SIMMEL, GEORG. - Filosofo, n. il 1° marzo 1858 a Berlino, m. il 26 sett. 1918 a Strasburgo. Fu professore nelle Università di queste due città.
Nei suoi scritti più significativi (Die Probleme der Geschichtsphilos., Lipsia 1802; 5ª ed. 1923; Einleitung in die Moralwissenschaft, 2 voll., Berlino 1892-93; 3ª ed., Stoccarda 1911; Hauptprobleme der Philos., Lipsia 1910; 7ª ed., 1949, trad. it., Firenze 1922; Der Krieg und die geistigen Entscheidungen, Monaco 1917; Der Konflikt der modernen Kultur, ivi 1918, 2ª ed. 1921), Kant (v.), il S. espone la sua filosofia, che si svolge su due piani paralleli e quasi opposti; quello dei « valori » (nel senso della « filosofia dei valori » del Windelband [v.] e del Rickert [v.]), eterni e indipendenti dal loro empirico manifestarsi e l'altro della « vita » e della storia, dove tutto è relativo. I due piani non s'incontrano e restano giustapposti; manca la sintesi di « valore » e di « vita », di « assoluto » e di « storico ». È, in fondo, il problema o l'antinomia, che caratterizza quasi tutto lo DILTHEY, WILHELM (v.) credette risolvere con la teoria delle Grundformen. Il S., da parte sua, propende relativismo (v.) con la dottrina dei « tipi », che vorrebbe conciliare oggettività e soggettività: il « tipo » è universale e personale insieme. La filosofia riflette i « tipi » dello spirito umano in determinate circostanze; ogni sistema filosofico è « un punto di vista » parziale, che esprime la personalità del filosofo, è una « reazione individuale » di fronte alla totalità dell'essere.
Nei suoi lavori storici (su Schopenhauer, Nietzsche, ecc.) il S. mira a caratterizzare i tipi della filosofia o le reazioni personali, che tradiscono la insopprimibile esigenza umana di « raggiungere l'unità ». Non esistono, dunque, verità assolute: la vita crea la verità in cui si esprime e la vita stessa la distrugge. Non vi sono categorie immutabili, ma sempre nuove categorie possono essere create attraverso il divenire storico.