PALEARIO, AONIO

PALEARIO, AONIO - Formazione del De Animorum immortalitate, Lione 1536 - Roma, esemplare della Biblioteca Nazionale.
PALEARIO, AONIO - Formazione del De Animorum immortalitate, Lione 1536 - Roma, esemplare della Biblioteca Nazionale.

(1st. Enc. Catt.)

Iscrizioni greche del sec. V, tra cui una menzione un diacono. È dubbio se sia cristiano il frammento ora nel Museo Indica (A. Ferrara, Epigrafia sicula pagana e cristiana, in Riv. arch. crist., 18 [1941], p. 205 sg. e fig. 39).

BIBL.: J. Fuhrer e V. Schutze, Die altarritik. Grabstätten Sizilien, Berlino 1907, pp. 133 sgg. Enrico Josi

PALEARIO, AONIO - Umanista eretico (Antonio Paleari o Della Paglia), n. a Veroli nel 1503 da Matteo e Chiara Jannarilli, m. il 3 luglio 1570. Perduti presto i genitori, passò a Roma verso il 1521 presso il card. Alessandro Cesarini, fu a Perugia presso il card. Ennio Filonardi, suo concittadino, poi alternativamente a Siena e Padova. Sposò Mairetta Guidotti di Colle Val d'Elsa, dove pure soggiornò, e ne ebbe 5 figli.

Fu in relazione con il Bembo, con il Sadoleto, con Bernardino Maffei e forse con Marcello Cervini. Nel 1540 fu accusato dal domenicano fra Vittorio da Firenze a proposito del purgatorio e si scusò con un'apologia perduta. Per il suo comportamento esteriore fu accusato come eretico nell'apr. maggio 1542 davanti alla Curia di Siena dove allora insegnava; si scusò con un'orazione che però non fu diffusa. Chiamato ad insegnare a Lucca nel 1546 vi si trasportò e vi rimase sino al 1555, quando dal magistrato di Milano fu invitato ad insegnare e cominciò le lezioni nell'ott. ed ebbe relazioni con Basilio Ammerbach di Basilea, con Celio Secondo Curione, Camillo

Renato esuli d'Italia e con persone sospette d'eresia nella città. Accusato dinanzi l'Inquisizione milanese dallo stesso fra' Vittorio da Firenze il 13 genn. 1559, il processo terminò con l'assoluzione il 23 febbr. 1560. In seguito alla nuova edizione delle sue opere a Basilea, che il P. avrebbe voluta anonima, fu di nuovo citato dinanzi l'Inquisizione nell'apr. 1567 ed arrestato il 20 ag. L'Inquisizione romana lo volle a Roma e nel sett. entrava a Tordinona; il processo durò sino al 30 giugno 1570, quando il P. come eretico relapsò fu consegnato al braccio secolare ed impiccato e poi arso.

Morì pentito; capì d'accusa erano stati la giustificazione per la sola fede, disprezzo del purgatorio e della vita monastica, negazione della Chiesa e del potere del pontefice.

Le sue opere, pubblicate vivente a Lione nel 1552 e da Basilea nel 1566, comprendono in tre libri un poema in esametri De immortaliate animorum composto nel 1532-1535 sul modello di Lucrezio e su argomento vivo nella letteratura del tempo; 14 orazioni latine su modello cisternoniano, lettere, versi latini ed italiani, dialoghi italiani di argomento grammaticale e la più compromettente; la Actio in pontifices romanos et eorum assecas, auspicante un rinnovamento del cristianesimo con il ritorno al vero Vangelo, per mezzo del concilio, l'estirpazione degli abusi del papato e del clero. In essa il P. non fa che ripetere senza originalità quanto allora si ripeteva negli ambienti favorevoli alla Riforma protestante.

BIBL.: G. Morpurgo, Un umanista martire, A. P., Città di Castello 1921; P. Paschini, Un umanista disgraziato nel Cinquecento, in Nuovo archivio veneto, nuova serie, 37 (1910), pp. 76-81 (per il soggiorno del P. a Milano); D. Cantimori, Erotici italiani del Cinquecento, Firenze 1939, V. indice; V. Ussani, Su due epigrafi metriche di A. P., in Rinascita, 5 (1942), pp. 631-641.

Pio Paschini