QUARANTA MARTIRI DI SEBASTIA

QUARANTA MARTIRI di SEBASTIA. - Sono commemorati nei Martirologi greci e latini il 9 marzo; il loro culto si diffuse rapidamente nella Chiesa e le loro reliquie erano venerate in molti luoghi.

Il loro martirio è attestato da parecchi documenti di diverso valore storico, abbastanza sinceri per poter ricostruire con verità il glorioso episodio. Si tratta di discorsi di s. Basilio, s. Gregorio Nisseno, s. Efrem, di una Passio antica non certamente coeva, che fu già tradotta in diverse lingue, e del Testamento che gli stessi martiri scrissero in carcere poco prima d'esser condotti al supplizio. Tutti questi documenti, pur concordando sostanzialmente, presentano differenze di dettagli, non però da farne rigettare l'autorità. I discorsi, pur riecheggianti, tradizioni scritte ed orali che possono risalire al tempo del martirio dei Q., risentono dello stile oratorio degli autori; la Passio ha poi tutti i difetti comuni a codesto genere di scritti; solo il Testamento è certamente genuino e superiore ad ogni sospetto.

Durante la persecuzione di Licinio, quaranta soldati cristiani, appartenenti probabilmente alla XII Legione, Fulminata, furono arrestati a Sebastia e posti nell'alternativa di apostata e subire la pena capitale. Poiché tutti rimasero fermi nella fede, furono condannati ad esser esposti nudi, durante una terribile notte di freddo, nel cortile di un ginnasio. Uno solo venne meno alla prova chiedendo di essere tuffato nel bagno caldo delle vicine terme, ma il suo posto fu subito preso dal custode improvvisamente convertitosi. Il mattino seguente i corpi assiderati furono bruciati e le ceneri disperse nel fiume vicino; sul luogo del martirio fu edificata poi una chiesa. Anche a Roma ai Q. fu dedicato un antichissimo oratorio nel Foro, presso S. Maria Antipap, venuto alla luce durante gli scavi del 1901. Tale oratorio, fondato in un antico edificio del sec. II o III, venne decorato tra il sec. VII e l'VIII con pitture riferenti ai martiri sebasteni: bellissima quella absidale con la grande scena dei martiri. - Vedi tav. XI.

Bibl.: N. Bonwetsch, Das Testament der vierzig Märtyrer, Lipsia 1897; O. von Gebhardt, Acta Martyrum selecta, Berlino 1902, pp. 166-81; C. Huelsen, Le Chiese di Roma nel Medio Evo, Firenze 1927, p. 426; P. Franchi, La Cavalieri, I santi Q. m. di S., in Note aggiornati, VIII (Studi e testi, 49), Roma 1928, pp. 155-84 (in cui ritratto il giudizio espresso in Note aggiornati, III, Roma 1900, pp. 64-70); M. Armellini, Le Chiese di Roma dal sec. IV al XIX, 3a ed., I, Roma 1942, p. 182; II, pp. 1422-23; Mar-tyr. Hieronymianum, p. 134; H. Delchaye, Les origines du culte des martyrs, Bruxelles 1933, pp. 61, 85, 177; Martyr. Romanum, p. 91.

Apostino Amore

QUARANTENA, MONTE della - Veduta del m. d. Q. dalla città moderna di Gerico - Palestina.

nesso il ricordo del digiuno e delle tentazioni di N. Signore (Lc. 4, 1-8; Mt. 4, 1-4). La tradizione, controllabile fino dal sec. Egeria (v.) riassunto da s. Valerio (sec. VII), ha finito per localizzare il digiuno e la prima tentazione, quella dei pani, in una grotta situata in un pendio scosceso a metà del monte quale rifugio nella notte dall'umidità e nel giorno dal sole cocente e anche dalle fiere; la terza, dell'adorazione, nella cima della montagna da dove si gode un vasto panorama.

Con ogni probabilità, la cima aveva la fortezza macabrica di Doch (I Mach. 16, 14-16; Flavio Giuseppe, Antiq. Iud., XIII, 8, 1 e Bell. Iud., 1, 2, 3), della quale si scorgono anche oggi il vallo e resti architettonici. Dalla fortezza prese il nome Duca la luna stabilita da s. Caritone nel sec. IV, fiorente nel periodo bizantino e poi molto ridotta fino ad oggi. La grotta-ricordo della prima tentazione fu già dipinta nel tempo medievale, ma oggi, adattata ancora al culto, è tutta rinnovata. Quanto alla chiesa della cima, si cominciò a rialzarla nel 1914, ma è rimasta sospesa dall'inizio della I guerra mondiale.

Il monte, tutto arido e secco, dà bene l'idea del digiuno del Signore.

Bibl.: D. Baldi, Enchiridion locorum sanctorum, Gerusalemme 1935, nn. 202-27; A. Augustinović, Gerico e dintorni, Guida, Gerusalemme 1951, pp. 120-38.