NATURALISMO. - Il termine assume significati diversi nella classificazione di sistemi filosofici, di dottrine morali e di religioni. Il senso preciso, nei diversi casi, è da determinarsi natura (v.). Si può distinguere: a) «Natura» come primo principio e origine di tutte le cose e fenomeni. La natura, intesa in questo senso, si oppone all'idea di un essere trascendente e sopramuncondato. Naturalistiche saranno pertanto concezioni del mondo o religioni che considerano la natura come una realtà completamente autosufficiente, dotata di una potenza formativa e creativa; tali le varie forme di panteismo, materialismo, ilozismo, panpsichismo. b) «Natura» può intendersi come l'insieme delle cose materiali, il cui comportamento è determinato secondo leggi invariabili e fisse, in opposizione alla autodeterminazione dello spirito libero. In questo senso sono naturalistiche e concezioni antropologiche e morali, che subordinano l'uomo, anche nei suoi atti personali, a leggi causali del tipo delle leggi fisiche. Corrispondono a tali concezioni le teorie della verità, del bene e della religione, che eliminano la normatività ideale e oggettiva e tentano ridurla a semplice necessità di fatto di ordine psicologico o biologico. c) «Natura» è anche l'insieme dei dati empirici, come ciò che è direttamente accessibile e osservabile, in opposizione alle realtà metafenomenali o immateriali. Secondo questa opposizione n. indica un indirizzo sistematicamente empirico o positivistico o, nella sfera pratica, una concezione che riconosce soltanto fini di un significato immediatamente pratico e utilitaristico. d) «Natura» infine può intendersi ciò che corrisponde all'ordine del mondo, all'essenza e alle potenze delle cose: i fatti naturali si oppongono, in questo senso, a ciò che è soprannaturale o preternaturale. Naturalistiche saranno pertanto le dottrine che negano la possibilità del miracolo o l'esistenza di un ordine e di una vita soprannaturale, nel senso della teologia cristiana. Con riferimento più particolare, nella filosofia della religione, n. o naturalismo indice teorie e indirizzi che ritengono le idee e sentimenti religiosi essere sorti da certe esperienze profondamente impressionanti di fronte ai fenomeni della natura. In arte n. significa indirizzi che rifiutano la idealizzazione della realtà nella rappresentazione estetica (v.).
Agli albori del pensiero occidentale si presenta una forma di religione, in cui i motivi provenienti dall'esperienza della numinosa della natura hanno una parte molto importante; questa religione poté svilupparsi, senza discostinuità, in una religiosità per cui i misteri del divino coincidono con i misteri del cosmo. Le divinità vengono considerate come immanenti all'universo; i fenomeni naturali provocano l'esperienza della loro presenza. Secondo Esiodo gli dèi sono discendenti di Urano e di Gaia, procreati dalla forza dell'Eros, che è parimente una forza cosmica. L'innovazione dei filosofi della natura (φυσικό) nei riguardi di questa mitologia, consiste sostanzialmente in ciò che essi determinano il fondo misterioso della natura con concetti fisici od ontologici, senza voler privarlo con ciò del suo carattere numinoso. Essi accentuano ed esprimono più chiaramente il n. della religione greca. Gli attributi e perfezioni divine vengono applicate al fondo della natura e il concetto del divino non ha più altro significato che di designare ἡ ἀρχή καὶ τὴν ἐλευθερία dell'universo (cf. H. Diels, Fragmente der Vorsokratiker, 5a ed., Anaximander, A 15;
e si continua nel sec. XVIII nella filosofia di J. St. Mill (A system of logic, VI, ivi 1843), e di A. Bain (Mental and moral science, ivi 1868).
Il n. assunse le più chiare espressioni nell'età dell'illuminismo con particolari manifestazioni nel campo sociale, pedagogico, religioso (F. De Maupertuis, Voltaire, Ch. de Montesquieu, J. J. Rousseau) piegando poi decisamente verso il materialismo. J. Offroy de Lametrie (Histoire naturelle de l'âme, Aia 1745; L'homme machine, Leida 1748) formulava il postulato di comprendere tutte le funzioni psichiche in base all'organizzazione del corpo. Il Système de la nature dell'Holbach (dal sottotitolo significativo: Des lois du monde physique et du monde moral) che rappresenta l'esposizione più sistematica del n. di questa epoca, difende un materialismo atomistico che attribuisce a ogni corpo le proprietà di estensione, spontanea forza motrice e sensibilità. Il n. materialistico dell'Soo (L. Büchner, G. Moleschott) si distingue dal n. dell'illuminismo soltanto per il suo atteggiamento più decisamente meccanistico.
La seconda metà del sec. XIX è caratterizzata dall'evoluzionismo, i cui fondamenti aveva posto Ch. Darwin (On the origin of species by means of natural selection, Londra 1859; The descent of man, ivi 1871). Con l'idea di evoluzione e con la determinazione dei fattori agenti in essa, le scienze naturali sembrarono aver conquistato una larghezza di visione, tale da giustificare la loro pretesa di poter determinare in modo definitivo l'essenza e il senso di tutta la realtà. Il tentativo di derivare i fenomeni morali da fatti e leggi biologiche è già dello stesso Darwin. Per H. Spencer (System of synthetic philosophy [ivi 1862-93]) l'evoluzione delle forme organiche rappresenta soltanto un caso speciale di una generale legge cosmica, secondo cui, in grandi e dimensioni sempre nuove, si compie il passaggio da stati di una indeterminata e non-connessa omogeneità a stati di una eterogeneità determinata ed organizzata (First Principles, I, parte 2a). I fenomeni della moralità appaiono in questa evoluzione, quando gli individui umani si uniscono a formare delle società; le leggi morali definiscono appunto le condizioni del giusto equilibrio fra le tendenze individuali di prosperità e felicità e le tendenze integrativi e organizzative della vita sociale. Partendo da preoccupazioni assai diverse anche Fr. Nietzsche pervenne a una concezione che concedeva, fra tutti i valori, il primato ai valori della robustezza vitale; la sua critica dei sistemi morali del passato si avvicina in molti punti al n. evoluzionistico. Dagli autori che lo sostengono ancor oggi vanno ricordati J. C. Flugel (Man, morals and society, Londra 1945) e J. Huxley (The prerequisites of progress, Parigi 1947).
Ma il n. veniva affermandosi anche fuori degli indirizzi materialistico-positivistico-evoluzionistici. Va ricordato particolarmente l'idealismo postkantiano che, raggiunta la sua realizzazione più alta e comprensiva nel sistema di G. W. F. Hegel, si volgeva con i cosiddetti "Junghegelianer", verso concezioni decisamente naturalistiche. L. Feuerbach (1804-72) obiettò alla filosofia di Hegel che era ormai necessario concretizzare e materializzare anche il "Logos", formatore delle idee, e di superare il dualismo fra mondo sensibile e mondo ideale (Kritik der Hegelschen Philosophie, in Werke, II, Lipsia 1846-66, pp. 185-232; cf. Vorläufige Thesen zur Reform der Philosophie, ivi 1842, pp. 244-68). L'esistenza sensibile è l'unico modo di essere veramente; la religione che implica rapporti personali con una realtà trascendente non può essere altro che una illusione prodotta da desideri male interpretati (Vorlesungen über das Wesen der Religion, Werke, VIII). Essa va sostituita da una filosofia che concede al sensibile ed al corporeo il posto che la tradizione spiritualistica dell'Occidente gli aveva negato, e che diriga l'attività e la volontà dell'uomo verso se stesso e verso lo stato che è l'essenza generale dell'uomo (Lettere, ed. W. Bolin, I, Lipsia 1904, p. 411). Marx (v.), pur conservando alcuni motivi dell'idealismo, è nel suo insieme e nelle sue idee maestre interamente naturalistica: le forze decisive della storia, della cultura anche spirituale, sono di carattere economico e sociale (v. materialismo dialettico; materialismo storico).
Il passaggio dall'idealismo a una dottrina nettamente antimetafisica e naturalistica si è compiuto più tardi un'altra volta in America quando J. Dewey (n. nel 1859) fondò la scuola del pragmatismo realistico o "strumentalismo" che dichiara le funzioni spirituali derivabili dalle tendenze biologiche e dalle condizioni sociali. La scuola del Dewey ha avuto un influsso profondo sul pensiero nord-americano. Un tipo nuovo di n. è sorto nei primi decenni di questo secolo in Inghilterra, come tentativo di sviluppare una nuova cosmologia evoluzionistica (C. Lloyd Morgan, Emergent evolution, 1923; S. Alexander, Space, time and Deity, 1920; A. N. Whitehead, Process and reality, 1929). L'idea caratteristica di questi pensatori consiste nell'affermazione di una legge universale di sviluppo creativo (emergent evolution) secondo cui si è formata la gerarchia degli esseri e delle forme di attività nell'universo. Questa legge è intesa in maniera diversa o come espressione di un impulso, proveniente dalla realtà cosmica stessa, o come effetto di un principio metamerico. Il Morgan ed il Whitehead cercano di accostare il teismo; in realtà senza superare il n., in quanto definiscono e concepiscono Dio in funzione di semplice spiegazione dell'universo.
Infine va notato che le scienze stesse contribuirono a rafforzare le tendenze naturalistiche. La scoperta del principio dell'energia, che si verificò anche nei processi vitali, sembrava dimostrare l'eguaglianza e la reciproca trasformabilità dei fattori dinamici di tutti i processi, fisici, organici o psichici. Le scuole e correnti della WUNDT, WILHELM (v.) hanno spesso proposto spiegazioni e teorie puramente psicologiche sulla natura e sull'origine della moralità e della religione. La corrente oggi più importante è quella della psicanalisi e delle scuole affini, p. es., della psicologia individuale. Il Freud stesso propone una teoria (v. Tabu, 3a ed. 1922 e Zukunft einer Illusion, 1927) che si avvicina al n. biologico.
Dalla breve esposizione storica è dato rilevare le insuperabili aporie del n. Il n. cosmologico-metafisico tenta di unificare le due questioni: a) del fondo e struttura essenziale dell'essere cosmico; b) dell'essere primo, incondizionato, autosufficiente. La prima questione conduce a un principio immanente nel cosmo, il cui grado di essere è necessariamente esso stesso di ordine cosmico e perciò non può soddisfare alle esigenze dell'idea di un essere assolutamente perfetto. I diversi sistemi naturalistici tentano ridurre la distanza fra le due linee di pensiero, sia per mezzo di una limitazione del concetto di essere (materialismo, positivismo), sia per una elevazione dell'essere naturale (panschismo, panvitismo, la realtà come principio creativo). Ma tali tentativi, oltre le loro intrinseche difficoltà di ordine metafisico, sono anche inadeguati a una spiegazione della realtà spirituale umana. Se infatti le teorie naturalistiche possono spiegare talora certe sottostrutture e componenti degli atti ed esperienze soggettive della vita morale e religiosa, la loro pretesa tuttavia di poter proporre teorie della moralità o della religione è accettabile soltanto quando si rinunci alla obbligatorietà oggettiva delle norme morali e al valore oggettivo delle idee religiose: la considerazione naturalistica le trasforma in dati e fatti, in cui il significato del "dover essere" e dell'incondizionato valore spirituale è smarrito. La sfera dei fenomeni morali si pone in atto non con esperienze soggettive, ma con la visione di contenuti caratteristici, che non hanno anticipazioni nella vita personale e che perciò neppure possono venir derivati da esse.
Per quanto concerne le dottrine di Feuerbach e Marx qui basti osservare che esse si ritorcono in
fine contro le intenzioni originarie da cui sono sorte; il programma di dare alla realtà concreta dell'uomo tutto il suo valore e di portare l'uomo a concentrare il suo sforzo su se stesso, si è compiuto in una organizzazione profondamente inumana della vita.
Per il n. sotto l'aspetto teologico V. : SOPRANNATU-RALE, ORDINE.