SOFISTI

SOFISTI. - Rappresentanti di un vasto movimento culturale-filosofico, che fiori in Grecia, in modo particolare ad Atene, nei secc. v e iv a. C. i più noti maestri della sofistica sono: Protagora di Abdera, Gorgia di Lentini, Prodioc di Ceo, Trasimaco di Calcedonia, Antifonte, Ippia di Elide e, per certi aspetti, Crizia, il capo dei trenta tiranni. Dei loro scritti troppo poco è rimasto perché sia possibile formarsi una conoscenza esauriente di questo intricato e multiforme periodo; né le tragedie di Euripide, né le commedie di Aristofane, né i dialoghi platonici possono, per l'inevitabile soggettivismo che li ispira, essere accolti come fonti indiscutibili.

Il termine «s.» (σοφισμός) sapiente) non ebbe in origine un senso spregiativo: s. furono detti da Erodoto (I 29, II 49, IV 95) Solone, Pitagora (v.) e gli istitutori dei misteri orfici; s. è detto Prometeo in Eschilo (Prom., 62; cf. Platone, Prot., 312 c); nel sec. v il termine assume il significato di saccente cavillatore; e la sofistica è definita da Aristotele (Soph. el., I, 165 a 21): «una sofia apparente, non reale; e il s. è un commerciante di sofia apparente, non reale». In realtà, la sofistica è l'esito più appariscente di una profonda crisi della società greca: è il momento in cui l'uomo greco, sotto l'urgenza dei nuovi rivolgimenti sociali e politici, diventa consapevole della convenzionalità delle proprie istituzioni, dell'incosistenza della proprie credenze, della relatività della cultura; sgretola il passato con un'accento animato antico, pur portando in sé l'esigenza di ciò che sussiste per natura; si afferma con orgoglio al centro del suo mondo umano, e pur guarda con tristezza alla vita, «sì mille a un'effimera vigilia» (Antifonte, in Stobeo, IV, 34-63); vede nella volontà di potenza la condizione del proprio destino, e pur riconosce la necessità delle buone leggi (ἐννομία) e il valore delle azioni eticamente eroiche. I s. sono gli illuministi del loro tempo: scoprono l'uomo o meglio scoprono nell'uomo quel punto in cui è più che natura e non è ancora spirito consapevole; concludono un'epoca e annunciano, in un turbinio di contraddizioni di gesti teatrali, di proposizioni scandalistiche, di nobili propositi, un'era nuova, dalla cui inquietudine nasceranno Socrate e Platone.

ogni trascendenza, l'atteggiamento era di prudente agnosticismo: «quanto agli dèi, non ho modo di constatare né che sono, né che non sono, opponendosi a ciò molte cose: l'oscurità dell'argomento e la brevità della vita umana» (Diog. Laerzio, IX, 51). Prodotto andava ancora più in là e tentava una spiegazione della genesi religiosa: le divinità sono la obiettivazione delle cose utili all'uomo (Sesto Emp., Adv. math., IX, 18), mentre Crizia vedeva negli dèi l'invenzione di astuti uomini politici allo scopo di atterrare il popolo e di piegarlo più agevolmente alla coercizione della legge (Sesto Emp., ibid., IX, 54).

Il naturalismo dilettantistico dei s. esaurì la sua funzione storica nell'opera di revisione critica dei valori, alla quale sollecitò il pensiero contemporaneo; non fu causa dell'immoralismo dell'epoca, ma un fenomeno concomitante, anche se contribuì, forse, con l'autorità dei suoi più famosi rappresentanti, a giustificarlo e ad erigerlo a principio. Nella crisi della società greca del sec. V, la sofistica accelerò il ritmo del processo evolutivo, ponendo decisamente l'uomo ellenico di fronte a se stesso e alla sua condizione morale. Segno di tempi nuovi in corso di maturazione, ricca di torbidi fermenti, essa suggerì, preparò, abbozzò, ma non costruì nulla di positivo, poiché non ebbe il senso dell'universalità, né il culto dei valori, né la serietà dell'indagine. Nemmeno nel campo delle teorie artistiche, malgrado le preziose opinioni di Gorgia sulla «parola», seppe trovare il criterio di un'autentica interpretazione, linguaggio (v.) quale comunicazione e la spiritualità dell'atto espressivo. Dei suoi spunti dottrinali, il soggettivismo relativistico feconderà non solo lo scetticismo (v.) di un Pirrone o di un Enesimo, ma qualsiasi altra forma storica di scetticismo; l'immoralismo individuale e politico si rinnoverà HOBBES, THOMAS (v.) quanto negli aforismi di Larochet Foucault (v.); la teoria del superuomo Nietzsche (v.), naturalismo (v.) a livellare tutti i valori.

BIBL.: framm. e testimonianze sui s. raccolti da H. Diels Die Fragm. der Vorsokrat., 6a ed. a cura di W. Kranz, Berlino 1951-52; alla 3a ed. del Diels (1912) si attiene la trad. II. di M. Timpanaro Cardini, Bari 1923. Nuova ed. dei testi con trad. II. a cura di M. Untersteiner, I s., Testimonianze e framm., 2 voll., Firenze 1949; E. Bodero, Protagora (con trad. dei testi relativi), Bari 1914. Studi: M. Salomon, Der Begriff des Naturrechts bei den Sophisten, in Zeitschr. der Savigny-Stift. für Rechtsgesch., 32 (1911), p. 129 sq.; V. BROUGHTON, RICHARD, Les Sceptiques grecs, Parigi 1923; J. Mewaldt, Kulturkampf der Sophisten, Tubingen 1928; B. Tsirimbas, Die Stellung der Sophistik zur Poesie im V. u. IV. Jahrh. bis zu Isokrates, Monaco 1936; A. Levi, Sulla Sofistica, in Sophia, 5 (1937), pp. 191-211; 6 (1938), pp. 325-356; W. Nestle, Vom Mythos zum Logos, Stoccarda 1940; id., Griechisch. Studien, ivi 1948; M. Untersteiner, I s., Torino 1949 (con ricca bibl.). Sull'anonimo di Giamblico cf. R. Roller, Unterstr. zu Anon. Jambl., Tubingen 1931; O. Cataudella, L'anon. Jamblico e Democrito, in Studi ital. filol. class., 10 (1932), pp. 5-22, e Nuove ricerche sull'anon. di Giambl., etc., in Rend. Class. sc. mor. Accad. Lincei, 6a serie, 13 (1937), pp. 1-20; D. Viale (= Ad. Levi), L'anon. di Giambl., in Sophia, 9 (1941), pp. 235-46; M. Untersteiner, op. cit., cap. 15.