NEOCRITICISMO - Termine con il quale si sogliono designare le correnti filosofiche che riprendono e sviluppano i motivi della filosofia kantiana (v. CRITICISMO; KANT); si considera perciò equivale a lente a neokantismo. Il n. costituisce un vasto e complesso movimento diffusosi, nel sec. XIX, soprattutto in Germania, Francia e Italia. Presenta dovunque il carattere di reazione all'idealismo post-kantiano e tende a superare il materialismo positivistico, sebbene per lo più l'assunto dei neokantiani consista nel tentativo di conciliare l'istanza criticistica con i presupposti del positivismo.
In Germania il n. propriamente detto ha inizio intorno al 1860; se ne possono considerare precursori J. Fries (v.) e F. Benecke. Nella seconda metà del secolo si determina un nuovo fervore di studi storici e filosofici, che contribuisce a diffondere le opere di Kant e ad approfondire la conoscenza. Importanti soprattutto K. Fischer (1824-1907) e O. Liebmann (1840-1912; Kant und die Epigonen, Stoccarda 1864), che diede l'impulso decisivo al movimento neocriticistico. Si sogliono distinguere nel n. tedesco sette indirizzi fondamentali. Il primo è detto n. fisiologico, in quanto le forme a priori vengono ridotte a semplici condizioni fisiologiche della conoscenza. Il fisico H. V. Helmholtz (1821-94) ritiene che le rappresentazioni siano segni o simboli, i quali non provano l'esistenza degli oggetti esteriori, mentre F. A. Lange (v.), opponendosi al materialismo nel considerare, sulle orme kantiane, la materia come semplice rappresentazione, esclude, d'altra parte, qualsiasi possibilità di deduzione trascendentale, riducendo sia le forme della sensibilità sia le categorie a forma dell'organizzazione psicofisica. Il secondo indirizzo, detto n. metafisico, raccoglie direttamente l'impulso dato al movimento dall'opera di O. Liebmann; in esso si suole includere il pensiero di E. Zeller (v.), uno dei massimi fautori del ritorno a Kant, e di J. VOLKELT, JOHANNES (v.). Pur su basi empiristiche e relativistiche, essi sostengono la possibilità di una metafisica critica. Alla completa esclusione di qualsiasi ricerca metafisica tende invece il n. realistico, che ha il suo massimo esponente in A. RIEHL, ALOIS (v.), il quale sostiene con rigore la riduzione della filosofia a teoria scientifica della conoscenza; accetta la cosa in sé e l'apriorismo kantiano, attribuendo a quest'ultimo un valore sociale. Verso la fine del sec. XIX una fase del n. è Marburgo (v.), fondata da H. Cohen (v.), con indirizzo logistico-metodologico. Per il Cohen è compito della filosofia è di mettere in luce le strutture logiche della conoscenza, che è essenzialmente scienza matematica della natura; l'intuizione è assimilata al pensiero concettuale, che si identifica con il proprio contenuto. Estetica, morale e religione rientrano nel dominio della conoscenza concettuale. Anche P. NATORP, PAUL (v.) è fautore di un intellettualismo logico, d'intonazione platonica; accentua l'unità di pensiero e di essere, intesa come costruzione dell'essere da parte del pensiero; la matematica è l'esempio di un processo conoscitivo, costruttivo, che può estendersi a un campo indefinitamente più vasto. Alla Scuola di Marburgo appartiene indottrine M. E. Cassirer (1874-1943), che si occupa del problema della conoscenza soprattutto dal punto di vista storico. Parallelamente al n. metodologico, si sviluppa il n. assiologico, proprio della scuola fondata da W. WINDELBAND, WILHELM (v.) detta della Germania sud-occidentale o del Baden. Dall'etica kantiana il Windelband assume il concetto di «dovere», unificando in esso tutte le branche della speculazione filosofica. Anche il pensiero sottostà a un dover essere, che costituisce il criterio di verità; la filosofia non crea, ma deve discernere i valori, propri della coscienza normale, che costituiscono la cultura umana. M. H. RICKERT, HEINRICH (v.), discepolo del Windelband, sviluppa le teorie del maestro nel senso di un idealismo trascendentale; distingue le scienze naturali dalle scienze culturali, aventi come oggetto il singolo, nei suoi rapporti con il valore, il quale, nella sua priorità logica, trascende ad un tempo il soggetto e l'oggetto. Analogamente H. Münsterberg (1863-1916) contrappone alla verità obiettivata della scienza un sistema di valori indipendenti dalla temporalità. Il n. in questa forma non può dar luogo ad alcuna deduzione delle categorie. Ciò appare evidente nell'opera di M. B. Bauch (n. nel 1877), per il quale il sistema delle categorie, ossia, secondo la sua concezione, delle leggi naturali, è passibile di continuo accrescimento
Neoclassicismo - Arco della Pace di L. Cagnola con completamenti di Peverelli e Moglia, inaugurato nel 1838 - Milano, dell'età barocca che è tipico in molti ambienti della cultura e dell'arte europea fin dalla prima metà del Settecento. Esso segue in ordine di tempo le approssimazion
e si integra con il sistema dei valori di cultura. Fra gli allievi di W. Windelband va inoltre ricordato E. Lask (1875-1915); fra gli allievi di M. H. Rickert, W. Metzger (1879-1910). Si può considerare incluso nel movimento neocriticistico anche il relativismo di G. SIMMEL, GEORG (v.), che traspone la dottrina dell'a priori kantiano nel campo della storia, della sociologia, della psicologia sociale, dell'etica. Un'ultima corrente, che attinge i suoi motivi fondamentali alla dottrina del Fries, interpreta il criticismo in senso psicologico; ne sono rappresentanti H. Cornelius (n. nel 1863) e soprattutto L. Nelson (1882-1927).
In Francia il massimo esponente del n. è Ch. RENOUVIER, CHARLES (v.); egli riprende i fondamenti del kantismo, per trasformarli in un radicale fenomenismo; respinge decisamente la cose in sé, intendendo la rappresentazione come relazione fra soggetto e oggetto, tale che questi sono solo nella e per la relazione. Le categorie, delle quali il Renouvier rinnova l'elenco, non appartengono né al soggetto soltanto, né al solo oggetto, ma sono modi della rappresentazione stessa; la serie delle rappresentazioni costituenti l'universo è finita; l'infinito riguarda soltanto il possibile, non il vero. In questo senso si risolvono le antinomie kantiane; il Renouvier ne accetta soltanto le tesi, respingendo le antitesi come illusorie; il mondo è discontinuo e in esso è concepibile una libera causalità. La libertà, fondamento indispensabile dell'azione morale, porta l'uomo a optare per il riconoscimento della contingenza universale, poiché anche il giudizio ha il carattere di un atto di volontà. Fra i discepoli del Renouvier sono da annoverare V. Brochard (1884-1907), G. Milhaud (1858-1918), il quale accentua la distinzione fra la certezza logica, necessariamente limitata e relativa, e la certezza intuitiva, che non rifugge dalla contraddizione ed è alla base di ogni conoscenza, O. Hamelin (v.), che ricostruisce la tavola delle categorie su basi razionali, secondo lo schema della dialettica hegeliana.
Anche in Italia il n. risponde all'intento di accordare la fiducia nelle scienze positive con l'esigenza di salvaguardare il mondo dei valori spirituali e culturali. Preoccupato dal movimento è considerato A. Testa (1784-1860), che si adoperò a far conoscere in Italia il pensiero kantiano, contrapponendolo alle correnti allora vigenti. Ma soltanto nella seconda metà del sec. XIX divennero numerosi gli studiosi italiani che, venendo in contatto con i rappresentanti del n. tedesco, si dedicarono a diffondere e ad approfondire la conoscenza di Kant. Fra essi C. ANTONIA (v.) diede un'ampia esposizione della filosofia kantiana (E. Kant, 3 voll., Milano 1879-84), fra le più complete opere sull'argomento. Il Cantoni vede nel criticismo, che egli sviluppa in senso realistico, la possibilità di collegare strettamente la filosofia con le scienze e con tutte le sfere della spiritualità umana. F. ASCI (v.), considerato il massimo rappresentante del n. italiano, accentua invece il valore soggettivo dell'a priori, che tuttavia rimane pienamente valido per la realtà oggettiva, in quanto materia e spirito costituiscono un'unica sostanza psico-fisica, che si evolve nel senso di un progressivo potenziamento dello spirito. Appartengono inoltre al n. italiano: F. Tocco (v.), A. Chiappelli (v.), G. BARZELLOTTI, GIACOMO (v.), S. Turbiglio (1842-1901), G. Zuccante (v.), A. Faggi (n. nel 1868), L. Credaro (1860-1939), F. De Sarlo (v.), P. MARTINETTI, PIERO (v.).
Per vari secoli i n. furono numerosi, come appare dalle iscrizioni funerarie, dai Padri, dalla storia: la severità disciplinare e un'osservanza prudenza di fronte ai gravi doveri cristiani facevano ritardare il Battesimo, nonostante l'opera della Chiesa, non solo a molti pagani, ma anche ai catecumeni. Comunque, si ebbero per loro sempre cure particolari, p. es., il rito battesimale solenne nelle viglie di Pasqua e Pentecoste, con l'invitatio o sermo del vescovo, la traditio legis Christianae, la tunica alba per tutta l'ottava, l'osculum pacis, la Cresima e l'Eucarista. Del celebre Vittorino dice Agostino (Confess., 1, 8, n. 2): «Senex non rubuit esse puer Christi et infans fontis Dei».
S. Paolo (loc. cit.) prescriveva che il n. non fosse ordinato vescovo per il pericolo di perventimento in persona non sufficientemente istruita e formata. La pace costantiniana (313) portò a inserire alcuni n. fra il clero; vi ebbe parte pure l'ambizione latente di qualche n. o il desiderio del popolo d'aver per vescovo qualche celebre convertito. L'abuso fu condannato dal I Concilio di Nicea (325) e da altri, estendendo la proibizione anche al presbiterato e più tardi alla tonsura, creando allo scopo un impedimento, o, secondo altri, un'irregolarità. Le ragioni, oltre quella addotta da s. Paolo, sono esposte da s. Girolamo (Ad Oceanum: PL 22, 663), Gregorio Nazianzeno (In laudem s. Athanasii: PG 35, 1090 sgg.), Gregorio Magno (loc. cit.) e riepilogate da Graziano (loc. cit.).
Si ebbero eccezioni, come nei casi di Ambrogio, Nettario di Costantinopoli, Agostino; ma furono sempre vagliate con severità. Dopo Graziano non si ebbe innovazione alcuna; il CIC (can. 987 n. 69) conferma la disciplina precedente, considerando il n. semplicemente impedito, non irregolare, e rimandando la soluzione del tempo necessario, perché cessi l'impedimento, al vescovo. Nei riguardi dei n. si hanno Privilegio paolino (v.).
Sisino da Romallo
