FENOMENISMO

FENOMENISMO. - Nella sua espressione più rigorosa, è il sistema filosofico che nega la realtà dell'essere o cosa in fenomeno (v.), e afferma quindi la riduzione di tutto il reale ai fatti e contenuti dell'esperienza psichica. È questo il f. puro, che potrebbe anche dirsi metafisico, in opposizione al f. gnoseologico, il quale, senza negare la cosa in sé o, comunque, senza pronunciarsi in merito alla sua esistenza (f. agnostic), nega tuttavia che essa sia conoscibile, riducendo ogni nostra conoscenza al puro fenomeno inteso come rappresentazione soggettiva.

Il f. gnoseologico nasce nella storia del pensiero con Protagora (v. sofisti). La concezione infatti della percezione sensibile come risultato eterogeneo dell'incontro di due movimenti, quello dell'oggetto e quello del senso percipiente, portava al relativismo empirico in cui era in germe il f. Protagora poteva quindi affermare che «l'uomo è misura di tutte le cose» (Diogene Laerzio, IX, 51; Platone, Theaet., 152 a), in quanto non gli è dato percepire la realtà come è in sé, ma soltanto come a lui appare nel momento della percezione, condizionata e determinata dalla sua attuale e individua soggettività.

Il f. in senso più rigoroso (f. agnostic o f. puro) è una posizione caratteristica della filosofia moderna, determinata principalmente dalla critica mossa da G. Locke e D. Hume all'oggettività del concetto di sostanza. È quindi sulla base dell'empirismo che nasce e si sviluppa il f. moderno, inserendosi a sua volta nella storia dell'idealismo, attraverso il graduale processo di assorbimento del reale nella sfera dell'esperienza soggettiva.

Così, mentre nell'immaterialismo empirico di G. Berkeley è ridotta a valore di fenomeno soltanto la realtà materiale, D. Hume, che in questo sarà poi seguito dai rappresentanti della scuola empirica-materialistica (I. Tain, T. Huxley, e, in senso almeno agnostic, J. Stuart Mill), estende il f. anche al campo dell'esperienza spirituale, negando la sostanzialità dell'io o soggetto conoscente: «Per parte mia, quanto più profondamente mi addentro in ciò che chiamo me stesso, sempre mi imbatto in una particolare percezione di caldo o di freddo, di luce o di oscurità, di amore o di odio, di dolore o di piacere, o di altro. Non riesco mai a sorprendere me stesso senza una percezione e a cogliere altro che l'atto di percepire» (Trattato sulla natura umana, I, 1, parte 4, sez. VI, trad. II. di A. Carlini, Bari 1926, p. 305). Contro lo scetticismo metafisico che era implicito nel f. integrale di Hume, non vale la ricostruzione critica kantiana che riuscì anche essa a un f. gnoseologico in cui è definitivamente preclusa alla ragione umana teoretica ogni conoscenza delle cose in sé. E il f. kantiano rivive in gran parte della speculazione filosofica seguente, ferma al relativismo della conoscenza, e quindi alla negazione della sua oggettività, nel senso più forte e tradizionale del termine: così, se pure con accentuazione varia e indirizzi diversi, in G. F. Herbart, R. Lotze, W. Hamilton, A. Comte, H. Spencer, e principalmente nell'autore del neo-criticismo francese, C. Renouvier, che riduce tutto il mondo dell'esperienza e della conoscenza teorica a un sistema di relazioni tra fenomeni. In Italia una nuova forma radicale di f. fu propugnata con tenacia e vigore speculativo da C. GUASTELLA, COSMO (v.).

L'idealismo, nato dalla critica kantiana come ulteriore sviluppo dei suoi interessi postulati e tentativo di ricostruzione metafisica di fronte al suo agnosticismo, si risolve anch'esso, almeno per quanto concerne il mondo della nostra esperienza, in f. La riduzione infatti della realtà allo svolgimento soggettivo della coscienza trascendente (J. G. Fichte), o al processo dialettico dell'idea (G. W. F. Hegel), o alla perenne autopsizione dell'atto (G. Gentile), imposta la negazione della realtà come posizione ontologica trascendente la immanente esperienza del soggetto, e quindi negazione della cosa in sé al di là del mondo fenomenico.

La posizione estrema del f. puro, non rivendica dal punto di vista logico-metafisico alcuna solida consistenza. Infatti, anche prescindendo da tutte le conseguenze negative nel campo etico che reca con sé la negazione della sostanziale realtà dello spirito umano, la riduzione di tutto il reale a fenomeno o semplice rappresentazione cosciente è inconcepibile, quando si riconosca il valore assoluto dei principi logico-metafisici del pensiero: il fenomeno infatti, come dato e fatto della coscienza, suppone che almeno la coscienza, in quanto centro percettivo unificatore dei fenomeni, abbia l'ontologia consistenza dell'essere o sostanza.

Quanto al f. gnoseologico-agnostic, esso può difendersi solo sul presupposto della assoluta soggettività del fenomeno. Ma è questo un puro postulato del relativismo, ingiustificato tanto da parte della natura della conoscenza (che esige sì il confor-

Article illustration

marsi dell'oggetto alle condizioni del soggetto cono-
scente, ma non la assoluta eterogeneità del dato
della coscienza di fronte alla realtà, quanto da parte
dei positivi contenuti che la riflessione trova nella co-
scienza. Nella interiore e chiara esperienza della
nostra attività spirituale noi conosciamo infatti real-
mente qualcosa del nostro più intimo essere, e at-
traverso l'apparire nell'esperienza sensibile di una
estrema realtà, sia pure sotto aspetti parziali e rela-
tivi, resta aperta la via al pensiero per una cono-
scenza positiva e oggettiva della cosa in sé (v. CONOSCENZA).

Brusi, C. Renouvier, Essai de critique générale, 4 voll.,
Parigi 1854-54. H. Huxley, Hume. Londra 1878; F. H. Bra-
dley, A defence of phenomenalism in Psych., in Mind, 9 (1900),
p. 26 seg.; E. Mach, Die Analyse der Einfühungen, Jena 1903;
C. Gussella, Le razioni del f., 3 voll., Palermo 1921-22; C. A. Sa-
chelli, F. Genova 1915; F. Alberguini, Soggettività del reale, secondo
il f., in Giorn. crit. d. fil., it., 12 (1921), pp. 321-31; A. Sam-
martino, Il f. nel suo sviluppo storico, Napoli 1926; F. Olgiati,
Il f. di Descartes, nel vol. in collaborazione, Cartesio, Milano 1937;
D. Severgnini, Le ragioni del f. e dell'immanenza, in Lago, 21
(1938), pp. 31-36; 23 (1940), pp. 38-62; C. Ferro, Il problema
del f. razionalismo, in Riv. di fil. neo-r., 32 (1940), pp. 150-72;
F. Olgiati, Il concetto di «realismo» e di «f.», ibid., pp. 286-308;
G. Bontadini, Il principio del concetto di «realismo» e di «f.»
ibid., pp. 353-66; C. Ferro, Il proposito di due diverse connessioni
del f., ibid., 33 (1941), pp. 59-70; G. Di Napoli, F. Il. ibid.,
pp. 71-83; C. Giccon, F. realismo e idealismo, ibid., pp. 168-94.

Ugo Viglino