CREAZIONISMO

CREAZIONISMO. - Può indicare il sistema fi-
losofico che afferma creazione (v.); oppure, in opposizione a « evoluzio-
nismo », la dottrina che ritiene le varie specie biolo-
giche create immediatamente da Dio (v. EVOLUZIONI-
SMO CULTURALE); o, infine, nella questione dell'origine
dell'anima umana, la dottrina, opposta al « generazio-
nismo » e al « traducianismo », della creazione da parte
di Dio delle singole anime al momento della loro
informazione del corpo. Qui si intende il c. in
quest'ultimo senso.

Tertulliano (De anima, 19 e 27) pensò che l'anima
fosse generata dai genitori allo stesso modo del corpo,
per mezzo del seme materiale. S. Agostino riprovò questa
spiegazione (« quo perversius quid dici potest ? »: Epist.,
190, n. 14: PL 33, 861), ma non sardi mai escludere un
generazionismo spirituale, secondo cui in modo miste-
rioso e immateriale l'anima del fanciullo deriverebbe
dall'anima dei genitori, così come una fiamma si accende
ad un'altra fiamma, senza dividerla. Non si nascon-
deva le difficoltà di questa ipotesi (loc. cit., n. 15: PL 33,
862); anzi avrebbe preferito che l'opinione della crea-
zione immediata, quale era difesa da s. Girolamo, fosse
stata sciolta da ogni obiezione: « optarem ut haec senten-
tia vera esset » (Epist., 166, cap. 8, n. 26: PL 33, 731-32);
ma non vedeva rimosso nel c. il pericolo di rendere impos-
sibile la trasmissione del peccato originale, e preferì lasciare
aperta la questione. L'incertezza di s. Agostino permane in

s. Gregorio Magno (Epist. ad Secundinum, VII, 53) e in s. Isi-
doro (De officiis ecclesiasticis, I, 2, cap. 23); ricompare nel
sec. XVIII con il card. E. Noris (Vindiciae Augustinianae,
Bruxelles 1675, cap. 4, 3, col. 691), c. nel sec. XIX, in E. Klee
(Kathol. Dogmatik, II, Magonza 1835, p. 234) e G. Ubaghs
(Anthropologia, Lovanio 1834); mentre G. Froschammer e
G. Hermes ritennero che i genitori producono per creazione
l'anima dei figli. È nota la posizione di A. Rosmini secondo
cui i parenti generano, con il corpo, l'anima sensitiva,
la quale diventa poi intellettiva per l'illuminazione comu-
nicatale da Dio (Antropologia soprannaturale, III, cap. 8,
§ 3; cf. Denz-U, 1910-11).

Nondimeno il c. deve ritenersi ormai parte certa
della dottrina cattolica e insegnata dal magistero ordi-
nario. S. Tommaso la diceva già dichiarata dalla Chiesa
(In epist. ad Rom., cap. 14, lect. 3); sebbene non sia fa-
cile trovare prima di lui un documento che escluda chia-
ramente il generazionismo spirituale. Fra i Padri molti in-
segnarono il c.: Giovanni Crisostomo, Gregorio Nazian-
zeno, Cirillo Alessandrino, Girolamo, Lattanasio, ecc. E,
prescindendo dalla Rivelazione, il c. è anche l'unica dot-
trina che soddisfi le esigenze della ragione (v. ANIMA).
La difficoltà che impedì l'adesione di s. Agostino viene
sufficientemente risolta osservando che il peccato ori-
ginale, peccato di natura, si trasmette con la natura, la
quale non è costituita dall'anima sola, ma anche dal
corpo, derivante da Adamo attraverso le generazioni
umane. L'anima creata nel corpo subisce la condizione
di quella natura che viene a completare.

BIBL.: Sum. Theol., 1°, q. 118. (cf. q. 90 i luoghi paral- leli, ed i commentatori). Tra i più recenti, D. Palmieri, Tractatus de creatione et de praecipuis creaturis, Prato 1910, th. 30 e 31; L. Janssens, Sum. theol., VII, De hominis natura, Roma 1918; Bl. Be- raza, Tractatus de Deo creante, Bilbao 1921; C. Boyer, Tractatus de Deo creante et elevante, 4° ed., Roma 1948, Carlo Boyer
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“CREAZIONISMO.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), p. 488. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/creazionismo.