NEGRI, FRANCESCO. - Monaco fattosi protestante, n. a Bassano nel 1500 dalla nobile famiglia dei Buonamonti (cognome che abbandonò, per quello di Negri), m. a Cracovia nel 1563. Professò fra i Benedettini a S. Giustina (Padova); passò apertamente all'eresia nel 1525 e fu a Strasburgo, dal 1529 al 1531.
Tradusse in latino i Commentari delle cose de' Turchi di Paolo Giovio, e ne dettò la prefazione Filippo Melantone. Nel 1538 passò come insegnante di lingue classiche a Chiavenna, dove compose il poemetto Rhaetia, sive de situ et moribus Rhaetorum (1549); aveva già scritto la tragedia satirica intitolata Libero arbitrio (1546 o 1547), ampliata nel 1550, tradotta due volte in francese, poi in latino dal N. stesso, e nel 1589 in inglese. Nella controversia fra Agostino Mainardi (v.) e Camillo Renato, (v.) il N., pur essendo di idee meno estreme del Renato, parteggiò apertamente per lui. Nel 1546, il N. si recò a Zurigo presso il Bullinger, e nello stesso anno partecipò pure a certe adunanze segrete di anabattisti a Vicenza e, pur continuando nel contrasto con il Mainardi, si staccò infine dal Renato. Nel 1550, il N. pare si recasse di nascosto a Venezia per partecipare a un convegno segreto di sessanta anabattisti. In quello stesso anno il N. componeva lo scritto De Fanini Faventini ac Dominici Bassanensis morte, in cui, prendendo lo spunto dalla condanna a morte di Fanino Fanini e di Domenico Cabianca (cf. A. Casadei, F. Fanini da Faenza, in Nuova rivista storica, 18 [1934], pp. 168-99), attaccava violentemente l'Inquisizione. Nel 1552 celebrava le imprese di Maurizio di Sassonia, sperando di vederlo avanzare sull'Italia per sostenere la causa della «riforma». Dal 1555 al 1559 fu a Tirano; forse come non pochi italiani inclinava già verso l'antitrinitarismo, e nel 1562, con il figlio Giorgio, partì per la Polonia; mantenne tuttavia buoni rapporti con i capi svizzeri. Morì l'anno seguente a Cracovia, mentre si apprestava a tornare in Svizzera, dove lasciava moglie e figli nella più grande miseria.