**NATURA. -** È il principio intrinseco del divinire degli esseri corporei, specialmente secondo Aristotele che fa derivare il termine φύσις da φύσις και ch'è nascere, germogliare, crescere (*Phys.*, II, 1, 193 b 16). DIVISIONE (v.) è soprattutto dei viventi, dei corpi semplici che sono detti in senso stretto «corpi naturali» a cui si oppongono le cose prodotte dall'arte, dal caso (*ταυτόματον*) e dalla violenza (*βλα*): qui i fenomeni avvengono senza legge e scopo perché provocati dall'esterno, nella n. invece il divinire attua il soggetto in conformità della legge del suo essere. Perciò Aristotele definisce la n. «il principio primo per sé intrinseco di moto e quiete» (*ibid.*, 192 b 20-22).
Nella nozione di n. Aristotele vuol conciliare e superare l'opposizione fra la concezione dei presocratici che non ammettevano che la materialità degli esseri, e la concezione platonica che poneva nelle idee le leggi degli esseri e nell'anima il principio del movimento dei corpi. Perciò egli dichiara che la n. si applica alla materia, non però la materia indeterminata e vuota, ma quella «immediata che serve di soggetto a ognuno degli esseri che hanno in sé il principio del moto e della mutazione» (*ibid.*, 193 a 28). Tuttavia in senso proprio n. è la forma e il tipo (*μορφή καί είδος*) degli esseri che hanno in sé stessi il principio del cambiamento, la forma che non è separabile (dalla materia) se non concettualmente (*κατά λόγον*: *ibid.*, 193 b 2). Nel suo senso fenomenologico immediato la n. era la nascita, Empedocle (v.), opposta alla morte (fr. B, 8: Diels-Kranz, *Die Fragmente der Vorsokr.*, 5a ed., I, Berlino 1937, p. 312); ma Aristotele, che cita altrove il testo di Empedocle (*Met.*, V, 4, 1015 a sgg.), ne ha fissato il significato metafisico dentro l'àmbito del divinire (contro Platone) ma al di là dei puri fenomeni (contro la concezione dei sofisti). Quindi n. è l'essenza (*οὐσία*) intesa come il tutto che esiste e opera (*δῆμα καί ἔπασα οὔσα*: *De Coelo I*, 2, 268 b 11). S. Tommaso completa quest'ultimo significato derivato, che nell'uso ordinario è il principale, con il richiamo a Boezio che ha raccolto il processo aristotelico fisico-metafisico in una definizione logico-metafisica: «Natura est unamquamque rem informans specifica differentia» (*De duabus naturis*, cap. 1: PL 64, 1342; cf. *Sum. Theol.*, 3a, q. 2, a. 1). Preso in questo rigore il concetto di n. entra nella teologia cattolica per determinare i rapporti in Dio fra le tre Divine Persone e l'unica identica n. divina, e in Gesù Cristo fra la Persona del Verbo che sussiste in due n., la divina e l'umana assunta con l'Incarnazione: la netta distinzione delle due n., comporta la distinzione delle rispettive operazioni e costituisce perciò il fondamento del merito e quindi della nostra redenzione (*ibid.*, q. 9, aa. 1-4).
S. Tommaso distingue anche una n. universale (che può esser Dio o qualche altro principio che muove il divinire degli esseri), che alcuni chiamano *n. naturans*, e una n. particolare (cf. Averroë, *In De coelo I*, 2, che ha n. *naturata*): terminologia che avrà fortuna con Spinoza (*Ethica*, parte 1a, prop. XXIX, *scholion*).
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