NIETZSCHE, FRIEDRICH WILHELM

NIETZSCHE, FRIEDRICH WILHELM. - Filologo e filosofo, n. a Röcken in Sassonia il 15 sett. 1844, m. a Weimar il 25 ag. 1900. Dottore e professore di filologia (1869) all'Università di Basilea, lasciò l'insegnamento nel 1879 per motivi di salute. Infatti la malattia nervosa (paralisi cerebrale) di cui soffriva, andò sempre più aggravandosi, nonostante i vari luoghi di cura frequentati e sfociò in uno stato di follia (Torino 1889), da cui non uscì più.

La sua operosità letteraria comprende tre fasi, corrispondenti ai periodi della sua formazione, ribellione e decadenza spirituale e delle sue relazioni culturali.

1. 1866-72: studi filologici. Oltre che alla storia dei poeti greci (Teocrito, i lirici, il *Certamen Hameri et Hesiodi*), materiale postumo sulla storia della retorica e della ritmica, il N. lavorò con grande successo alla critica del testo delle *Vite dei filosofi* di Diogene Laerzio, da lui pubblicata nel *Rheinisches Museum* del 1868-70, dimo-

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Nitllo - Duello di cavalieri. Stampa da n. di A. del Pollaiolo, Firenze, Biblioteca Marucelliana.

strando che le sue fonti sono ravvisabili e ricostruibili e permettono di riconoscere l'opera degli storici precedenti, diede forma alla propria storiografia classica in due opere fondamentali: *Die Geburt der Tragödie aus dem Geiste der Musik* (1871, ed. a Lipsia, nel 1872, 1878) e *Über die Philosophie im tragischen Zeitalter der Griechen* (postuma).

La tesi del N. è che nella formazione della civiltà greca si contendono il dominio spirituale due elementi, l'appellino, contemplativo e sognatore, e il dionisiaco, titanico e barbarico, il primo dei quali prevale nel dialogo, il secondo nel coro delle tragedie. Ma queste avendo origine corale e musicale, hanno dunque come prima fonte i culti dionisiaci. Lo stesso avviene nella filosofia, dove l'indirizzo eracliteo e sofistico è dionisiaco, ma con Socrate si afferma un atteggiamento apollineo, che secondo il N. è inferiore.

2. 1873-79: critica della cultura. Come la filologia classica appariva al N. doversi rinnovare con luci dionisiache, così gli apparve passatista e insufficiente dopo la guerra del 1870-71 la cultura germanica che l'aveva creata, e si dedicò a svolgere la critica e ad esaltare chi poteva salvarla dalla decadenza. Così nacque, da conferenze universitarie, le *Unzeitgemäsige Betrachtungen*, quattro saggi: *David Friedrich Strauss* (ivi 1873) ricostruttore della morale e filista e della critica storico-religiosa; *Vom Nutzen und Nachteil der Geschichte für das Leben* (1874), critica dello storicismo tradizionale, erudito, ipercritico; *Schopenhauer als Erzieher* (ivi 1874), in cui per primo ravvisò nel filosofo del pessimismo un maestro di redenzione umana; e *Richard Wagner in Bayreuth* (ivi 1876), dedicato a illustrare la genialità antiborghese e ultraromantica del grande musicista con il quale però avvenne una rottura.

*Umano, troppo umano* contiene la revisione dei valori illuministici decadenti: l'avvenirismo, il senso morale, la religiosità, la coscienza artistico-letteraria, la cultura superiore e popolare, il mondo commerciale, l'educazione della donna e dei bambini, lo statalismo, il solipsismo. La filosofia di N. in questo periodo non è più semplicemente dionisiaco-sofistica, ma irrazionalismo estetizzante; la creazione artistica salva con il suo *pathos* l'uomo dalla realtà pessimistica dell'esistenza e vi sostituisce un'immagine interiore come visione e sogno del bello. L'elemento apollineo anche in N. prendeva così il sopravvento. Ma egli ne cercò un'affermazione pratica, gli chiese una soluzione per la vita.

3. 1880-88: dottrina del "superuomo" e della volontà di potenza. Nonostante il progresso del suo male, meditò e stese una serie di opere concepite sistematicamente, sebbene quasi tutte in forma di aforismi: *Morgenröthe. Gedanke über moral. Vorurteile* (Chemnitz, 1880-81: il titolo ricorda un'opera teosofica di Jakob Boehme); *Die Wiederkunft des Gleichen* (1881), abbozzo di idee esposte in *Die Fröhliche Wissenschaft* (ivi 1881-82: 2a ed. accr., 1887: allude nel titolo alla cultura trobadorica e ha un prologo e un epilogo in versi); *Also sprach Zarathustra*, *un libro per tutti e per nessuno*: il capolavoro del N., poema in prosa e in versi in quattro parti (le prime tre edite a Chemnitz nel 1883-84, la quarta in poche copie nell'1885 e aggiunta alle altre nel 1892), è l'unica sua opera organica dopo la *Geburt d. Tragödie* (il titolo deriva dal prologo del testo arabo dell'Evangelio dell'Infanzia), secondo il Cod. orient. Laur. 32 di Firenze); *Jenseits von Gut und Bösen*, "preludio di una filosofia dell'avvenire" (Lipsia 1885-86), commento filosofico al *Zarathustra; Zur Genealogie der Moral* (ivi 1887), con cui l'autore venne ad avvicinarsi al positivismo. Dal sett. 1886 al marzo 1888 lavorò alla grande opera *Der Wille zur Macht*, *saggio* di una trasvalutazione di tutti i valori (in quattro libri: Il nihilismo europeo; Critica dei precedenti valori supremi; Principio di una nuova determinazione dei valori; Razza ed educazione della razza); rimasta allo stato frammentario e pubblicata postuma nel 1902.

Nel solo 1888, presagò dell'imminente crisi, fra Torino e Sils-Maria compone e pubblica *freneticamente: Der Fall Wagner*, violenta diatriba contro l'antico suo difensore, alla quale aggiunse *N. contra Wagner* (ivi), scelta di aforismi delle altre sue opere adattati allo stesso scopo; *Die Götzendämmerung* (ivi 1889), *come si filosofeggia con il martello*, in cui riprende sentenziosa mente la sua critica giovanile della filosofia greca e delle sue imitazioni moderne; *Antichrist* *saggio* di una critica del cristianesimo *e di una nuova redazione della Volontà di potenza; *Ecce homo*, storia sintetica del suo dramma spirituale e della sua operosità letteraria (fino al caso Wagner). Su queste ultime pagine, che uscirono postume (Lipsia 1908), si fermò la sua penna.

Il sistema di idee che il N. era pervenuto così formulare è rimasto classico come il neoumanesimo, e potrebbe essere definito come un classicismo orientale (apollineo-zoroastriano) e uno scetticismo pragmatista. Esso comprende i seguenti paradosi:

1) la vera redenzione dell'umanità consiste nella liberazione dalle idee di origine collettivistica o societaria in cui si sono arenati il socratismo, il cristianesimo, la borghesia moderna, la *Kultur* occidentale, e nel dissolvere la dottrina del progresso civile a cui si erano raccomandate. In questa dissoluzione si scopre che una legge naturale non progressiva regola la vita degli uomini ed è quella stessa simboleggiata dal mito antico dell'eterno ritorno di tutte le cose e di tutti gli eventi, anche personali, attraverso cicli cosmici. L'identità continua e perennemente ripetuta delle forme e degli atti toglie ogni significato alla loro evoluzione apparente e alla loro appropriazione pre-suntiva da parte di un'epoca o di una classe.

2) Chi può superare, sprezzare e sciogliere i vincoli di queste finzioni umane è soltanto il *superuomo*, un profeta agente verso gli altri uomini, come Zarathustra, il mago dello *Zend-Avesta* persiano. Il superuomo nietzschiano non ha nulla di trascendente; è il *senso della terra*, la stessa coscienza terrestre, sensibile della umanità, che si rende liberatrice; la liberazione che egli produce non ha nulla di anticorpo, è la stessa volontà che si impone con la sua ingenuità e la sua forza. Si tratta di una forma di neopaganesimo, che non è però legata al dualismo manichèo del bene e del male, come quello dell'antico Zarathustra, ma è *al di là del bene e del male*.

3) Il nihilismo o nullità dei valori supremi, dotterina di origini orientali ma al tempo del N. presentata come ultima novità dei filosofi anarchici, è la conseguenza della sintesi storica fra il cristianesimo e il pensiero europeo. Il cristianesimo moderno infatti attribuisce all'uomo un valore assoluto, al mondo la perfezione, alla conoscenza dei valori il significato di sapere adeguato, alla religione il risanamento di ciò che l'uomo dispiega di sé medesimo. La filosofia razionalista a sua volta fa di questa scienza dei valori assoluti un sistema di categorie comuni-surato a quella concezione dell'uomo e del mondo. Ma in un caso come nell'altro s'incontrano i problemi della teleologia; a che serve tutto ciò?; e della relatività: quanto dura? Il mondo delle categorie è relativo a un mondo finito dall'umanità in divenire: l'assoluto dell'eterno ritorno è l'annullamento di questa finzione. Il pragmatismo relativistico della *Philosophie des Als-Ob* VAIHINGER, HANS (v.) suo contemporaneo coincide con le vedute fondamentali abbozzate per la *Volontà di potenza*.

4) Per ritrovare la loro purezza e autenticità i valori umani debbono essere transvalutati secondo questo nuovo principio. Per *volontà di potenza* (concetto in sé contraddittorio, perché la potenza, anche nella concezione scientifica della forza potenziale, *Macht*, è sempre astrazione dell'atto) il N. intende il ritorno della vita verso la fonte primigenia, negativa (nel senso schopenhaueriano della volontà) degli atti, ritorno in cui, come per la realtà storico-mistica nell'eterno ritorno, anzi identicamente con questo, è tutta la sua schietta natura. La volontà di po-

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NIETZSCHE FRIEDRICH WILHELM - NIFO AGOSTINO

fenomenismo (v.) del mondo sia esteriore che interiore: le sue forme teoretiche sono soltanto interpretazioni, per sé irriflessive e irrazionali, anche quando prendono aspetti intellettualistici e pongo nella ragione soggetto (v.), o di più soggetti. Il potere che così si acquista sulla propria sensibilità genera a sua volta la convinzione della verità come persistenza delle ipotesi e l'ammissione di una realtà equivalente; ma il N. è contrario alla teoria positivista, che così si identifichino fatti e determinazioni causali e funzionali: si esalta invece, nella formulazione dell'essere, la volontà di potenza, e si raggiunge con l'idea dell'esterno ritorno il più alto avvicinamento possibile all'idea dell'essere reale (il quale però è appa-renza in confronto del divenire attuale). La volontà di potenza si rivela nella natura come desiderio della forza in atto, Kraft; essa ne è l'intima animatrice, l'interno divenire, di cui i fenomeni e le leggi fisiche sono la manifestazione, i sintomi. Questa volontà intrinseca alla natura produce la vita organica; ma non nel senso indicato dal darwinismo, il quale lega i fenomeni biologici a una utilità estrinseca e a una potenza apparente (lotta per l'esistenza, sopravvivenza del più adatto; conformismo sostituito al trasformismo intellettuale): bensì di quello di una finalità consistente nell'incremento della potenza e nel trionfo di ciò che è più forte (individuazione [v.]), anzi dell'individuo (v.) più forte e fino al sacrificio della specie. Ciò non è un progresso, segnatamente nella specie umana, né di questa in confronto di altre specie, ma una ricerca del tipo più elevato di esistenza, fino alla genialità. Quanto più questa è «macchina sublime», tanto più distruttiva delle altre forme di individuazione. Lo stesso principio spiega le genesi dei valori volitivi, inconsciamente, di potere degli individui, e deve stabilire i valori della società e dello Stato in favore dell'individuo più forte, del superuomo, della genialità artistica e della superiorità di razza e di cultura.

Questi ultimi spunti, messi in seguito a servizio del pangermanismo, vennero invece dal N. rivolti a illustrare il contrasto tra lo spirito dionisiaco-sofistico da lui oggettivamente imitato e il cristianesimo come fautore della debolezza umane e della soggezione ai poteri tradizionali e intellettualistici. Ma è dubbio se, anche componendo sistematicamente la dottrina da lui disegnata, egli sarebbe mai riuscito a coordinare le contraddizioni e i paradossi, i quali sono più che altro suggestivi, per efficacia poetica di una migliore valutazione della storia e della realtà.

BIBL.: *Sammlliche Werke*, in 16 voll., Lipsia 1895-1900, 2a ed., 1911; ed. minore, 1918-1912. *Gesammelte Briefe*, in 5 voll. a cura di Elisabeth Foerster-N., P. Gast e altri, Berlin e Lipsia 1900-1909; in 9 voll., Lipsia 1909-1910

insattezze). Sul pensiero del N., V. Fiorentino, Pietro Pomponazzi, Firenze 1868, pp. 35-41, 50-57, 214-41, 263-70; id., Del "Principe" di Machiavelli e di un libro di A. N., in Giorn. napol. di filos. e letter., 1879, pp. 94-114; B. Nardi, Siglieri di Brabante nel pensiero del Rinascimento italiano, Roma 1945 (v. ind. onom). Bruno Nardi