CRITICISMO. - In senso generale dicesi c. ogni sistema o indirizzo filosofico che pone, prima di costruire conoscenza (v.), il problema stesso del valore del conoscere, delle sue possibilità, delle sue condizioni, dei suoi limiti. Come tale si oppone sia al dogmatismo, per cui il valore della conoscenza è un presupposto, sia allo scetticismo, che nega in generale la possibilità di una conoscenza certa. In senso ristretto e più proprio, c. è
la impostazione e soluzione che al problema della conoscenza, e quindi della metafisica, hanno dato Kant e i sistemi posteriori direttamente derivati dal kantismo. In rapporto a questo significato si intende talora per c. ogni sistema filosofico che sbocca in una soluzione soggettivistica o idealistica del problema della conoscenza; o ancora, più genericamente, ogni indirizzo che dopo Kant concede alla critica della conoscenza un posto preponderante e totalitario nella costruzione della filosofia.
Le linee fondamentali del c. kantiano, risultato storico della confluenza di due correnti antagoniste, empirismo di Hume e razionalismo di Wolff, convergono sul problema essenziale posto a principio della Critica della ragion pura: come è possibile la conoscenza scientifica, o, in altra forma, come sono possibili i giudizi sintetici a priori, tali cioè in cui il predicato esprime un'addizione al soggetto e che nello stesso tempo siano universali e necessari. Mentre, riflette Kant, le matematico e la fisica si sono da gran tempo avviate per la via sicura della scienza, la metafisica, come appare dalle sue infinite lotte interne, non ha ancora avuto questa fortuna. Occorre dunque che la ragione riprenda a esaminare se stessa, e veda se forse l'insuccesso di tutti i tentativi per costruire la metafisica non dipenda da un errore radicale di metodo. Infatti, afferma Kant, l'errore di metodo esiste: fisica e matematica progrediscono perché da lungo tempo hanno operato una rivoluzione in rapporto alle parti che nella conoscenza competono al soggetto e all'oggetto; in quanto nell'una e nell'altra la ragione non muove più alla pura ricerca di un oggetto in sé cui conformarsi, ma procede avanti con le sue costruzioni e con i suoi principi ordinando scientificamente la natura. Una simile inversione va forse operata nella metafisica, supponendo che non sia la nostra conoscenza concettuale a modellarsi sugli oggetti, bensì gli oggetti abbiano a regolarsi sulla nostra conoscenza. Si pone allora la necessità di una critica della ragion pura che muova ad un'analisi completa della ragione nella sua struttura a priori, per scoprirvi tutti gli elementi, le leggi, le funzioni che sono in essa anteriori ad ogni esperienza, come condizioni del sapere scientifico e della stessa esperienza in generale (Critica della ragion pura, trad. II. di G. Gentile, 2ª ed., Bari 1940, p. 15 sgg.). Kant compie questa ricerca nella estetica, analitica e dialettica trascendentali, che stabiliscono rispettivamente le forme a priori della sensibilità (intuizioni), dell'intelletto (concetti), della ragione (idee). Il risultato è la concezione nuova della conoscenza come attività sintetica a priori, per cui cioè il conoscere non è più semplice apprendere o ricevere un dato che stia di fronte al soggetto, ma anzi gli oggetti della conoscenza si costruiscono in seno allo stesso soggetto, secondo gli elementi formali provenienti dalla sua struttura trascendentale, applicati alla materia offerta dalla realtà. La soluzione della Critica risolve anche il problema della scienza: matematica e fisica sono possibili come scienze perché i concetti dell'intelletto, elementi formali della sintesi a priori e quindi dei giudizi universali di cui risultano queste due scienze, hanno un proprio campo oggettivo e universale di applicazione, ossia anzitutto le forme pure della sensibilità (matematica pura e fisica pura), e poi i fenomeni o rappresentazioni sensibili dateci secondo quelle forme nell'esperienza (fisica empirica). La metafisica invece come scienza resta al di là delle possibilità della conoscenza umana, perché le idee della ragione (il Mondo, l'Io, Dio), di cui dovrebbe occuparsi la metafisica, vertono su oggetti (le cose in sé, il nemmeno), che non sono dati né possono mai essere dati nell'esperienza, e di cui quindi è impossibile ogni scienza: l'Io, il Mondo, Dio, come oggetti di una possibile metafisica, sono una volta per sempre sottratti al dominio della ragione teorica, che non può pronunciarsi né in favore né contro di essi. Il risultato finale della critica kantiana, partita da una posizione inesatta e artificiosa del problema, si esprime dunque in un radicale relativismo, cui unica oggettività è il valore universalmente per ogni esperienza umana; e in un agnosticismo metafisico, il quale però in realtà si autonga nella stessa critica kantiana, che è a suo modo una metafisica della conoscenza.
Il c. post-kantiano assume forme e direzioni molteplici, secondo i principi e i metodi che comandano la soluzione del problema della conoscenza, e le varie sistematizzazioni filosofiche nate sul tronco della critica kantiana. Accanto all'idealismo nelle sue varie espressioni, che può ben ritenersi una forma di c. assoluto per la parte totalitaria che vi assume la critica, trasformandosi in logica o metafisica del Soggetto trascendentale, il neo-c. piegherà verso lo psicologismo in G. F. Fries, F. E. Benecke; assumerà una tendenza fisiologica nell'istauratore del neo-kantismo germanico, Lange e in Helmholtz; metafisica in O. Liebmann, realistica in L. Riehl, empiristica in R. Avenarius, logistica in H. Cohen; si svolgerà nella teoria dei valori con G. Windelband, E. Rickert; e infine si accentuerà in risoluto volontarismo con C. Renouvier, che tenterà superare mediante l'atto libero di fede il soggettivismo fenomenico della ragione teoretica, il quale resta quasi la comune eredità trasmessa al c. da Kant. Recentemente in Italia il neo-c. è stato sviluppato, oltre che nell'ontologismo di P. Carabellese, da F. Masci, e, in relazione ai problemi pedagogici, da M. Maresca. V. CONOSCENZA; KANT.