CENERI, MERCOLEDÌ delle. - Negli ultimi anni di s. Gregorio Magno si cominciò il digiuno quaresimale con il mercoledì precedente la domenica I di Quaresima, che perciò fu chiamato caput seunii (v.) o anche caput Quadragesimae. La penitenza al principio della Quaresima era inculcara ai fedeli con l'espulsione dei pubblici penitenti da parte del vescovo. Il rito ne è conservato nel Pontificale romano.
Secondo i rituali del sec. VII in Roma, la mattina di questo giorno i penitenti si presentavano ai sacerdoti a ciò deputati nei vari titoli, ai quali confessavano le proprie colpe, se gravi e pubbliche, e ricevevano di mano del penitenziere una veste d'isplido cilizio cosparso di cenere, con l'ordine di ritirarsi in qualche monastero, onde compiere l'imposta penitenza. Durante tutta la Quaresima, fino al Giovedì Santo, giorno di riconciliazione, rimanevano sottoposti a diversi esercizi di penitenza. Con lo svanire della pubblica penitenza, il clero ed i fedeli nel m. delle c. si facevano imporre le c. sulla testa in segno di penitenza, uso praticato già nel Vecchio Testamento (Iob. 42, 6; Jud. 4, 16; Ion. 3, 6, ecc.) e conosciuto anche dai pagani. Fu prescritto poi dal Concilio di Benevento del 1091, can. 4. Le c. son tratte dai rami d'olivo o delle palme benedetti l'anno precedente, e la loro benedizione, già in uso nel sec. X, ne fa un sacramentale, onde i fedeli, ricevendole piamente, possano ottenere lo spirito delle vera penitenza. Le orazioni per la loro benedizione risalgono al sec. X (Ordo Romanus V). I canti sono quelli delle processioni di penitenza, di questo e di altri giorni di Quaresima. L'imposizione delle c. può essere praticata anche nella susseguente domenica, purché benedette nel loro giorno, cioè il mercoledì precedente (cf. AAS, 20 [1924], p. 102). Nella imposizione delle c., il sacerdote dice, ricordando la sentenza di Dio, pronunciata su Adamo e su tutta la sua discendenza: «Ricordati, o uomo, che sei polvere e in polvere ritornerai». Non si potrebbe più energicamente significare il nostro nulla e la stoltezza della superbia umana. L'ufficio di quel giorno ha la precedenza sopra ogni altro ufficio festivo, anche di prima classe. Fu verso il sec. XI, che a Roma il papa, i membri del clero e il popolo in quel

(da C. Ricci, B. C., Milano 1923)