NEGRI, ADA. - Poetessa, n. di umile famiglia a Lodi il 3 febbr. 1870, m. a Milano l'11 genn. 1945.
Affidò al romanzo Stella matutina (1921) il ricordo della sua tormentata giovinezza. Grande interesse suscitò il primo volume di versi Fatalità (1892), enfatica esaltazione delle idee socialiste, con qualche spunto anticlericale. Minore il successo di Tempeste (1894), che ripeteva gli stessi motivi. Dopo il matrimonio, dedicò alla maternità l'omonimo volume di versi (1904), nel quale il dolore dell'uomo e il mistero dell'anima trovano, perché approfonditi dall'esperienza, efficace espressione. Una ancor più osservata esplorazione interiore muove la raccolta Dal profondo (1910) e sospinge la N. a un più acuto senso di solitudine (L'esilio, 1914). Dopo il Libro di Mara (1919), vigorosa, spesso cruda espressione di un amore di tarda giovinezza, improvvisamente troncato dalla morte, si ha un ripiegamento verso la contemplazione, talvolta dolorosa, della natura con I canti dell'Isola (1924). Da allora il pensiero della N. si volge più decisamente a Dio (Vespertina,

Gli innegabili influssi di Leopardi, Carducci, Pascoli e d'Annunzio non pregiudicano la precisa originalità di tono della poesia della N. L'indagine morale sui problemi della vita viene partecipata con un susseguirsi di immagini colorite, logicamente serrate e aliene da ermentismi. Né la chiarezza della sua poetica (poesia di sentimento, non sentimentale) si adagia nel ritmo con crepuscolare compiacenza, ma risolve in sé, in suprema armonia, quegli interiori paesaggi dell'anima scoperti da una sincera commozione lirica: ribellioni, scoramenti, rancori e un amaro senso della vita si placano infine in una progrediente illuminazione interiore, nella genuina comprensione dei valori cristiani, nella definitiva e integrale adesione alla fede cattolica, nell'ansia di partecipare ad altre anime la raggiunta serenità spirituale. Della N. è all'Indice il volume Fatulità (decr. 14 luglio 1893).