OCHINO, BERNARDINO. - Apostata, n. a Siena nella contrada dell'Oca (donde il suo nome di O.) nel 1487 di povera famiglia, m. a Slavkov (Moravia) verso la fine del 1564.
I. VITA
Entrato fra i Minori Osservanti della Toscana verso il 1504, divenne provinciale di Siena (1523), poi vicario generale delle province cismontane (1533). Sul principio del 1534 entrò fra i Cappuccini e vi divenne vicario generale (1538-42). Celebre come predicatore e per l'austerità della vita, era conteso dalle città italiane e gli uomini più eminenti della riforma cattolica nutrivano in lui larghe speranze; egli però non seppe sottrarsi a Napoli all'influsso di Juan Valdes, e attirò dei sospetti sulla sua ortodossia; nel sett. 1542, in seguito a una crisi interna, lasciatosi sedurre dall'esempio di Pietro Martire Vermigli, decise di romperla con la Chiesa cattolica e si portò a Ginevra, presso Calvino, lanciando una lettera largamente diffusa nella quale intendeva dar ragione del suo passo. A Ginevra e poi ad Augusta (1542-47) l'O. fu ministro della comunità italiana riformata.Frattanto si era unito con una donna originaria di Lucca, dalla quale ebbe quattro figli e due figlie. Fuggito in Inghilterra (1547), da Tommaso Cranmer fu nominato predicatore italiano a Londra ed ebbe un canonicato a Canterbury. Con l'assunzione al trono di Maria Tudor (1553), dovette riprendere la sua vita errante, finché poté stabilirsi a Zurigo come pastore, dove, però, la sua opera XXX dialoghi gli procurò l'espulsione. Dopo varie tappe, finì in Polonia, dove per la protezione del principe Nicola Radziwill poté predicare ai riformati italiani di Cracovia nell'apr. maggio 1564. Ma per intervento del card. ZOSIMAS (v.) il 7 aug. un editto reale interdisse il soggiorno in Polonia a tutti i non-cattolici venuti dall'estero e l'O. trovò rifugio, dopo aver perduto durante il viaggio tre suoi figli, a Slavkov (Austerlitz) in Moravia, presso Niccolò Paruta, nobile veneziano, antitrinitario e anabattista. Ivi morì di contagio con l'ultimo dei suoi figli.
II. SCRITTI E DOTTRINA
Nel periodo cattolico stampò Dialoghi sette (Venezia 1540 e 1542) in cui alla sua interlocutrice, Caterina Cybo, duchessa di Camerino, spiegò la natura e le condizioni della perfezione, e Prediche nove (Venezia 1541), in cui impugna le teorie protettanti e proclama la teologia di Cristo, sorgente unica della verità.Nel periodo protestante scrisse molto. Dal 1542 al 1562 pubblicò una serie di prediche in cinque volumi (Basilea, Ginevra), che hanno ciascuno la propria idea maestra tratta dalla dottrina o dalla vita cristiana interpretata a modo suo; a Ginevra (1544-45) scrisse in italiano l'Immagine dell'Anticristo, pubblicato per la prima volta in francese (1544); Esposizioni sopra le Epistole di S. Paolo ai Romani (1545) e ai Galati (1546). In Inghilterra compose in latino, tradotta in inglese e dedicata a Edoardo VI: A Trogoedia or Dialogue of the injuste usurped primacie of the Bishop of Rome and of all the just abolifying of the same (Londra 1549), per dimostrare che la Chiesa romana

è una invenzione di Lucifero. Da Ginevra pubblicò nel 1544 gli Apologhi (raccolta di 110 aneddoti satirici sul papa, i cardinali, i preti e i frati, saliti nelle edizioni posteriari a ca. 500); a Zurigo, nel 1556, il Dialogo del Purgatorio (contemporaneamente in italiano, in latino ed in tedesco) in cui Teodatto (O.) sostiene contro cinque difensori della dottrina cattolica che il solo vero Purgatorio è Gesù, e Syncerae et verae doctrinae de Coena Domini defensio, nella quale descriveva la Cena come il ricordo della morte espiatoria di Gesù Cristo, senza vedervi un pegno del perdono dei peccati; a Basilea, nel 1561, Tractatio de conciliatione controversiae inter reformatas Ecclesias; Disputa intorno alla presenza del Corpo di Gesù Cristo nel sacramento della Cena; Prediche nomate Laberinti del libero o ver seruo arbitrio, prescienza, predestinazione e libertà divina e del modo di uscire; Il Catechismo (nella Disputa rigetta tanto la dottrina cattolica della transnazianzione quanto la tesi riformata, secondo cui Cristo nella Cena si comunica al fedele per fidem. Nei Labe-riati, dedicati ad Elisabetta d'Inghilterra, l'argomentazione di O. sul libero arbitrio oscilla costantemente tra il pro e il contro, per terminare finalmente nel dubbio); pure a Basilea, nel 1536, Dialoghi XXX in duos libros divisi, quorum primus est de Messia continetque Dialogos XVIII, secundus est cum de rebus variis tum potissimum de Trinitate. Scritti in italiano, furono stampati solamente nella traduzione latina di Castello. L'O. non vi difende seriamente il dogma della Trinità né la monogamia; presuppone l'impotenza della ragione e l'instabilità del dogma, si fonda sulla libertà individuale e illimitata (libero esame), per rifugiarsi finalmente nello scetticismo. Così introdusse nella riforma protestante un nuovo fermento di divisione, affrettandone la disgregazione dogmatica e disciplinare.