; id., Scoperte nel cimitero dei SS. Marcellino e Pietro sulla Via Labicana, in Nuovo bull. di arch. crist., 20 (1914), pp. 65-77; O. Marucchi, Osservazioni sulla critica storica recentemente scoperte nel cimitero dei SS. Marcellino e Pietro sulla Via Labicana, ibid., 21 (1915), pp. 5-11; E. Josi, Scoperte nel cimitero dei SS. Marcellino e Pietro, ibid., 26 (1920), pp. 77-87; F. Fornari, Relazione sul lavoro eseguito nel cimitero dei SS. Pietro e Marcellino «ad duas lauros», in Riv. di arch. crist., 3 (1926), pp. 31-39; I. P. Kirsch, Die Märtyrer der Katakombe ad duas lauros in Rom, in Die Ehrengabe der deutschen Wissenschaft, Frühergno in Br. 1920; id., Pitture inedite di un arcosolio del cimitero dei SS. Pietro e Marcellino, in Riv. di arch. crist., 7 (1930), pp. 31, 46; id., Un gruppo di pitture inedite di un arcosolio del cimitero dei SS. Pietro e Marcellino, ibid., pp. 203-234; id., Cubicoli dipinti del cimitero dei SS. Pietro e Marcellino sulla Via Labicana, ibid., 9 (1932), pp. 17-36; id., Un cubicolo con pitture profane inedite nella catacomba dei SS. Pietro e Marcellino, ibid., 10 (1933), pp. 263-85; C. Cecchelli, E. Persico, SS. Marcellino e Pietro, la chiesa e la catacomba (Le chiese di Roma, 36), Roma 1938; J. De Witt, Spätromische Bildnismalerei, Berlino 1938; H. Leclercq, Catacombe des Sts-Pierre et Marcellin, in DACL, XIV, 1, coll. 981-1018 (l'iscrizione di) «Clementinus fossor mansionarius» (col. 1016) della 5a. son. non esiste in questo cimitero ma in quello in Catacumbas). Enrico Josi