Enciclopedia Cattolica vol. V, 1950 Filosofia Problemi e argomenti particolari

FENOMENISMO

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FENOMENISMO. - Nella sua espressione più
rigorosa, è il sistema filosofico che nega la realtà
dell'essere o cosa in sé al di là del puro fenomeno
(v.), e afferma quindi la riduzione di tutto il reale
ai fatti e contenuti dell'esperienza psichica. È que-
sto il f. puro, che potrebbe anche dirsi metafisico,
in opposizione al f. gnoseologico, il quale, senza ne-
gare la cosa in sé o, comunque, senza pronunciarsi
in merito alla sua esistenza (f. agnostico), nega tutta-
via che essa sia conoscibile, riducendo ogni nostra
conoscenza al puro fenomeno inteso come rappre-
sentazione soggettiva.

Il f. gnoseologico nasce nella storia del pensiero con
Protagora (v. SOFISTI). La concezione infatti della perce-
zione sensibile come risultato eterogeneo dell'incontro
di due movimenti, quello dell'oggetto e quello del senso
percipiente, portava al relativismo empirico in cui era in
germe il f. Protagora poteva quindi affermare che «l'uo-
mo è misura di tutte le cose» (Diogene Laerzio, IX, 51;
Platone, Theoret., 152 a), in quanto non gli è dato percepire la realtà come è in sé, ma soltanto come a lui appare nel
momento della percezione, condizionata e determinata
dalla sua attuale e individua soggettività.

Il f. in senso più rigoroso (f. agnostico e f. puro)
è una posizione caratteristica della filosofia moderna,
determinata principalmente dalla critica mossa da
G. Locke e D. Hume all'oggettività del concetto di so-
stanza. È quindi sulla base dell'empirismo che nasce
e si sviluppa il f. moderno, inserendosi a sua volta
nella storia dell'idealismo, attraverso il graduale pro-
cesso di assorbimento del reale nella sfera dell'espe-
rienza soggettiva.

Così, mentre nell'immaterialismo empirico di G. Ber-
keley è ridotta a valore di fenomeno soltanto la realtà
materiale, D. Hume, che in questo sarà poi seguito dei
rappresentanti della scuola empirico-materialistica (I. Tsin,
T. Huxley, e, in senso almeno agnostico, J. Stuart Mill),
estende il f. anche al campo dell'esperienza spirituale,
negando la sostanzialità dell'io o soggetto conoscente:
«Per parte mia, quanto più profondamente mi addentro
in ciò che chiama me stesso, sempre mi imbatto in una
particolare percezione di caldo o di freddo, di luce o di
oscurità, di amore o di odio, di dolore o di piacere, o di
altro. Non riesco mai a sorprendere me stesso senza una
percezione e a cogliere altro che l'atto di percepire»
(Trattata sulla natura umana, I, 1, parte 4ª, sez. VI, trad.
it. di A. Carlini, Bari 1926, p. 305). Contro lo scetti-
cismo metafisico che era implicito nel f. integrale di
Hume, non valse la ricostruzione critica kantiana che
riusci anche essa a un f. gnoseologico in cui è definitiva-
mente preclusa alla ragione umana teoretica ogni cono-
scenza delle cose in sé. E il f. kantiano rivive in gran parte
della speculazione filosofica seguente, ferma al relativ-
ismo della conoscenza, e quindi alla negazione della sua
oggettività, nel senso più forte e tradizionale del ter-
mino: così, se puro con accentuazione varia e indirizzi
diversi, in G. F. Herbart, R. Lotze, W. Hamilton,
A. Comte, H. Spencer, e principalmente nell'autore del
neo-criticismo francese, C. Renouvier, che riduce tutto
il mondo dell'esperienza e della conoscenza teorica a un
sistema di relazioni tra fenomeni. In Italia una nuova
forma radicale di f. fu propugnata con tenacia a vigore
speculativo da C. Guastella (v.).

L'idealismo, nato dalla critica kantiana come ulte-
riore sviluppo dei suoi intrinseci postulati e tentativo di
ricostruzione metafisica di fronte al suo agnosticismo, si
risolve anch'esso, almeno per quanto concerne il mondo
della nostra esperienza, in f. La riduzione infatti della
realtà allo svolgimento soggettivo della coscienza tra-
scendentale (J. G. Fiche), o al processo dialettico dell'idea
(G. W. F. Hegel), o alla perenne autoposizione dell'atto
(G. Gentile), importa la negazione della realtà come posi-
zione ontologica trascendente la immanente esperienza
del soggetto, e quindi la negazione della cosa in sé al di
là del mondo fenomenico.

La posizione estrema del f. puro, non rivendica
dal punto di vista logico-metafisico alcuna solida
consistenza. Infatti, anche prescindendo da tutte
le conseguenze negative nel campo etico che reca
con sé la negazione della sostanziale realtà dello spi-
rito umano, la riduzione di tutto il reale a fenomeno
o semplice rappresentazione cosciente è inconcepibile,
quando si riconosca il valore assoluto dei principi
logico-metafisici del pensiero: il fenomeno infatti,
come dato e fatto della coscienza, suppone che
almeno la coscienza, in quanto centro percettivo
a unificatore dei fenomeni, abbia l'ontologica consi-
stenza dell'essere o sostanza.

Quanto al f. gnoseologico-agnostico, esso può
difendersi solo sul presupposto della assoluta sog-
gettività del fenomeno. Ma è questo un puro postu-
lato del relativismo, ingiustificato tanto da parte
della natura della conoscenza (che esige sì il conformarsi dell'oggetto alle condizioni del soggetto conoscente, ma non la assoluta eterogeneità del dato della coscienza di fronte alla realtà), quanto da parte dei positivi contenuti che la riflessione trova nella coscienza. Nella interiore e chiara esperienza della nostra attività spirituale noi conosciamo infatti realmente qualcosa del nostro più intimo essere, e attraverso l'apparire nell'esperienza sensibile di una esterna realtà, sia pure sotto aspetti parziali e relativi, resta aperta la via al pensiero per una conoscenza positiva e oggettiva della cosa in sé (v. CONOSCENZA).

Bibliografia17 opere
BIBL.: C. Renouvier, Essais de critique générale, 4 voll., Parigi 1854-64; H. Huxler, Hume, Londra 1878; F. H. Bradley, A defence of phenomenism in Psych., in Mind, 9 (1900), p. 26-29; E. Misch, Die Analyse der Einfindungen, Jena 1903; C. Gusset, Le naziom del f., 3 voll., Palermo 1921-22; C. A. Sachri, F., Genova 1926; F. Albeggiani, Soggettività del reale, secondo il f., in Giorn. crit. d. fil., it., 12 (1931), pp. 321-31; A. Sammartino, Il f. nel suo sviluppo storico, Napoli 1936; F. Olgiani, Il f. di Descartes, nel vol. in collaborazione, Cortese, Milano 1937; D. Severgnini, Le ragioni del f. e dell'immanenza, in Legat, 21 (1938), pp. 514-36; 23 (1940), pp. 38-62; C. Ferro, Il problema del f. razionalistico, in Ric. di fil. nese, 32 (1940), pp. 150-72; F. Olgiani, Il concetto di «realismo» e di «f.», ibid., pp. 289-308; G. Bontadini, A proposito del concetto di «realismo» e di «f.», ibid., pp. 353-66; C. Ferro, A proposito di due diverse concezioni del f., ibid., 33 (1941), pp. 39-70; G. Di Napoli, F. e f., ibid., pp. 71-83; C. Gricon, F., realismo e idealismo, ibid., pp. 168-94.

Ugo Viglino

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Di Ugo Viglino

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), coll. 1155–1157.

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Viglino, Ugo. “Fenomenismo.” In Enciclopedia Cattolica, vol. V, coll. 1155–1157. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950. https://azioneromana.com/it/article/fenomenismo.

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Viglino, Ugo. “Fenomenismo.” Enciclopedia Cattolica, vol. V, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950, coll. 1155–1157. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/fenomenismo.

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